Crollo del ponte sull’ A14: a giudizio in ventidue, 18 persone e quattro società

ANCONA – In 22 a giudizio, 18 persone fisiche e quattro società, per il crollo del ponte in A14, tra i caselli di Ancona Sud e Loreto dove il 9 marzo 2017 persero la vita due coniugi di Spinetoli (Ascoli Piceno), Emidio Diomede e Antonella Viviani, di 60 e 54 anni, che viaggiavano in auto e tre operai rimasero feriti dopo essere precipitati dallo stesso ponte su cui stavano lavorando.

Le accuse contestate, a vario titolo, sono omicidio colposo, omicidio stradale, crollo colposo e la violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. Gli imputati respingono le accuse e cercheranno di dimostrare l’assenza di loro responsabilità nel dibattimento che inizierà il 21 settembre 2021 davanti al giudice monocratico di Ancona Carlo Masini. L’incidente avvenne poco dopo le 13.30: durante i lavori di sopraelevazione del cavalcavia 167, tra Camerano e Castelfidardo, che cedette, piombando sulla sede autostradale nel momento in cui sopraggiungeva la Nissan Qashqai con a bordo i coniugi morti sul colpo.

L’ipotesi formulata da uno di consulenti della procura è che, tra le concause, vi sia stata una sottovalutazione dei rischi in fase di progetto e di esecuzione dei lavori: non sarebbe stato previsto, in particolare, che durante la manovra di innalzamento, il cavalcavia potesse ruotare, distanziandosi dai punti fissi dove si sarebbe dovuto appoggiare. Il ponte, poi ricostruito, è stato riaperto 15 mesi dopo, il il 22 giugno del 2018.

Il pm titolare dell’inchiesta, Irene Bilotta, ha chiamato in causa ingegneri, capi cantiere, responsabili della sicurezza, del procedimento, manager e progettisti, appartenenti alle quattro aziende, coinvolte per violazioni amministrative: Autostrade per l’Italia (Aspi) e Spea Engeneering, (committenti dei lavori) Pavimental (appaltante) e Delabech (subappaltatrice). Tra i rinviati a giudizio i due ingegneri responsabili del procedimento per Autostrade, Giovanni Scotto Lavina, di Roma, con l’accusa di aver omesso di verificare l’idoneità del piano di sicurezza; Guido Santini (Roma), Sergio Paglione (Campobasso), responsabile del procedimento e lavori fino al 2014 per Autostrade per l’Italia.

Per la “Pavimental” a processo l’amministratore delegato Franco Tolentino (Roma), Alberto Di Bartolomeo (Roma), rappresentante dell’appaltatore, Vittorio Banella (Varese), direttore di cantiere, Gennaro Di Lorenzo (Napoli), direttore tecnico e Pierpaolo Cappelletti (Spoleto), capo cantiere. Per la società di progettazione lavori, Spea Engeneering, rinvio a giudizio per Raffaele Ricco (Cisternino), progettista, Alberto Selleri (Bologna), progettista e ingegnere direttore tecnico, Giuseppe Giambalvo (Palermo), progettista e ingegnere del progetto esecutivo, il direttore dei lavori Francesco Morabito (di Milano ma residente a Civitanova Marche), e Francesco D’Alterio (di Aversa, residente a Mondolfo), coordinatore per sicurezza e salute. Infine per la Delabech, l’azienda che stava eseguendo i lavori, sono imputati l’amministratore unico Riccardo Bernabò Silorata (Napoli), Stefano Lazzerini (Grosseto), socio, Luigi Ferretti (Figline Valdarno), direttore tecnico del cantiere, Nicola Chieti (Cerignola), capo cantiere e Roberto Marnetto (Roma), progettista.

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