Ascoli – San Pietro in Castello, Italia Nostra: “No al parcheggio, conserviamone la cultura”

san pietro in castello

La Sezione di Ascoli di Italia Nostra formula delle critiche sugli interventi previsti per uno degli angoli più pregiati del Centro Storico cittadino ascolano.
“Ciò potrebbe apparire come l’effetto della solita “opzione del no” che viene addebitata alle Associazioni Culturali e di Tutela e in particolare a Italia Nostra – si legge in una nota del Presidente Gaetano Rinaldi inviata al Sindaco Castelli e alle Soprintendenze per i beni marchigiani – “Niente di men vero. Infatti la nostra Associazione non si limita a contrastare i progetti della Amministrazioni e dei Privati. Elabora, invece, concrete proposte che mirano alla “valorizzazione sistemica” delle risorse culturali della città e del territorio nel rispetto dei tre principi fondamentali della “tutela, conservazione e responsabile fruizione” per favorire uno sviluppo economico armonico, solido e duraturo, capace di creare maggiori opportunità di lavoro specie per i giovani .

Rientra certamente in questa prospettiva la proposta della realizzazione del Distretto delle Risorse Culturali delle Terre della Primavera Sacra, nel cui ambito si è ritenuto di avviare un processo di tipo modulare, partendo dalla realizzazione di Otto Parchi Culturali e d Ambientali.

Tra questi è compreso quello di Ascoli, Giardino di Pietra, che mira alla valorizzazione di tutte risorse che nobilitano la nostra città e che, per il momento, appaiono utilizzate in maniera episodica , puntuale e talvolta scoordinata.

Tra le risorse della città, va certamente compresa l’area di San Pietro in Castello, densa di memorie storiche, di valori artistici ed architettonici, di pregi ambientali e paesaggistici.

Proprio in considerazione della presenza di questi elementi irripetibili, già nel 2005, la Sezione organizzò un convegno, proponendone una utilizzazione innovativa per farla diventare, nel rispetto dei suoi pregiati valori, un vero e proprio laboratorio aperto alla partecipazione di artisti provenienti da tutto il mondo per l’organizzazione di stage teatrali, di pittura, scultura, di danza e musicali adattando allo scopo gli spazi all’aperto e al chiuso ivi esistenti, destinandone una parte a strutture idonee a fornire ospitalità agli artisti e agli ammessi agli stage, prevedendo, altresì, l’utilizzazione di uno spazio all’aperto per spettacoli, concerti e mostre organizzati dagli artisti coinvolti nelle numerose iniziative realizzabili.

Veniva proposta, inoltre, la destinazione della Chiesa di San Pietro in Castello a sede di un Centro di Documentazione della pittura di Carlo Crivelli e dei Crivelleschi, con l’esposizione delle riproduzioni di tutte le opere realizzate nel Piceno da questi artisti ed in particolare da Carlo Crivelli ed ora disperse in tutto il mondo, arricchendo la struttura con pannelli esplicativi della vicenda storica degli artisti e di quella della sistematica dispersione delle loro opere.

Giustificava la proposta l’idea che il ruolo e la rivitalizzazione del Centro storico della città potessero essere favoriti solo dalla realizzazione di strutture e dall’avvio di attività capaci di promuovere l’intensificarsi di scambi culturali aperti alla collaborazione di personalità ed artisti provenienti dall’Italia e dall’estero.

Purtroppo nessuna delle proposte formulate ha visto l’interesse della comunità e degli amministratori locali.

Peraltro, nel frattempo, si è aggravato lo stato crisi del centro storico, che ha perso progressivamente la sua vitalità e vede ogni giorno di più abbondanti i palazzi più prestigiosi, dismesse le attività pur avviate da lungo tempo, abbassate le saracinesche dei negozi, con un numero rilevante di chiese in condizione di abbandono o di uso incongruo.

Spesso viene sostenuto che tutto ciò è la conseguenza della mancanza di parcheggi ed aree di sosta nel centro. E proprio per questo motivo, forse, viene proposta la destinazione della pregiata area di San Pietro in Castello a questa funzione.

Riteniamo che non sia questa la causa della crisi del centro storico, che va fatta risalire, invece, alla sostanziale perdita del suo ruolo e della sua funzione, determinata dalla progressiva proliferazione edilizia che ha ridotto in termini esiziali il numero di abitanti ivi residenti e dalla realizzazione dei cosiddetti “non luoghi”, che hanno depauperato progressivamente la vitalità commerciale delle zone centrali della città. L’unica possibilità, a nostro parere, per ridare ad Ascoli la vitalità perduta risiede nella scelta della cosiddetta “opzione culturale”, che si deve sostanziare in una serie di iniziative ed attività che facciano diventare Ascoli, Giardino di Pietra, un vero e proprio laboratorio di proposte innovative e coinvolgenti.

Tra queste iniziative appare certamente importante anche quella che riguarda l’ utilizzazione dell’area di San Pietro in Castello.

