Fermo – Biomasse ex Sadam, querelle Monaldi-Cesetti

Fermo - Biomasse ex Sadam, querelle Monaldi-Cesetti

La querelle sulla Centrale a Biomasse di Campiglione nel dopo sentenza scotta. Dopo che il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi indicando la necessità di un nuovo VIA da parte della Provincia che ha portato soddisfazione al Presidente Cesetti è di queste ore l’intervento del RSU Ex Sadam Gabriele Monaldi che sottolinea come non ci non ci siano i presupposti per una via negativa da parte della Provincia invitando a non strumentalizzare e allungare la faccenda solo per fini meramente elettorali”
Arriva pronta la risposta di Cesetti: “Le dichiarazioni di Gabriele Monaldi (Rsu ex Sadam) mi impongono di ritornare sulla vicenda per ribadire che la Provincia di Fermo non ha alcuna intenzione, né tantomeno interesse ad allungare i tempi che saranno quelli che l’iter richiede e nessun legame vi può essere con la imminente tornata elettorale considerato che la questione ex Sadam si protrae da circa un decennio.
Sproporzionata ed illegittima, non sussistendone i presupposti alla luce delle vigenti disposizioni e
della sentenza del Consiglio di Stato, è la pretesa di nomina di un commissario ad acta per Fermo che come tale verrà contrastata dal territorio e dalle sue Istituzioni politiche.
La sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato sul ricorso proposto per la riforma della decisione del Tar Marche ci soddisfa perché riconosce i poteri e le prerogative della Provincia e le ricostruzioni di parte, alla luce delle chiare disposizioni nella stessa contenute, appaiono un esercizio tanto inutile, quanto fuorviante.
Il Consiglio di Stato, infatti, statuisce che la Provincia di Fermo deve attivare un nuovo procedimento di VIA e che il Giudice amministrativo non possa sconfinare nella sfera insindacabile del merito che compete alla Provincia “atteso che le illegittimità evidenziate dal Tar possono soltanto comportare, nella sostanza, la necessaria ripresa della valutazione di VIA”.
Nel riprendere la valutazione di VIA la Provincia potrà e dovrà, inoltre, indagare “tutti i profili coinvolti”, e non solo quelli indicati dal TAR, “fermo restando che i tempi di conclusione del procedimento sono quelli dettati dalla legge, a nulla rilevando che ‘il procedimento si sia protratto
per circa tre anni’ ”.
Afferma il Consiglio di Stato che, come sostenuto dalla Provincia e dal Comune negli atti di appello, “la VIA valuta complessivamente l’impatto sul sito specifico, analizzando le matrici suolo, aria, acqua, rifiuti e l’impatto sulla salute delle persone, atteso che la VIA medesima non serve solo per verificare il rispetto dei limiti di legge; altrimenti opinando, infatti, si dovrebbe mettere in discussione la finalità e l’utilità del procedimento stesso di valutazione d’impatto ambientale”.
Ma il passaggio della sentenza del Consiglio di Stato più rilevante e decisivo per tutta la vicenda è quello in cui si statuisce che “quanto disposto dal TAR deve essere interpretato non nel senso che venga emessa una dichiarazione di compatibilità ambientale favorevole alle proponenti, bensì, secundum ius, che l’organo competente debba emanare una nuova valutazione…”.
Pertanto, contrariamente a quel che afferma Monaldi, ben potrà la Provincia emanare un provvedimento di VIA negativa, ovviamente nella sussistenza dei presupposti di fatto e di diritto.
Ogni decisione, quindi, sulle sorti del territorio fermano spetta al Servizio Ambiente della Provincia di Fermo che deciderà motivando nel rispetto del diritto.”

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