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Ascoli Piceno – Prysmian, interrogazione dell’onorevole Carrescia

Ascoli Piceno - Prysmian, interrogazione dell'onorevole Carrescia

La vertenza Prysmian finisce in Parlamento. A sollevare il grave problema occupazionale del rischio di chiusura dello stabilimento di Ascoli Piceno dell’azienda leader mondiale per la produzione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni e di fibre ottiche è il deputato anconetano Piergiorgio Carrescia.

In un’interrogazione al Ministro per lo Sviluppo economico, l’on. Carrescia ricorda che la Prysmian gode di sostanziosi finanziamenti grazie al cosiddetto “Contratto di sviluppo” finalizzato a tre stabilimenti campani: su 48,4 milioni di euro circa di investimenti programmati, l’Accordo prevede agevolazioni per 32 milioni di euro di cui 13 milioni a fondo perduto e 19 milioni in finanziamento agevolato.

Il parlamentare, nell’interrogazione, ricorda che sia l’Assessore al Lavoro della Regione Marche, Marco Luchetti, sia il Sindaco di Ascoli Piceno, Guido Castelli, si sono immediatamente attivati con il Ministero dello Sviluppo Economico per scongiurare la chiusura dello stabilimento ascolano e che dai contatti con la sottosegretaria Simona Vicari e con il dott. Giampiero Castano, responsabile dell’Unità gestione vertenze del Dicastero, è emerso l’impegno di dare grande attenzione, anche a livello nazionale, alla vertenza Prysmian avviando in tempi brevi un tavolo di confronto con le parti interessate.

L’on.Carrescia con l’interrogazione ha sollecitato perciò il Ministro a rendere immediatamente operativo il tavolo nazionale sulla vertenza Prysmian ed ha chiesto di conoscere quali azioni intende intraprendere per evitare la chiusura dello stabilimento di Ascoli Piceno, per tutelare il posto di lavoro di centinaia di dipendenti e impedire che finanziamenti pubblici siano utilizzati per riorganizzazioni aziendali che, nella sola ottica del profitto d’impresa, finiscono per generare nuova disoccupazione in aree del Paese già in grande difficoltà.

“Appare veramente singolare ma soprattutto inaccettabile sotto ogni profilo che a fronte di consistenti finanziamenti pubblici, di cui una parte notevole a fondo perduto, finalizzati a mantenere e creare occupazione in alcune regioni, l’Azienda beneficiaria chiuda stabilimenti in altri in territori, come il Piceno, dove pure è rilevante il tasso di disoccupazione. Nessuno vuole una guerra fra poveri ma il Governo deve intervenire per evitare un uso cinico dei fondi pubblici.”

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