Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni: “Bene i dati del biologico regionale, ora costruire un percorso univoco di supporto evitando i personalismi”

SAN BENEDETTO – Meglio della media italiana ed europea con oltre il 22% di terreni biologici, prima regione d’Italia per incidenza di attività bio rispetto al numero di abitanti, davanti a Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna. Con circa 104mila ettari e oltre 4mila operatori, che le Marche fossero una delle regioni di punta dell’agricoltura green e certificata già si sapeva.

A certificare ulteriormente il tutto esce ora il nuovo report BioBank 2020 che registra nella nostra regione un’altra concentrazione di negozi e ristoranti che propongono articoli e alimenti biologici. In entrambe le categorie siamo la seconda regione d’Italia con, rispettivamente, 45,9 e 24,3 attività per milione di abitanti. Nelle Marche trovano sede il 5% di negozi alimentari biologici italiani e quasi il 7% delle attività di ristorazione del settore.

E sulla cosmetica bio non ci batte nessuno grazie a prodotti certificati che si possono trovare anche online, in negozi specializzati ma anche nei tanti mercati di Campagna Amica dove gli agricoltori della rete della vendita diretta propongono creme e prodotti a base di lavanda o zafferano, latte di asina, alla visciola o derivati da altri prodotti agricoli. Natura, salute, agroalimentare di qualità sono, insomma, il biglietto da visita di un Sistema Marche che unendo le varie peculiarità dei rispettivi territori può proporsi all’attenzione di un pubblico più vasto. Nel frattempo, nonostante i risultati, le difficoltà non mancano.

“In attesa dell’agognato ritorno alla normalità – commenta la presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni – è necessario prevedere e attuare quanto prima misure di sostegno alle aziende per farle sopravvivere al momento contingente ma permettendo loro di programmare e investire per il futuro. Le soluzioni sono urgenti e devono tenere conto delle peculiarità economiche delle Marche nella loro interezza, concentrandoci su tutto il tessuto imprenditoriale, pena l’inconsistenza e il permanere di uno stato di invisibilità che danneggerebbe gravemente lo sviluppo della nostra regione.

Specialmente nel comparto biologico, che fa delle Marche un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo, dobbiamo avere la capacità di ponderare le scelte e di evitare fughe in avanti cavalcando il moto del personalismo che rischia, generando confusione a tutti i livelli, di danneggiare un settore in grande crescita. Al netto delle tante imprese biologiche attive sul nostro territorio, da tempo sosteniamo la necessità di un corretto percorso legislativo che possa portarci alla definizione di parametri e di strumenti di riconoscibilità tali da creare effettivamente ulteriori opportunità per questo settore.

Auspichiamo che la Regione non solo vigili ed eviti sulle storture che stanno emergendo ma decida quanto prima di affrontare il giusto iter di sostegno e di incentivazione di un comparto così importante”.

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