Amandola – Riapre la Caccia al Cinghiale – Il saluto del Sindaco Marinangeli

Amandola - Proiettile vagante colpisce agricoltore

Domenica 19 ottobre riapre la caccia al cinghiale nelle province di Ascoli, Fermo e Macerata; Ancona e Pesaro dovranno attendere il primo novembre.

Nella provincia di Fermo ci sono tre settori: “A” a ridosso dei monti, “B” zona “cuscinetto” fino a Falerone; “C” fino alla costa, la cosiddetta zona di eradicazione dove la presenza del cinghiale è indesiderata per evitare danni alle colture intensive.

La chiusura è prevista, come da calendario Regionale, per il prossimo 18 gennaio.

All’interno del territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini è consentito il controllo numerico grazie ad 11 cacciatori (per il versante occidentale) opportunamente formati con corsi specifici secondo il piano di prelievo dell’ente.

Le tecniche di caccia al cinghiale, previste dalla Legge Regionale n. 7 del 1995 sono tre:

–     Braccata con squadre composte da un minimo di 16 ad un massimo di 80 cacciatori, a seconda dell’ampiezza della zona assegnata.

–       Girata con cani al guinzaglio, da 2 a 8 cacciatori.

–   Selezione con appostamento, 1 solo cacciatore, con calendario a sé, 18 maggio-31 gennaio.

 

Fatte le dovute premesse, a ridosso dell’apertura stagionale abbiamo incontrato il nuovo Sindaco di Amandola Adolfo Marinangeli, in passato già assessore alla caccia della provincia di Fermo.

Cosa si sente di dire per questa stagione venatoria?

Anzitutto vorrei augurare un in bocca al lupo, anzi al cinghiale, a tutti i cacciatori, in particolare alle due squadre di battuta che operano all’interno del territorio di Amandola, circa 60 persone, affinché sia un’occasione di svago, nel rispetto delle norme e nella massima sicurezza, come avviene ormai da tempo.

La figura del cacciatore sembra sempre più impopolare

Credo che da troppi anni si faccia una campagna denigratoria nei confronti della categoria, almeno per l’esperienza che ho potuto acquisire, da parte dei mass-media. La Tv ha fatto molto, spesso scaricando colpe non corrette sulla caccia che obiettivamente non dovrebbe avere: l’inquinamento ad esempio reca danni ben più gravi e persistenti alla fauna selvatica

Ci vuol dire che è diventato filo-cacciatore?

No, voglio solo dire che nella vita bisogna essere obiettivi e conoscere bene le cose, altrimenti rischiamo di parlare e di dare giudizi parziali. Non sono un cacciatore ma per il mio ruolo politico in questi anni in provincia ho conosciuto molte persone del settore serie e affidabili, rispettose dell’ambiente e delle leggi. Penso che si debba rendere giustizia a questo sport, considerandolo non solo come divertimento ma rivedendo la sua importante funzione sociale come per il controllo della fauna e per far fronte in particolare ai danni alle coltivazioni. Quest’anno abbiamo oltre 300 cinghiali nel nostro territorio, una specie di invasione, con un aumento vertiginoso dei danni e delle denunce, credo che si debba dare presto e con serietà una risposta anche ai coltivatori, senza polemiche e prese di posizioni a priori.

Come comune, con Montefortino avete proposto una soluzione in Regione

Si, ma non è stata recepita… per una questione legislativa. Bisogna ancora lavorare molto con le istituzioni, è un terreno difficile e necessità l’intervento delle parti in causa che sono molteplici e di difficile amalgama: però occorre farlo, la politica chiama alle sfide più ardue, non è possibile rimandare sempre le questioni.

Ha un messaggio per qualcuno in particolare?

No, mi rivolgo a tutti, sperando che la pubblicazione di questa intervista non sia occasione di altre polemiche. Voglio si, salutare i cacciatori per l’inizio della loro attività dicendo loro che da parte dell’amministrazione amandolese non ci sono ostilità, anzi c’è tutto il rispetto e la volontà di mettere tutto l’impegno possibile per migliorare la situazione.

 

Ringraziamo il Sindaco per la sua sensibilità e per l’equilibrio dimostrato, citando un fatto che farà piacere ai nostri cacciatori. Di recente in Turchia, località Gobleki Tepe, l’archeologo Klaus Smith ha rinvenuto un immenso tempio risalente a 12 mila anni fa, ben 6 mila prima della scoperta dell’agricoltura, fatto dall’uomo che viveva di raccolto spontaneo e di caccia. Questo ribalta la teoria che fosse stata l’agricoltura a stimolare la nascita della cultura sociale, religiosa e civile: secondo le teorie di Smith la nostra civiltà è nata da una società di cacciatori, tutti noi ,quindi, siamo figli di cacciatori.

 

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