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Fermo: – Il candidato Zacheo: “Io indagato? Lasciamo il fango fuori dalla porta”

Fermo - Incontro con i quartieri per il candidato Zacheo

Inizia a farsi le ossa in politica il candidato sindaco alla guida di Fermo Pasquale Zacheo alla guida di Io Scelgo Fermo.

Le voci che lo vogliono al centro di un’inchiesta da parte della Procura iniziano a infastidire l’aspirante Sindaco che ci tiene a precisare la sua posizione:

“Ritengo di dover personalmente intervenire per mettere fine a  illazioni che, da qualche giorno, si stanno ricorrendo tra chi mi vorrebbe escluso dalla competizione elettorale di maggio per la scelta del nuovo sindaco di Fermo.” – è l’intervento di Zacheo – “Ne ho sentite davvero tante nelle ultime settimane, dopo la notizia della mia candidatura.

Ho persino visto possibili competitori politici che, nel goffo tentativo di minare la forza della mia coalizione, avevano preso contatti con componenti del mio schieramento per segnalare, addirittura fingendo di avere a cuore le sorti dei loro avversari, che a breve sarei incorso in pesanti inchieste della Procura. Al di là della simpatia per il maldestro tentativo di questi signori, l’intera compagine ha preso atto della sussistenza di un chiaro tentativo di discredito verso il candidato più accreditato. E la consapevolezza di ciò, non solo ha rafforzato il legame, ma ha fatto comprendere effettivamente la qualità della mia candidatura e il timore che la stessa genera in tanti ambienti della politica che hanno avuto, ed hanno, a cuore più gli interessi di parte che quelli della comunità tutta.

Oggi voglio con forza chiarire di cosa si sta parlando.

La presunta inchiesta altro non è che un’attività di indagine, legittimamente svolta dalla Procura di Fermo dal lontano luglio 2014, collegata ad un pericoloso blitz operato dai Carabinieri in quel di Montegranaro, per bloccare un gruppo di malviventi, legati alla criminalità organizzata di matrice calabrese, che si stavano riunendo in un casolare.

La platealità dell’intervento, con i malviventi che si era dileguati per le campagne, in pieno giorno ed a ridosso del centro abitato, aveva destato ovviamente impressione nell’opinione pubblica, con la notizia che veniva ampiamente riportata dagli organi di stampa locali e non solo. Organi di stampa che avevano descritto la circostanza come collegata ad un “summit di mafia”.

La Procura, all’indomani della notizia stampa, ha avviato le sue legittime indagini per verificare se la stessa notizia sia stata acquista autonomamente dai giornalisti attraverso la gente che ha assistito alla plateale circostanza o attraverso i Carabinieri che avevano operato. Pertanto, la Procura, come tante altre volte fatto in passato,  starebbe formalmente procedendo a carico dei Carabinieri che hanno materialmente operato (della Stazione di Montegranaro) e del loro Comandante, ovvero il sottoscritto, che, per tranquillizzare l’opinione pubblica, era intervenuto per comunicare testualmente la stessa “che, a prescindere dai fatti, lo Stato è presente e che merita il plauso che ha operato in condizioni di assoluta pericolosità”.

Peraltro, in quei giorni, il sottoscritto si trovava in ferie nel Salento, e soprattutto al capezzale della propria consorte reduce da un gravissimo incidente che le aveva compromesso la vita.

L’essere sottoposti ad indagine per questo tipo di circostanze è usuale per chi, come i Carabinieri e, soprattutto, i loro Comandanti, per esigenze istituzionali, comunicano con la stampa. Non è certo la prima volta per me, dopo 27 anni di servizio, di cui 20 con responsabilità di Comando. Tutte le volte, i vari procedimenti sono finiti in archiviazione. Al pari di quelle che mi hanno riguardato come collaboratore del Dr. Luigi De Magistris.

Anche all’epoca, come oggi, la competente Procura aveva avviato i suoi legittimi accertamenti.

La vicenda odierna, come detto, risale a circa un anno fa. E’ nota da molto tempo, e soprattutto è nota alla Scala Gerarchica dell’Arma, che ha ritenuto opportuna la dichiarazione pubblica resa all’epoca dal sottoscritto, trattandosi di dichiarazione squisitamente istituzionale e volta alla corretta informazione verso l’opinione pubblica, alla quale, a prescindere dalla presenza dei malviventi, doveva giungere un messaggio di tranquillità, riconducibile alla presenza dello Stato in generale e dei Carabinieri in particolare.”

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