Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso: “Il 1 giugno l’ospedale di San Benedetto dovrà tornare come era”

SAN BENEDETTO – “Le notizie che ci giungono a spizzichi e bocconi dalle istituzioni, dalla direzione sanitaria e dalle corsie dell’ospedale, invece di tranquillizzarci ci inquietano, e a costo di essere ancora accusati di procurato allarme ci troviamo nella necessità di intervenire. E lo faremo senza sosta finché non saranno ripristinati la logica operativa e il rispetto del territorio costiero e dei diritti di tutti i suoi abitanti, Covid o meno. Siamo consapevoli che la lotta al Coronavirus è ben lungi dall’essere terminata; sappiamo che con le riaperture programmate per maggio e giugno, o magari in autunno, in corrispondenza anche con l’inizio dell’influenza stagionale, potrebbe verificarsi una recrudescenza del virus, con un aumento repentino dei contagi. Siamo anche consapevoli che da giorni, nonostante le dimissioni, i numeri dei positivi ricoverati sono pressoché immutati, 27 a ieri (6 in terapia intensiva, 13 in semintensiva, 8 in non intensiva), e questo ci fa capire che man mano che vengono dimessi dei pazienti, sembra che altrettanti ne vengano ricoverati, provenienti da altre provincie”: lo affermano il dottor Nicola Baiocchi e Rosaria Falco, del Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso.

“Sgombriamo il campo da speculazioni ispirate al finto buonismo: se gli altri ospedali fossero in difficoltà evidenti, e bisognose di trovare posti letto, come è già successo del resto, certamente non avremmo obiezioni. Non solo questa necessità non c’è, ma è sempre più concreta la sensazione che si stia a bella posta cercando di mantenere in piedi al Madonna del Soccorso un ospedale dedicato in via esclusiva al Covid, senza alcun riguardo per gli insegnamenti acquisiti in questi due terribili mesi, né per le assolute necessità di questo territorio. Se la divisione netta era giustificabile, ed anzi consigliata nel marasma dell’avanzare improvviso (o taciuto) dell’emergenza, delle morti e dei contagi che crescevano in modo allarmante, anche seguendo l’esempio cinese, giunti a questo punto, allentata la morsa, e preso atto delle conoscenze acquisite a livello mondiale su questa epidemia e sull’evoluzione della malattia, un ripensamento del sistema ed una riorganizzazione della sanità sul territorio diventano un obbligo – proseguono -.

In primo luogo si è compreso che la malattia è più curabile e facilmente risolvibile al sorgere dei primi sintomi: occorre una più tempestiva ed estesa indagine diagnostica che scongiuri il più possibile le degenerazioni polmonari ed il ricorso alla terapia intensiva, ove la situazione è ormai più difficilmente reversibile. In secondo luogo, è acclarato che i malati Covid possano subire ogni tipo di complicanza, anche in base alla situazione di partenza del paziente infetto, quindi devono poter usufruire tempestivamente di ogni singolo reparto e servizio o specialistica di un vero e completo ospedale. Ultimo e fondamentale punto, affatto considerato dalla politica che dispone a piacere della nostra sanità, è la situazione critica dei malati c.d. ordinari, l’impossibilità di accesso alle cure, il rinvio di interventi non urgenti. Forse non ci si rende conto di quale ulteriore emergenza sanitaria, si stia preparando di questo passo.

Non si vuol capire che il sistema approntato non è efficiente, che molti malati definiti “non urgenti” subiranno peggioramenti e potranno aggravarsi, divenendo essi stessi urgenze, mentre il Mazzoni non riuscirà (già ora ci risulta parecchio in affanno) a far fronte a tutte le esigenze improvvise o a quelle accumulate di due interi bacini di utenza, fatti convergere forzosamente ad Ascoli. Ed ancora, non ci si rende conto di quali danni, quanti devastanti effetti indiretti procurerà la decisione di lasciare un intero ospedale vuoto, tranne i 27-28 posti dedicati al Covid tra intensiva e non intensiva: non si tratta di un ospedaletto riaperto in occasione ed in funzione dell’emergenza, ma di un nosocomio con alti numeri di accessi, sito in una zona costiera ad alta densità abitativa, che serve circa 165.000 cittadini e che presenta molteplici fattori di rischio. Nel contempo, mantenendo tale situazione, si impedisce una pur minima e cauta ripresa delle attività economiche, la possibilità per tante famiglie di poter tornare a sperare nel futuro, di poter attrezzare le loro attività con tutte le precauzioni previste, che comporteranno comunque dei cospicui investimenti. Non si rendono conto che impedire la ripresa della costa significherà estendere ed aumentare il danno subito in questa immane sciagura anche dalle attività e dai cittadini dell’entroterra, che non potranno giovarsi di un indotto virtuoso. In definitiva, forse non hanno compreso che, ad emergenza ancora in corso, si profila già con chiarezza una immane emergenza economica con il conseguente allarme sociale, dato dal fatto che ai cittadini non mancherà solo il superfluo, ma finanche l’indispensabile per vivere.

