Concorso di Poesia

Duplice omicidio di Fermo: cinque i proiettili sparati ai due operai.

Duplice omicidio di Fermo: cinque i proiettili sparati ai due operai.

Un’autopsia di circa 10 ore, partita alle ore 09.00 quella sui corpi di Mustafà Nexhmedin e Avdyli Valdet, i due operai uccisi il 15 settembre a colpi di arma da fuoco dal loro ex datore di lavoro Gianluca Ciferri.

Dettagli ancora non ce ne sono ma sembra confermata la tesi che Mustafà sia stato raggiunto da tre proiettili della Calibro 38 in direzione frontale mentre sono due i proiettili, uno frontale e un altro laterale, ad aver colpito il kosovaro più giovane, Valdet, trovato in stato di agonia in un campo distante circa 150m dalla villetta dell’omicidio e morto poco dopo. Il risultato della TAC intanto non sembra aver  rilevato  fratture sui corpi.

A condurre l’esame, nell’ obitorio di Fermo, è stato il dottor Mariano Cingolani, presenti il consulente dell’indagato, la prof. Elena Mazzeo, e quello delle parti lese, prof. Massimo Mentili.

Ciferri ha parlato per un’ora e mezza davanti al Gip Marcello Cozzolino confermando la sua versione di legittima difesa e ricostruendo minuziosamente ciò che accadde quel giorno. Difesa da due uomini – è la sua tesi – che lo hanno minacciato armati di piccone.

Gli operai vantavano un credito di oltre 16.000 verso il Ciferri per prestazioni edilizie mai pagate.

Intanto si svolgerà domenica la fiaccolata “Il lavoro per vivere” in ricordo dei due operai, fortemete voluta dalle associazioni sindacali perchè la tragedia che ha colpito i due immigrati ha anche un profondo risvolto sociale ed è legata alla preoccupante situazione economica e lavorativa in particolare che porta gli imprenditori a non essere solventi verso i propri collaboratori, a non regolarizzare le posizioni e spesso a non rispettare nemmeno i parametri di sicurezza. La fiaccolata partirà da via XX giugno, casa di una delle vittime e si concluderà a Piazza del Popolo.

Molti i misteri intorno al caso, molte le versioni a cominciare dalla presunta telefonata del’imprenditore ai due operai convocati da lui quel giorno per ritirare il denaro, un appuntamento dato nella villa di Ciferri come sostiene il fratello della vittima o in un bar come sostengono altri testimoni, c’è il mistero del coltello proibito ritrovato addosso a Mustafà che i suoi familiari non attribuiscono all’operaio, c’è il mistero delle presunte minacce alla madre di Ciferri e c’è la questione della piccozza che potrebbe essere state portata come arma dai due kosovari oppure già presente in casa Ciferri e impugnata durante la lite.

Ricordiamo che l’imprenditore ha riportato delle lesioni compatibili con una colluttazione e che nella sua casa sono state trovate 41 armi regolarmente detenute ma probabilmente non tutte conservate in armadietti chiusi come previsto dalla legge.

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

commenti

Articoli Correlati

In caricamento...

Lascia un commento