AssoArtisti: la “falsa ripartenza” della cultura e dello spettacolo

di STEFANIA MEZZINA

SAN BENEDETTO – “Sembrerebbe che ora, più che mai, quasi a nessuno interessi chi lavora e sostiene la propria famiglia con la cultura e lo spettacolo”: è il pensiero di Elio Giobbi, coordinatore nazionale AssoArtisti-Confesercenti, associazione di rappresentanza nei settori musica, spettacolo, cinema, teatro, danza, arti visive, il quale ha partecipato attivamente fin dal lockdown ai tanti “tavoli” del Forum Arte e Spettacolo, di cui fanno parte altre 50 sigle nazionali di categoria per gli artisti. Nella giornata del 13 ottobre il Forum ha scritto al MiBACT, al Ministero Del Lavoro e delle Politiche Sociali, ai Ministeri Economia e Finanza, Sviluppo Economico e della Salute, per denunciare la “falsa ripartenza” dello spettacolo dal vivo.

“Abbiamo proposto urgenti misure concrete per dare un pò di ossigeno al nostro settore arte cultura spettacolo, in questi drammatici mesi; quasi tutti i settori hanno riaperto a maggio e giugno, mentre per noi è stata solo una falsa ripartenza, con il 90% degli eventi estivi, normalmente programmati, che sono andati irrimediabilmente perduti, con la quasi totalità dei lavoratori del settore dello spettacolo che ha perso il lavoro e numerose imprese del comparto che hanno chiuso, – afferma con amarezza Elio Giobbi – serve un’urgente presa di coscienza, supportata da azioni concrete e immediate, da parte delle istituzioni, affinché questo processo devastante venga bloccato. Sono quindi immediatamente necessari ulteriori ammortizzatori per i lavoratori e nuove forme di sostegno e incentivo per tutta la filiera, riparametrata in base a tutto il lavoro fatto nel 2019. Una particolare attenzione anche al piano di investimenti previsti dal Next Generation EU (cosiddetto “recovery fund”): abbiamo chiesto insieme al Forum Arte Spettacolo che venga aperto un capitolo specifico per il nostro settore e di essere coinvolti ai tavoli di discussione”.

Riguardo la sicurezza e il rispetto delle norme anti-covid, AssoArtisti Giobbi precisa: nel corso dell’estate il settore ha dimostrato, anche grazie alla storica attenzione alla sicurezza, di essere in grado di gestire in modo sicuro i protocolli richiesti: c’è stato infatti, come dichiara anche l’AGIS, una sola persona contagiata su 350.000 spettatori. Per dare un po’ di ossigeno, si è chiesto la ridefinizione dei limiti delle capienze, con una normativa nazionale, in base alla dimensione e alle caratteristiche dei luoghi, oggi ancora ferme alle 200 presenze al chiuso e 1000 all’aperto”.

Il Forum ha chiesto per lavoratori ed imprese dello spettacolo:

– Attuazione di misure di defiscalizzazione e di decontribuzione a tutte le imprese del settore spettacolo ed eventi, profit e non profit, fino al ripristino delle condizioni pre-Covid, Estensione dell’aliquota 10% per gli elementi della filiera dello spettacolo ed eventi, dell’aliquota al 4% per prodotti video-fonografici, prodotti culturali destinati al pubblico come già previsto per il mondo dell’editoria e corsi di formazione alla musica e alle arti.

Inoltre, Iva pari a zero per i soggetti per cui non è prevista la detrazione, nuovi bandi Extra FUS per tutta la filiera dello spettacolo e degli eventi, estensione di tutti gli ammortizzatori sociali, della Naspi per i lavoratori autonomi a gestione exEnpals e per gli intermittenti anche in costanza di rapporto lavorativo e proroga degli assegni agli intermittenti e autonomi, riconoscimento di contributi previdenziali per ogni mese di fermo lavorativo parametrati ad una media dei quattro anni precedenti e di contributi reali per le prestazioni non svolte.

E ancora, innalzamento del tetto limite di spesa e aumento della soglia per il credito d’imposta (Tax Credit e Art Bonus) di almeno il 30% rispetto all’attuale, azzeramento, fino al ripristino delle normali attività dei canoni di affitto in spazi comunali, delle tariffe di conduzione spazi (utenze, rifiuti, altro) e dei costi per le pratiche autorizzative.

Provvedimenti urgenti che sono condizioni indispensabili perché il comparto dello spettacolo dal vivo possa respirare e possa attuare quella ripartenza, che sarà però sempre in regime di emergenza, finché quella sanitaria non sarà definitivamente superata.

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