La proposta di destinarla ad anonimo parcheggio appare invece poco lungimirante e presenta, tra l’altro, una serie numerosa di controindicazioni, che dovranno essere adeguatamente valutate prima di adottare concretamente il provvedimento che autorizzi questa destinazione.

La realizzazione del parcheggio, infatti, renderebbe definitiva la cancellazione di ogni traccia della memoria storica del luogo che, siamo sicuri, è ancora presente, oltre che nella denominazione del luogo, nella tracce di reperti storici e monumentali presenti in superficie e molto probabilmente anche al di sotto del manto di asfalto che copre buona parte dell’area.

In proposito non va dimenticato, infatti, che già in epoca romana esisteva in questo luogo un “cassero” o “castrum”, denominato in “insula”, per la caratteristica posizione che occupava, struttura difensiva che, nel sec.VII, divenne la sede dei gastaldi longobardi .

Ma l’importanza del luogo fu esaltata, altresì, dalla realizzazione di edifici religiosi di sicura importanza. Tanto ciò è vero che proprio in questa area fu riedificata, dove ne preesisteva una più antica voluta nel secolo VIII dal vescovo longobardo Auclere, una chiesa, consacrata il 6 agosto 1142 alla presenza di eminenti prelati tra cui Sant’Ubaldo Vescovo di Gubbio, dove fu accolta l’urna che custodiva il corpo, rinvenuto nel 361, del martire San Benedetto, condiscepolo di S. Emidio.

E proprio qui ci fu l’ episcopio della città, prima del trasferimento nella Cattedrale di Sant’Emidio in Piazza Arringo, dove furono traslate anche le spoglie mortali di San Benedetto, ora custodite proprio sotto l’Altare Maggiore.

Solo successivamente, in luogo della primitiva chiesa, negli anni 1466-68 fu edificata quella attuale per volere del Vescovo Caffarelli.

E’ sicura comunque la presenza di elementi delle costruzioni precedenti. Al riguardo basta ammirare, per sincerarsene, la forma dell’attuale abside. Buona parte di questa, infatti, risulta nascosta da terra di riporto e quindi prima di autorizzare un qualsiasi tipo di intervento bisognerà accertarsi della effettiva struttura e della presenza di elementi di edifici preesistenti oltre che di eventuali reperti archeologici di epoca romana e medioevale.

Senza dimenticare un altro elemento che, a nostro parere, rende particolarmente inopportuna la destinazione di questa area pregiata ad anonimo parcheggio e cioè la struttura della strada di accesso che appare particolarmente stretta, un vero e proprio budello che costeggia resti di mura medioevali con le basi evidenti di una delle tante torri che nobilitavano la città.

Strada diretta al parcheggio che dovrebbe transitare su quello che era un proprio e vero ponte di accesso all’Insula,( Non si dimentichi che , come già accennato, la Chiesa di San Pietro in Castello, presente nell’area, viene anche indicata come San Pietro in Insula).

Per tutti i motivi sopra elencati, la Sezione ritiene che prima di rendere definitiva la destinazione dell’area a parcheggio, debbano essere effettuate tutte le indagini che il luogo merita per scongiurare l’annullamento di una memoria storica così prestigiosa e ricca. Tenendo presente, in ogni caso, il fatto che quest’area, per tutti i motivi ampiamente sopra indicati, appare sicuramente meritevole della tutela prevista dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio trattandosi sicuramente di un Bene Culturale in quanto presenta l’evidente interesse artistico, storico e archeologico di cui al comma 1 dell’art 10 del citato Codice.

Non dimenticando, comunque, che al di là della salvaguardia e della conservazione dei reperti nell’area probabilmente presenti, la destinazione a parcheggio non esalterebbe i valori della città. Ne impoverirebbe, invece, il prestigio e il fascino.

Prestigio e fascino che verrebbe invece esaltati da una destinazione di tipo culturale, che possa far eventualmente riferimento alle proposte formulate dalla nostra Sezione nel lontano 2005.

La Sezione, per questo motivo, fa questa segnalazione, in particolare agli organi di tutela, perché seguano, con la loro consueta intelligente sensibilità, l’evoluzione della vicenda in modo che si eviti l’adozione di provvedimenti che possano arrecare danni irreversibili ad un luogo di così rilevante fascino e pregio storico, architettonico, archeologico e paesaggistico.

Danni che non è stato possibile evitare, invece, quando è stata ’autorizzata la ricostruzione del rudere che occupa, non si sa con quanta sicurezza, la ripida scarpata del fiume Tronto proprio davanti alla facciata della Chiesa di San Pietro in Castello, la cui visione purtroppo, per questo motivo, verrà in parte impedita e impoverita.

Se non è stato possibile evitare questo danno, si cerchi almeno di evitare che se ne produca un altro, ben maggiore, con la realizzazione del parcheggio.”

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