Banda UltraLarga – Il rammarico per il ritardo italiano dell’imprenditore di Amandola Sandro Coltrinari

Banda Larga - Il rammarico per il ritardo italiano dell'imprenditore di Amandola Sandro Coltrinari

Dietro all’emanazione della Presidenza del Consiglio, Il 4 dicembre scorso, di una direttiva di interventi sul territorio nazionale per la Banda Ultralarga, registriamo lo sfogo dell’amandolese Sandro Coltrinari, imprenditore informatico, nonché vice-presidente della Camera di Commercio di Fermo. Il tema è il ritardo dell’Italia nel settore informatico; in un passo si legge:
“Le reti di telecomunicazioni sono ormai il sistema nervoso di ogni nazione moderna. Una nazione non si ferma se si fermano i trasporti o con uno sciopero generale. Ma se le reti di telecomunicazioni si fermassero (non è mai successo), sarebbero poche le attività che non si fermerebbero”.
“La Banda Ultralarga a fibre ottiche – commenta Coltrinari – sarà l’infrastruttura portante e imprenscindibile dell’intero sistema economico e sociale, la risorsa su cui si baserà la competitività internazionale. L’Italia è indietro nella classifica europea per la digitalizzazione ed ultima per diffusione della Banda Ultralarga. Un ritardo sempre più pesante per tutti i settori: produttivi, economici, sociali ed umani. Il governo ha previsto un’agenzia apposita, AgID, che avrà il compito di indirizzare gli obiettivi dell’agenda digitale italiana in coerenza con l’agenda digitale Europea dei progetti 2020. Dovrà coprire l’85% del territorio entro il 2020 con i 100 mega bit, quando ancora nella maggior parte del territorio non si arriva ai 20. Solo Milano attualmente naviga a 30 Mega! In Amandola abbiamo l’obsoleta Banda di 7 mega bit, con cavo in rame, suscettibile a deterioramento, quando arriverà la 20 Mb ottica, non sappiamo quando, sarà già vecchia, perché l’Europa (2016) avrà innalzato l’asticella a 100, lasciando l’Italia all’ultimo posto, condannata a non essere più competitiva. Le strutture informatiche sono diventate di importanza vitale per le aziende, siamo dietro alla media europea di oltre il 40% nell’accesso a più di 30 Mega. Le nostre eccellenze di prodotti, di conoscenza e di abilità saranno sempre più penalizzate dalla lentezza informatica. Pensiamo al dramma nell’inviare un listino prodotti che può richiedere giorni interi, confrontato con altri paesi che ci impiegano solo pochi minuti! Il piano presidenziale cerca di colmare le distanze, avendo capito che zone come Amandola, ce ne sono tantissime in Italia, sono reputate dagli operatori privati di servizi digitali a fallimento di mercato, cioè non conviene più investire nella maggior parte d’Italia! Nelle Marche(Infratel 2014) entro il 2016 avremo solo 22 comuni con almeno 30 Mb. Voglio elogiare le istituzioni che stanno investendo nella digitalizzazione per le imprese esistenti e nuove, ma senza la Banda Ultralarga è tutto inutile. Oltre al buon lavoro svolto, si deve colmare subito questo gap strutturale, altrimenti saremo tagliati fuori dal mercato internazionale. Considerando anche il problema demografico, con l’età media della popolazione più alta in Europa, l’Italia registra una minore richiesta di prodotti digitali con meno investimenti infrastrutturali. Se vogliamo progredire e sviluppare il nostro paese, non possiamo sottostare ai piani di investimento degli operatori privati, ma occorre una risposta con un prioritario investimento massiccio da parte delle istituzioni di tutti i livelli. La Banda Ultralarga salverebbe le zone interne, facendo superare alle aziende i disagi più gravi, permettendo addirittura nuovi investimenti nelle aree arretrate e di montagna, altrimenti molte sarebbero costrette a delocalizzare, vinte dalla burocrazia e dall’arretratezza digitale. Non voglio abbandonare il mio paese, ma potenziarlo e salvarlo dalla deriva.

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