Confprofessioni Marche, incontro con i candidati “professionisti” alle elezioni regionali 2020

ANCONA – Proseguono gli incontri di Confprofessioni Marche con la politica in vista delle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre.

La discussione, svoltasi in due videoconferenze distinte, ha riguardato candidati che, se pur in opposti schieramenti, nel lavoro e nella vita sono liberi professionisti, entrambi avvocati: Carlo Maria Pesaresi (centrosinistra, lista civica Mangialardi Presidente) e Daniele Silvetti (centrodestra, Forza Italia, a sostegno di Francesco Acquaroli presidente).

“La richiesta che facciamo alle soglie delle prossime elezioni regionali – ha affermato il presidente di Confprofessioni Marche Gianni Giacobelli -, deriva dalla riflessione sul ruolo delle attività lavorative libero professionali, e, nello specifico, all’interno della nostra Regione: qui ci sono oltre 39.000 professionisti che danno lavoro ad alcune decine di migliaia di dipendenti; formano un comparto che è rappresentato da un’alta percentuale di giovani e, in altissima percentuale, da donne.

Le professioni hanno una funzione assolutamente sociale, sono tante finestre sulla società, su tante persone, famiglie, imprese o azienda, ne vivono le problematiche e ne interpretano le difficoltà e cercano di dare loro risposta e supporto.

Ciò che vogliamo chiedere, in particolare proprio a quei professionisti che si stanno candidando alle elezioni regionali, è di accentuare la loro attenzione su quello che è il loro stesso mondo lavorativo: a giusta ragione, sosteniamo, infatti, che Confprofessioni Marche, e le libere professioni nel loro insieme, non sono adeguatamente rappresentate e ascoltate”.

Per questo bisogna andare al di là di un’immagine stereotipata: “Credo di conoscere abbastanza bene le questioni che riguardano il settore delle libere professioni – ha dichiarato Carlo Maria Pesaresi – perché ne faccio parte, come iscrizione all’Ordine degli avvocati, da oltre vent’anni.

Seguendo un po’ il filo del vostro ragionamento, credo anch’io che ci sia una scarsa consapevolezza alla base dei problemi che avete citato, del ruolo che le professioni svolgono insieme a un certo pregiudizio che permane e che è legato ad un immaginario ormai non più reale di questo settore, ritenuto ‘fortunato’ che non ha bisogno di aiuti, che non deve chiedere nulla, anzi deve farlo molto poco, perché ‘evade’.

La scarsa considerazione del mondo delle professioni che viene qui lamentata, dipende da questo: da una consapevolezza altrettanto scarsa. Eppure questo settore, con la sua tipica ‘prestazione d’opera intellettuale’, è quanto di più essenziale per capire come leggere e interpretare la società.

Ed è tanto più importante mentre attraversiamo una fase di crisi: la terza nelle Marche, dopo il crollo del 2008/09 nella manifattura, il terremoto e adesso quella mondiale della pandemia, in poco meno di 15 anni.

Sono crisi difficili da superare, e, proprio mentre il settore delle professioni può dare un forte sostegno in questo periodo, viene poco considerato: questo è un cortocircuito che rischia di essere grave. Tanto più in un momento in cui la Regione, che si appresta a cambiare governo, si troverà a gestire tanti miliardi, soldi pubblici sia dello Stato italiano che dell’Europa che dovrebbero sostenere la ripartenza delle Marche, e c’è bisogno, per gestire bene queste risorse, ovvero, per non spenderle male o – che forse, paradossalmente, è anche peggio – non spenderle per niente, di un sistema di sostegno che è in gran parte costituito da noi professionisti.

Serve quindi un patto di governo regionale che riconosca la rappresentanza delle libere professioni, altrimenti rischiamo di non riuscire a gestire i prossimi anni che, in maniera molto concreta, saranno determinanti, a prescindere da chi vincerà le elezioni”.

Il prossimo governo della Regione, insomma, è chiamato a una forma di interlocuzione più costante: “Un differente approccio culturale nel rapporto tra politica e libere professioni è alla base di tutto – ha sottolineato Daniele Silvetti -: se si va in audizione, come dire, ‘una tantum’ in commissione lavoro della Regione, e poi si viene, sopportati, più che altro, e ascoltati di malgrado, è una modalità che non funziona.

Per questo io proporrei una ‘consulta permanente’ delle professioni, un momento obbligatorio, con cadenza periodica, per l’istituzione regionale. Questo, se vengo eletto, sarebbe un impegno che mi prendo da subito, vivendo male anch’io, da professionista, la difficoltà di questa carenza di rappresentanza.

La Regione ha gli strumenti per farlo. E sarebbe un passo in avanti nella sua funzione esecutiva: non è una sorta di cabina dove i professionisti vengono solo invitati, osservati e più o meno interpellati, ma un laboratorio decisionale, un momento di confronto che deve portare a misure effettive, in cui i professionisti devono essere ascoltati per finalizzare alcune specifiche proposte normative che li riguardano, e magari per incidere proprio nell’elaborazione e stesura di un provvedimento normativo.

Questo è il risultato concreto che dovremmo ottenere. 39.000 professionisti sono una forza elettorale, e insieme al professionista c’è tutto l’indotto di moltissimi altri lavoratori e famiglie. Credo che chi andrà a governare le Marche dovrebbe tenerlo in grande considerazione: io intendo fare la mia parte.

C’è un’errata e deficitaria percezione delle professioni cosiddette liberali: non si percepisce che, di fatto, il professionista è un piccolo imprenditore, ha la sua partita Iva, subisce il rischio d’impresa, con tutte le problematiche di elevata tassazione e accesso al credito o di difficile rapporto con la burocrazia. Ciò che poi alcuni dimenticano, o fingono di dimenticare, è il ruolo sociale del professionista che aiuta a far funzionare meglio le istituzioni”.

 

 

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