Arte del Ridere / Con Gabriele Cirilli il divertimento è assicurato

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Gabriele Cirilli partecipò al festival Cabaret amore mio! di Grottammare: era l’estate del 1994 ed il giovane abruzzese, diplomatosi qualche anno prima al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche di Gigi Proietti (assieme a Flavio Insinna), dopo un periodo di teatro “serio” in giro per l’Italia con gente del calibro di Piera Degli Esposti, Flavio Bucci, Glauco Onorato e lo stesso Proietti, cercava una sua strada nel mondo del cabaret, in quel momento sicuramente più redditizio. E la partecipazione ai concorsi era un passo dovuto per farsi conoscere. In terra marchigiana non fu molto fortunato: approdato alla finalissima con altri cinque colleghi dopo una serie di selezioni, l’interpretazione del suo personaggio Edmondo Cane non riuscì a convincere appieno la giuria che invece premiò il romano Alessandro Di Carlo. Il buon Gabriele si rifece qualche anno dopo, nel 1997, vincendo il Premio Tognazzi a Cremona, proclamato dai figli d’arte Gianmarco Tognazzi ed Alessandro Gassman. Subito dopo è arrivato il cinema, con una parte da co-protagonista con Paolo Villaggio nel film Un bugiardo in Paradiso per la regia di Enrico Oldoini e, a ruota, la televisione: sarà la trasmissione Zelig – Facciamo cabaret condotta da Simona Ventura (per la regia di Rinaldo Gaspari) a portarlo in milioni di case di italiani e dargli la popolarità che aspettava. Sul palco del locale milanese, Cirilli ha presentato i vari personaggi che aveva “studiato” nel periodo in cui ha vissuto a Roma e che non pochi problemi gli avevano procurato con i suoi colleghi capitolini: dal classico coatto (che andava a collocarsi con leggerezza tra le analoghe figure create da Carlo Verdone ed Er Piotta) a Kruska, l’amica di Tatiana, quella “talmente grassa che come reggiseno s’è dovuta cucì du’ paracaduti”. Il successo tanto atteso è stato dirompente: sono seguiti anni in cui Gabriele era il “prezzemolino” della televisione, ospitate su ospitate, oltre a programmi da protagonista; il rischio della sovraesposizione era reale, anche perché il “prodotto” funzionava e nel frattempo anche l’editoria ci aveva buttato un occhio: ha pubblicato cinque libri in cinque anni agli inizi del Duemila, per Mondadori e Salani, quasi tutti ormai introvabili. Roba da far invidia al suo conterraneo Gabriele D’Annunzio! Ma l’intelligenza di un grande attore la si vede quando il vento comincia a cambiare e magari non è più tanto favorevole alla comicità: in televisione si “ricicla” partecipando a sette edizioni di Tale e quale show, condotto da Carlo Conti, dimostrando in questa occasione una grande versatilità nel vestire i panni dei più svariati cantanti, sia italiani che stranieri, e mettendo in mostra una bellissima voce, con toni anche tenorili, che – siamo sicuri – prima o poi lo porterà ad incidere un disco per completare il suo bel percorso artistico. Ma al contempo, non ha mai lasciato il suo primo amore, quelle tavole del palcoscenico che lo avevano attratto giovanissimo quando, arrivato a Roma per studiare Lettere all’Università La Sapienza, lasciò ben presto gli studi per seguire la sua vocazione. Finita la trasmissione del venerdì sera, eccolo in giro per l’Italia con i suoi “one man show”, accolti sempre da grandi pienoni. L’ultimo che abbiamo avuto modo di vedere recentemente nella bella ed intelligente rassegna Arte del Ridere, proposta da Synergie Arte Teatro e diretta da Danila Celani nello stupendo Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, s’intitola Mi piace… di più: scritto dallo stesso Cirilli con Maria De Luca, Giorgio Ganzerli e Gianluca Giugliarelli, lo spettacolo – con una scenografia minimalista (uno schermo, alcuni cubi ed un telefono) – si dipana attraverso il backup del suo cellulare. Scorrono velocemente delle immagini che danno spunto per parlare di cose, di persone, di avvenimenti, vissuti o immaginati, con un ritmo veloce e piacevole; il “mi piace” è il filo conduttore, perché ormai si vive, purtroppo, per un like. La nostra vita è un continuo avere e dare un giudizio, “mi piace” pare sia diventata la parola chiave della nostra esistenza. Ma il fine ultimo dello spettacolo è, ovviamente, la risata, quella che ci apre i polmoni e fa scorrere più agevolmente il sangue nelle vene, quella che può anche guarire. E di questo dobbiamo ringraziare Gabriele Cirilli perché, come tutti i più grandi comici, lo possiamo considerare un benefattore dell’umanità. Ci ha regalato quasi due ore di grande comicità, pura adrenalina per il nostro corpo, toccando anche corde intimistiche come quando, sul finale, ha letto una personale lettera alla moglie Maria. E ci ha fatto piacere scoprire che lui è rimasto quello di sempre, quello che avevamo conosciuto nel 1994, quello innamorato del pubblico con passione talmente vera e profonda da creare un legame quasi magico con esso, quello partito da Sulmona – patria del poeta elegiaco Publio Ovidio Nasone e dei confetti Pelino – e, secondo una sua stessa ammissione, “non ancora arrivato”. A noi Cirilli “ci piace” decisamente così.

Per la cronaca, la rassegna “Arte del Ridere” proseguirà il 28 febbraio con Pino Insegno in “58 sfumature di Pino” ed il 20 marzo con la Petò Band in “Revolution Comic Song”.

Michele Rossi

 

Testo © dell’Autore e dell’Editore
Foto tratte dal sito www.gabrielecirilli.net su autorizzazione dell’artista – © degli aventi diritto

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