Proprio per tutte queste considerazioni, siamo davvero esterrefatti dalla pervicacia implicita nelle decisioni della nostra Area Vasta, e quindi della politica dell’entroterra ascolano, evidenti sia dallo svolgimento dei fatti che, da ultimo, dal documento del 24 aprile pubblicato dalla Direzione Generale Asur Marche, “Pianificazione Fase 2”, dal quale si evince che il Mazzoni continuerà a non trattare pazienti Covid, ma continuerà ad avere tutte le attrezzature necessarie per gli esami diagnostici Covid: scelta questa irrazionale e chiaramente politica e non tecnica, dettata dai politici ascolani che comandano incontrastati da vent’anni nell’AV5.

La Terapia Intensiva di San Benedetto continuerà a trattare i pazienti COVID, nonostante i politici si nascondano dietro alla futuribile astronave di Civitanova che “dovrebbe” accogliere tutti i pazienti infetti. Ma la stessa delibera svela un grave difetto di impostazione. Già molti medici hanno evidenziato che non vi è personale sufficiente per l’ospedale Covid di Civitanova (mancano, e non si sa dove trovarli, sia gli anestesisti che gli infermieri), e la stessa dottoressa Storti ci informa, in maniera esplicita e non equivocabile, che il ritorno allo stato pre-esistente sarà modulato (quindi prolungato nel tempo) “in base alle risorse umane che ritorneranno ad essere disponibili”. Perciò se queste risorse non dovessero essere disponibili non sarà possibile il ritorno al pre-esistente.

Non viene spiegato per quale motivo queste risorse non dovrebbero essere disponibili. Né viene spiegato quali siano le Unità Operative di Patologia Clinica che si sostiene di voler potenziare, né in quali ospedali esse dovrebbero essere potenziate: fatto che richiede, necessariamente, più personale. Che però forse non basta neppure per tornare come prima. Un guazzabuglio di contraddizioni.

Di fronte a questo marasma ci chiediamo per quale motivo ancora non udiamo forte e chiara la voce indignata ma anche la presa di posizione a difesa del territorio da parte di tutta la nostra Amministrazione comunale, in particolare della Giunta e del Consiglio di maggioranza; quali e quante azioni, a parte momentanei litigi in diretta con taluni politici ascolani, che dovrebbero essere invece smascherati con dure argomentazioni, o apparizioni giornaliere da buon padre di famiglia, abbia messo in atto il sindaco. Dove sono tutti i nostri assessori, e tanti sindaci e Amministrazioni del territorio. Siamo sconcertati da tale fatalismo cieco, dalla rassegnazione allo strapotere dell’entroterra, che risponde a precisi e noti nomi e cognomi.

L’alternativa c’è, ma ci vogliono far combattere la guerra tenendosi tutte le armi, riducendoci ad una misera manovalanza al servizio della presunta eccellenza. Non siamo più disposti a subirlo. Il primo giugno il nostro ospedale dovrà avere tutto quel che aveva, anche di più, come detto il direttore Milani pochi giorni fa. Inoltre, se Covid dovrà ancora essere, vogliamo conoscere, ed abbiamo tutto il diritto di chiederlo, quali saranno i percorsi separati, come sarà il reparto di Malattie Infettive (perché non esiste solo la terapia intensiva o semi intensiva per il Covid), quando ci verranno dati i respiratori e le attrezzature diagnostiche necessarie, requisite per volontà politica in quel di Ascoli. La pazienza è finita, e se la politica vuole ancora traccheggiare, il Comitato invece esporrà tutte le ingiustizie messe in atto, i danni causati ed i relativi responsabili, non solo sui giornali o in TV ma davanti agli organi di giustizia ed al giudizio dei cittadini”, concludono Baiocchi e Falco.

 

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