San Benedetto: rimborsi per le spese oncologiche, la rabbia di pazienti ed amministratori

SAN BENEDETTO – La questione relativa ai rimborsi per le spese oncologiche determina la reazione da parte di amministratori locali e soprattutto dei pazienti. La rabbia e la delusione è sorta lo scorso 18 aprile quando la Regione Marche, con una nuova legge abrogava la precedente normativa in vigore (n. 30/1997) che garantiva i rimborsi per i malati oncologici.

Un ripensamento da parte della Regione c’è stato. Infatti, nella giornata di ieri 9 maggio, una delibera della giunta regionale ha stabilito che i rimborsi sono previsti all’interno delle Marche. Per chi è affetto da tumori rari, o chi si sta facendo curare fuori dalla nostra regione, accederà ai rimborsi, una volta appurata la gravità e la rarità della malattia da parte di una commissione medica.

“La legge regionale 30/1987 non andava abrogata, semmai rivista, corretta, adeguata ai tempi. Era un vanto per le Marche –scrive Ornella Vallesi, presidente dell’ associazione Bianco Airone in una lettera inviata al presidente della Regione Luca Ceriscioli- la gente dall’ Abruzzo si trasferiva da noi  per poterne usufruire. Ma oggi l’Abruzzo l’ha ottenuta ed a noi è stata tolta. Dott. Ceriscioli, la zona sud delle Marche, soprattutto, è stata da sempre dimenticata da tutti anche da chi l’ha preceduta. Abbiamo avuto l’hospice dopo 15 anni di lotte e dopo questi 15 anni di attesa sentiamo dire che il nostro hospice sarà gestito da privati?

Per non parlare poi di un ospedale, quello di San Benedetto che si sta spegnendo come una candela con primari efficienti che ci lasciamo sfuggire e che se ne vanno altrove. Ora ci togliete anche i rimborsi, una delle cose buone che avevamo. Ma cosa ci date in cambio? Ci date delle eccellenze? Ci date dottori in grado di fare diagnosi e cure adeguate? Ci date macchinari nuovi che non si blocchino ogni 15 giorni? Perchè di errori diagnostici abbiamo fatto il pieno”.

E poi l’invito al presidente della Regione Luca Ceriscioli. “Spero che lei voglia rivedere e ripensare, riflettere. Si tratta della vita e la vita è una sola. Polemizzare serve a poco. Siamo tutti stanchi di ingiustizie, di brutte notizie. Ci è stato tolto molto con la malattia. Ci è stata tolta la salute, il bene più prezioso che abbiamo. Non toglieteci la speranza. Rivedere o modificare i termini di legge, dopo solo qualche giorno, ci dimostra che un ripensamento c’è stato. Forse un po’ di umanità è venuta fuori, ma non ci basta. Ci è stata tolta la libertà di sceglierci il medico che ci aggrada, l’ospedale che ci dà sicurezze, l’eccellenza che ci manca. Ci è stata tolta la possibilità di acquistare un po’ di salute dove vogliamo”.

Ornella Vallesi chiude così la sua lettera. “Dopo 32 anni di libertà condizionata, si torna in carcere, a subire attese allucinanti, a subire errori impagabili, a morire come vuole una Regione che si preoccupa solo di evitare la mobilità passiva che forse non pareggia quella attiva. E tutto questo per una spesa di circa 300mila euro che poteva essere pescata altrove, forse tre le maglie di qualche progetto incompiuto o inutile. Presidente noi non facciamo parte di una consorteria di eruditi né di alcun partito politico. Non abbiamo una leva del potere. Noi siamo una grande famiglia di malati di tumore – conclude la presidente del Bianco Airone Onlus- forse con un pezzetto ancora di futuro a cui non vogliamo rinunciare”.

Sulla questione è intervenuta anche Emanuela Carboni assessore ai servizi sociali. “Ceriscioli non mi venisse a dire che abbiamo interpretato male – afferma l’amministratrice rivierasca- perché dal 19 aprile, giorno in cui è stata abrogata la legge 30/87 chi si è recato allo sportello di Via Romagna per chiedere il rimborso, si è sentito rispondere dai funzionari che non era più possibile. La Regione ora non ci offre più tutte le possibilità a disposizione, non abbiamo più libertà di scegliere. A San Benedetto non c’è radioterapia e chi deve sottoporsi a queste cure deve spostarsi a sue spese. Il passo indietro di ieri non ci sarebbe stato se non fosse stato per le nostre polemiche scatenate sui social. Fuori dalle Marche ci sono delle eccellenze migliori e ci hanno tolto il diritto di curarci. Ed oggi non si può più andare fuori regione. Bisogna curarsi per forza nelle Marche. Abbiamo bisogno di una sanità che si prenda cura dell’ammalato. Sono arrabbiata perché non capiscono lo stato d’animo di chi vive un tumore. Quei rimborsi erano una sorta di considerazione ed ora ci sentiamo abbandonati. Una istituzione dovrebbe mantenere l’umanità e la vicinanza verso questo tipo di situazioni”.

Sulla creazione di una commissione medica per la valutazione della rarità di un tumore interviene Paola Petrucci, consigliera di Parità della Provincia di ASscoli Piceno e della Regione Marche. “Il problema – dice- è che sorgeranno molte battaglie legali a seguito delle decisioni di questa commissione. Se non hai i soldi per curarti fuori e devi attenderne l’esito si potrebbe arrivare fuori tempo massimo per le cure. Ho chiesto tutto il materiale dalla Regione e vigilerò su questa situazione”.

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