“A Sinistra per il Comune, unica alternativa a quattro liste di destra”. Il programma del candidato sindaco Luca Spadoni

SAN BENEDETTO – “Ci poniamo come unica e reale alternativa a quattro liste di destra”. Non usa le mezze misure Luca Spadoni (al centro nella foto di repertorio), candidato sindaco per A Sinistra per il Comune.  “Abbiamo –spiega- il Partito della Nazione di Perazzoli la cui appendice di Rifondazione non ne cambia il volto. E quindi non ci riconosciamo in questa alleanza”. Una lista giovane, piena di donne ma anche con elementi di provata affidabilità politica come Giorgio Mancini, Pino Laversa e Settimio Capriotti.

Per quanto riguarda il programma elettorale, Luca Spadoni ha già fissato alcuni punti ben precisi. “Per quanto riguarda l’urbanistica –dice-  San Benedetto ha problemi di sostenibilità con le aree verdi che debbono restare intatte. Siamo contrari al progetto dell’ area Brancadoro, una cementificazione della zona mascherata da Cittadella dello Sport. Sulla mobilità siamo contrari alla bretella collinare, un’idea ormai superata. Vogliamo mettere a sistema tutti gli strumenti possibili a partire dalle Ztl fino ad arrivare alle piste ciclabili. Altro nostro obiettivo è quello della chiusura della corsia est del lungomare, con veicoli pubblici elettrici da utilizzare per raggiungere il centro della città. Proponiamo anche l’ abbonamento gratuito sugli autobus per i residenti. Inoltre vogliamo anche spostare il mercato infrasettimanale verso sud, liberando piazza San Giovanni Battista. Questa ridistribuzione è possibile perché i posti per le bancarelle ci sono”.

Altro obiettivo di Sinistra in Comune è la città equa e solidale. “E’ possibile –è sempre Luca Spadoni che parla- ragionare su un reddito unico comunale. Una iniziativa in atto a Napoli e Livorno, una forma di sostegno per chi esce dl mondo del lavoro per accompagnarlo nel suo reinserimento. Sul fronte della partecipazione popolare volgiamo inserire nello statuto comunale il referendum abrogativo e quello breve per questioni limitate a livello territoriale. Insomma –conclude- ragioniamo su una San Benedetto diversa ed aperta al futuro”.

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