50 anni di rianimazione ospedaliera al Torrette di Ancona

ANCONA – La Rianimazione Ospedaliera ha celebrato i suoi primi cinquant’anni ad Ancona presso l’Auditorium Totti degli Ospedali Riuniti. “Cinquant’anni di Rianimazione Ospedaliera: ieri, oggi, domani” è il titolo del congresso che,venerdì 4 ottobre, ha ripercorso le tappe fondamentali della storia della rianimazione e dei trapianti d’organo.

Particolare attenzione è stata rivolta alle tematiche riguardanti i nuovi modelli organizzativi sia in ambito perioperatorio sia in quello dell’emergenza. I relatori si sono soffermati anche sul ruolo delle professioni sanitarie, sulla comunicazione in area critica, sulla formazione in ambito specialistico e sulla collaborazione delle reti ospedaliere.

L’ introduzione è stata curata dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti Ancona Michele Caporossi che ha salutato e ringraziato, per la loro presenza, i medici che hanno reso possibile una rianimazione all’avanguardia già ai suoi albori e quelli che oggi fanno parte di questa eccellenza regionale.

“Nel 1969 fu fatta una legge – ha poi proseguito Caporossi- con la quale si istituivano le rianimazioni nei grandi ospedali. Ad Ancona quella dell’Umberto I fu la prima. Da 50 anni a questa parte sono migliaia le vite salvate dalla rianimazione. Oggi la rianimazione non è più quel luogo chiuso dove i parenti piangevano dai vetri guardando da lontano il loro caro che soffriva. Già abbiamo al Salesi per i bambini una rianimazione aperta, qui al Torrette la rianimazione aperta è questione di mesi perché necessita di un’ organizzazione per quanto riguarda la sicurezza.

C’è sempre di più una risposta specifica per l’alta specializzazione, la rianimazione è anche cardiorianimazione, è neurorianimazione, è rianimazione per i trapianti, è una galassia di sottoinsiemi che devono essere organizzati. La cosa più importante sono gli operatori, è la scuola perché dalla scuola e dalle squadre vengono fuori i risultati. Non può esserci un sistema di rianimazioni piccole sparse su tutto il territorio che non fanno il loro dovere.

Per forza di cose questo, come tanti altri settori dell’alta specializzazione, deve essere concentrato in un solo punto perché è dall’esperienza che nasce l’efficacia pratica. Le scelte della regione Marche in questo senso sono scelte giuste, quelle di concentrare e di investire su di noi.

Siamo in un momento importante perché abbiamo al nostro attivo anche investimenti già riconosciuti oltre che una scuola grande, quella che viene da lontano e che affronta il futuro sotto i migliori auspici.”

Direttori scientifici dell’evento, la dottoressa Elisabetta Cerutti Direttore SOD Anestesia e Rianimazione dei Trapianti e Chirurgia Maggiore Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona e il dottor Aldo Salvi Direttore UOC Medicina Interna e d’Urgenza e Pronto Soccorso Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona.

“Quella che oggi è una struttura di altissimo livello – ha detto la dottoressa Cerutti parlando della rianimazione nel suo complesso – vuole ulteriormente svilupparsi non solo nelle metodiche e nell’avanguardia tecnologica ma anche nell’accoglienza. La nostra specializzazione – ha proseguito – ci mette a stretto contatto con le persone in uno dei momenti più delicati e drammatici della loro vita. Veniamo a conoscenza delle loro storie, come nel caso di Habibi Shafi, un giovane migrante che nel tentativo di entrare nel nostro paese aggrappato ad un tir nel porto di Ancona ne è rimasto schiacciato.

Il giovane che è giunto in condizioni disperate all’Ospedale di Torrette ha cessato di vivere poche ore dopo che era stato preso in carico proprio dalla rianimazione. Quel tragico evento è rimasto scolpito nella mia memoria e in quella di tutto il personale per l’assurdità della causa della morte e per l’estrema solitudine in cui questa morte è avvenuta.”

A sottolineare lo stretto dialogo tra la Rianimazione e il Pronto Soccorso è stato il dottor Salvi. “Spesso l’anestesista rianimatore – ha dichiarato – inizia la sua opera proprio in pronto soccorso.”

Il dottor Duilio Testasecca, già primario Divisione Anestesia e Rianimazione dell’Umberto I, ha ripercorso i cinquant’anni di storia della Rianimazione soffermandosi sulle tappe fondamentali e ha ricordato la figura del capostipite il professor Rossano scomparso nel 2008, luminare dell’anestesia e rianimazione italiana e ideatore e anticipatore di molte tecniche soprattutto nel campo delle anestesie periferiche e spinali.

Sono inoltre intervenuti fra gli altri il professor Saverio Cinti della Facolta’ di Medicina e Chirurgia e Sauro Longhi Rettore dell’Universita’ Politecnica delle Marche. Dell’importanza della scuola di specializzazione tra presente e futuro ha parlato il professor Abele Donati Direttore della Scuola di Specializzazione in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e Terapia del Dolore, la scuola in cui vengono formati tutti gli anestesisti rianimatori richiesti dagli ospedali della nostra regione.

Molto sentita la testimonianza di Mario Verratti, vice sindaco di Castel Frentano che ha voluto brevemente raccontare la sua storia di trapiantato e la sua esperienza all’Ospedale di Torrette di Ancona.

“Sono giovane e uno sportivo – ha detto – la rara patologia che ha colpito il mio fegato, colangite sclerosante primitiva, mi lasciava poche speranze di sopravvivenza. La percentuale era soltanto del 5%. Sono arrivato in questo ospedale in condizioni gravissime. Solo l’alta professionalità del Dottor Vivarelli e del suo staff prima e del personale della rianimazione poi, mi ha permesso di tornare a vivere con una qualità di vita ottimale. Poche settimane fa, a soli nove mesi dal trapianto di fegato, ho effettuato 70 km in bicicletta con un dislivello di 1000 metri. Oggi posso dichiarare che la sanità che merita il nostro Paese, la sanità che merita l’Italia è quella che ho vissuto io qui ad Ancona”.

 

 

 

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