Barbara Pietrolungo nuova portavoce Cna Fita Ascoli Piceno. “Il settore ha bisogno di rilancio”

ASCOLI PICENO – “Penso in particolare alla necessità di stabilire sanzioni precise per far rispettare i tempi di pagamenti per le aziende di trasporto. Penso alle nostre richieste sulla presenza di regole certe nel settore a partire da politiche, condivise con gli altri Paesi europei, in grado di fermare la concorrenza sleale estera e l’abusivismo, oppure ai tagli delle risorse per il settore, primo fra tutti quello relativo alle cosiddette deduzioni forfettarie fondamentali per la sopravvivenza delle aziende artigiane”.

Queste le prime parole di Barbara Pietrolungo, imprenditrice del settore autotrasporto del territorio, da nuova portavoce provinciale della Cna Fita. Nelle sue prime dichiarazioni l’impegno a proseguire il lavoro per un settore che ormai da anni versa in serie difficoltà. Basti pensare, come recitano i dati del Centro studi della Cna regionale delle Marche,  dal 2007 al 2016 il settore ha perso nella nostra provincia il 35 per cento del lavoro mentre a livello regionale le imprese, in appena 8 anni, sono passate da 5mila a poco più di 4mila. Sempre nello stesso periodo nelle Marche hanno  chiuso 900 ditte con la perdita di oltre 3.500 posti di lavoro. Ripercorrendo l’andamento degli anni della crisi: dal 2000 al 2008 la media annua delle immatricolazioni è stata di 36.700 unità, dal 2009 al 2011 è crollata a 18.900 unità, per scendere ancora a 13.500 unità dal 2012 al 2016.

“Concorrenza sleale soprattutto dai vettori stranieri ma anche una burocrazia – prosegue Barbara Pietrolungo – che non è compatibile con le dimensioni delle piccole ma neppure delle medie imprese. Oltre ai tanti interventi di sostegno chiesti, quello della semplificazione è per noi fondamentale. Troppi adempimenti, troppo complessi e spesso ripetitivi. Il risultato è che la parte amministrativa rischia di occupare più tempo e risorse di quella produttiva sulla strada. E in un settore come il nostro, dove negli ultimi anni i margini si sono ridotti all’osso, in qualche caso addirittura azzerati pur di non lasciare fermi i mezzi e perdere clientela, tutto ciò non è sostenibile con la sopravvivenza delle imprese”.

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