APPROVAZIONE PDL REGIONALE SU RIORDINO PROVINCE. DONATI: “SODDISFATTI A META'”

giuseppe donati
La soddisfazione per l’approvazione odierna da parte del Consiglio Regionale della PDL di riordino delle province marchigiane, per quanto riguarda a CISL FP può essere solo a metà.
“Era importante che prima della fine della legislatura si arrivasse all’approvazione della Legge sulle province ma purtroppo moltissimi dei nodi intricati e complicati sul futuro dei servizi e del personale dipendente, provocati da successivi e disarmonici interventi legislativi nazionali, rimangono tutti sul tappeto e vengono rimandati al futuro consiglio regionale da eleggere a fine maggio” – commenta il segretario regionale Giuseppe Donati – “La criticità primaria ed ineludibile, quella della carenza di risorse finanziarie, non è stata minimamente affrontata e risolta se non per certificare che l’onere del reperimento delle risorse economiche ricadrà sul futuro consiglio regionale.
Nel frattempo sia a Fermo che ad Ascoli Piceno, centinaia di lavoratori rimangono senza alcuna certezze del loro futuro lavorativo pechè se è vero che il testo approvato sancisce il rientro in regione delle funzioni non fondamentali, in assenza della certezza di reperire i fondi, tutto resta un mero proposito ed un buon auspicio. Anche le funzioni fondamentali individuate dalla Legge regionale, che dovrebbero rimanere a carico delle province, hanno futuro incertissimo perchè per poter garantire i servizi ai cittadini serviranno fondi e risorse che al momento nei bilanci degli Enti provinciali non ci sono.
Tagli indiscriminati alle province e alle regioni che il Governo Renzi ha deciso per garantirsi visibilità e consenso ma che hanno messo in ginocchio o metteranno in ginocchio interi comparti lavorativi di servizi alla persona e al territorio. Il taglio che la Regione Marche ha dovuto sopportare è stato di circa 230 milioni di euro. Sia ben chiaro che questo risparmio sui trasferimenti dallo Stato agli Enti Locali non assicura minimamente il contrasto agli sprechi e alle ruberie. Quelle purtroppo, come la cronaca giornaliera ci mostra, continuano imperterriti ad esserci. La spesa improduttiva, fatta di eccesso di burocrazia, lungaggini inaccettabili, stipendi esagerati a dirigenti e consulenti, costi astronomici della politica, corruzione non viene intaccata da tagli lineari agli Enti Locali che hanno il compito fondamentale di garantire servizi a chi ne ha bisogno. Allora, il risultato è quello che stiamo vedendo sulle province ma temiamo non finirà qui. Norme e leggi nazionali schizofreniche e contradditorie che prima di riorganizzare in modo virtuoso i servizi, tagliano le risorse. Chi ne farà le spese maggiori saranno i più fragili ( vedasi i tagli al sociale, al sociosanitario e alla formazione) ed il territorio già abbondantemente massacrato da anni d’incuria e calamità naturali provocate da una pessima politica di prevenzione.
La CISL FP, insieme alle altre organizzazioni sindacali confederali, si prepara alla grande manifestazione del 11 aprile a Roma perchè i cittadini devono iniziare a comprendere i rischi di una politica demagogica, tendente a demonizzare il  lavoro pubblico così da far crescere l’intervento privato ed aumentare il bacino potenziale di interessi che poco hanno a che vedere con i servizi. Peggio ancora, l’aumento dell’intervento delle cosi dette cooperazioni, alimenta appetiti di pochi a scapito di migliaia di lavoratori del settore che vengono sfruttati e mal pagati.
Quella di oggi è una tappa seppur importante ma solo intermedia di un percorso che per i servizi ed i dipendenti delle province sarà lungo ed impervio. La CISL FP sarà, come sempre, al fianco delle province perchè crede fermamente nell’azione prossimale della politica, quella che il cittadino può controllare e valutare meglio. Senza però le risorse necessarie, anche per pagare gli stipendi dei dipendenti, si parla a vanvera. Non vorremmo che il progetto che sta sotto a tutta la pooitica di tagli indiscriminati agli Enti Locali sia solo un’operazione ben congeniata finalizzata a far scadere così in basso il lavoro pubblico da poterlo abbattere facilmente, prima con la denigrazione popolare poi con operazioni di trasferimento a privati compiacenti.
In conclusione, va evidenziato come alcun organo regionale di partito, in questi mesi, ha formalmente preso le distanze dagli interventi effettuati dal Governo sulle Province. Ci saremmo aspettati maggior coraggio nel contrastare, non solo a parole o con comunicati personali di singoli soggetti, una riorganizzazione delle province che nulla ha di innovativo anzi assomiglia a vecchi interventi di politica di tagli lineari che avevano irritato gli sessi soggetti politici che oggi tacciono.”

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