Concorso di Poesia

Agostinelli M5S – “Affaire Longarini, dov’era la politica?”

Agostinelli (M5S) - "Registro tumori: a che punto siamo?"

Ricorso in Cassazione da Parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti contro la sentenza della Corte dei Conti di Roma dello scorso luglio a favore del costruttore marchigiano Edoardo Longarini ex presidente Ancona Calcio e attuale proprietario della Ternana.
Il centro del dibattito era la questione appalti che Longarini rivendicava e per cui era stato chiesto un indennizzo di 1,2 miliardi di euro, cifra che però “metterebbe in crisi l’intero Ministero causando perdite di lavoro per quarantamila posti e paralizzando l’implementazione di opere pubbliche” come scrive nel ricorso il Ministero retto da Maurizio Lupi.
Il deputato Donatella Agostinelli del Movimento Cinque Stelle Marche si fa una semplice domanda: mentre tutto l’affaire Longarini in questi decenni si svolgeva, dov’era la politica?

“Si apprende da fonti stampa che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha presentato ricorso in Cassazione “per la sospensione dell’efficacia esecutiva e dell’esecuzione della sentenza della Corte d’appello di Roma, nonché dei lodi arbitrali definitivo e non definitivo” in virtù dei quali lo Stato italiano è stato condannato al pagamento di oltre 1 MILIARDO e MEZZO di euro (tremila miliardi delle vecchie lire) in favore del costruttore marchigiano Longarini” – commenta la deputata – “Il 12 luglio del 2013 ho presentato alla Camera un’interpellanza urgente diretta al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti nonché più di una interrogazione, per far luce sulla vicenda, nel più totale silenzio delle altre forze politiche!
Con quegli atti di sindacato ispettivo ho inteso fare chiarezza in merito alla indecorosa vicenda
degli arbitrati miliardari concessi dai Ministri Di Pietro e Matteoli al Sig. Edoardo Longarini, l’ex concessionario dei piani di ricostruzione post bellica nei comuni di Ancona, Ariano Irpino e Macerata.
Per quelle concessioni agli inizi degli anni ‘90 il Sig. Longarini ed altissimi funzionari del Ministero dei Lavori pubblici vennero arrestati e, successivamente, condannati per reati gravissimi (corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato).
Quelle concessioni sono state annullate con decreto del Ministero dei lavori pubblici del 7 ottobre 1992. In seguito a quelle vicende ed allo scandalo che ne derivò, il Parlamento mise fine ai Piani di Ricostruzione con la legge 317/1993.
In seguito all’annullamento di quelle concessioni Longarini ha chiesto un indennizzo allo Stato Italiano ed il relativo contenzioso è stato devoluto a dei collegi arbitrali, in virtù di clausole compromissorie inserite nei disciplinari di concessione. Nel 1999 il Parlamento ha quindi introdotto una norma di interpretazione autentica della legge 317/1993 proprio per chiarire che la definizione contabile per i lotti di ricostruzione affidati con atti di concessione annullati con il decreto del Ministero dei lavori pubblici del 7 ottobre 1992, dovesse essere effettuata con riferimento alla data di cessazione dei lavori, cioè con riferimento allo stato di avanzamento dei lavori alla data di emanazione del decreto di annullamento e che nulla più era dovuto.
Quella norma, però – che avrebbe consentito allo Stato un notevole risparmio – è stata completamente dimenticata dai componenti dei collegi arbitrali che hanno dichiarato la soccombenza della Stato italiano riconoscendo a Longarini ben 1,5 miliardi di euro a titolo di indennizzo (Il Collegio arbitrale per le concessioni di Ariano Irpino e di Macerata ha condannato il Ministero a pagare oltre 250 milioni di euro, mentre quello di per la concessione di Ancona ha condannato lo Stato a pagare 1,2 miliardi di euro). Come è stato possibile? Perché la politica ha taciuto in tutti questi anni?
A suscitare vergogna sono anche quei 12 milioni di euro che i componenti del collegio di Ancona si sono AUTOLIQUIDATI; per non parlare del lauto compenso per i segretari (1,2 milioni di euro) e di quello per il CTU (620.000 euro).
Ebbene se anche la Cassazione dovesse confermare la condanna del Ministero dei Lavori pubblici all’esborso di cifre così ingenti in favore del “palazzinaro marchigiano”, come paventato nel ricorso dell’Avvocatura dello Stato, sarebbe serio il rischio di un vero e proprio default dell’intera macchina statale. Il tutto mentre l’Erario batte cassa chiedendo immani sacrifici ai comuni cittadini.”

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