Fermo – Appalto pulizie in ribasso, la CGIL spiega i danni per città e lavoratori

Fermo - Appalto pulizie in ribasso, la CGIL spiega i danni per città e lavoratori

Fermo – Appalto pulizie in ribasso, la CGIL, prendendo l’esempio della signora Agnese, lavoratrice di cooperativa, spiega i danni per città e lavoratori.

“La storia appartiene ad alcune lavoratrici che si occupano, per conto di una cooperativa, della pulizia degli stabili della
provincia di Fermo.” – scrive la CGIL – “Questa storia certifica la corrispondenza alla realtà delle ragioni per le quali la Cgil si oppone alle politiche dell’attuale governo.
A marzo 2015 scade l’appalto delle pulizie. Il rinnovo comporta, a causa dei tagli dei trasferimenti decisi dal governo,
che lo stanziamento passa dalle precedenti 42mila euro /anno a 29mila base d’asta per gli ultimi 9 mesi del 2015 e,
l’appalto viene aggiudicato al ribasso con la cifra di 19.486.

La riduzione del costo significa che l’ampiezza e la frequenza delle pulizie si sono conseguentemente abbassate: non più i mq di prima e a giorni alterni, tranne che per i bagni che necessitano di ¼ d’ora tutti i giorni.

Questa storia ci fa giustamente supporre che i locali gestiti dalla provincia saranno meno puliti di prima e, a soffrirne
saranno dipendenti, amministratori e utenti frequentatori.

Fosse solo ciò, il danno avrebbe un’entità sopportabile!

Ma, per il danneggiato finale, parliamo della signora Agnese e le sue colleghe, questo giochetto significa che dalle 30,30 ore settimanali precedenti, la stessa Agnese passa a 5 ore settimanali suddivise per i 5 giorni a settimana in ognuno dei quali dovrà recarsi a svolgere la prestazione di pulimento di qualche ufficio e per 1 ora al giorno. Agnese deve fare 14 Km al giorno tra andata e ritorno per recarsi da casa al lavoro, sopportando una spesa settimanale di carburante di circa 30 euro cioè, la stessa cifra che riceverà in busta paga per la sua prestazione lavorativa.

Per Agnese è più competitivo l’assegno di disoccupazione che l’accettazione della proposta di lavoro. Non a caso alcune sue colleghe hanno rifiutato l’offerta.

La signora Agnese raccoglie su di se la storia politica degli ultimi 30 anni segnata da privatizzazione del lavoro, esternalizzazioni, mercificazione e impoverimento del lavoro.

La signora Agnese, al pari delle sue colleghe, lavorando ci rimette; il lavoro la rende povera e, anche se inconsapevolmente, rappresenta essa stessa le denunce e le lotte della Cgil contro le scelte di questo e dei precedenti governi a direzione europea che calpestano il lavoro e i lavoratori.

Per rappresentare e tentare di migliorare questa situazione, ci siamo incontrati con la Provincia e con l’azienda che si è aggiudicata il servizio; la Provincia non ha risorse aggiuntive oltre a quelle stanziate e non si può fare nulla tranne che
concentrare, ancora e in meno giornate, il servizio al fine di alleviare una condizione di per sé drammatica perché insulta la dignità delle lavoratrici e offende gravemente il lavoro.

Il lavoro, su cui si fonda la Costituzione italiana, non può essere ridotto così a brandelli. Esso serve a tutti noi per vivere e per realizzare la nostra personalità, socialità e rinsaldare il nostro senso civico. Così, invece, diventa nostro nemico, una nostra dannazione e condanna che umilia, più delle vittime dirette, un intero Paese, smentendone la vuota proclamazione di Paese civile, perché la sua classe dirigente non è più in grado di chiedere ai cittadini di adempire ai propri doveri quando, essa stessa, ne smentisce i diritti, nutrendo e innalzando sempre più il pulpito dei propri privilegi.

Cambiare veramente il Paese per noi significa rendere giustizia a tutte le Agnese d’Italia.”

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