Follia di Campiglione – CGIL: “Proviamo a guardare oltre la paura”

nota CGIL su raptus Campiglione

Continuano ad arrivare reazioni e considerazioni sull’episodio di cronaca di sabato pomeriggio scorso quando un quarantenne nigeriano, regolare nel nostro Paese, in preda a un raptus di follia ha seminato il panico a Campiglione di Fermo e, armato di paletto, si è scagliato contro auto e vetrine provocando ingenti danni.

A dire la sua oggi la CGIL di Fermo che invita a guardare oltre la paura:

“Il nuovo, grave episodio di violenza provocato da un cittadino nigeriano, ospite del territorio fermano con un programma di protezione dalle persecuzioni di cui è vittima nel proprio paese d’origine, chiama ciascuno di noi ad un impegno di riflessione e non ci deve lasciare indifferenti.

La CGIL di Fermo vuole esprimere solidarietà alle vittime dell’episodio che sono state colpite nei beni, nei sentimenti, nella serenità del quotidiano, ma vuole anche offrire una riflessione  lucida, civile, articolata così da sollevare la visione dei fatti da un facile agitare gli spettri della follia, del razzismo, della rabbia xenofoba, della guerra fra poveri.

Il reato commesso da un  cittadino non comunitario fa più notizia, ma ricordiamo che solo un reato su 10 vede dei clandestini, o dei cittadini provenienti da paesi terzi, protagonisti di tali atti criminosi: la pericolosa omologazione “straniero = delinquente” è il prodotto di uno stupido luogo comune, della strumentalizzazione politica, della paura che viene sapientemente guidata da quanti vogliono riportare il nostro paese ai tempi del nazionalismo, dell’autarchia, della logica fascista dell’esclusione e della persecuzione della diversità…di ogni diversità!

I programmi di protezione che tutelano  gli Esseri Umani vittime di persecuzioni politiche, di guerra, di regimi autoritari, sono il frutto del civilissimo accordo tra ANCI nazionale, UNHCR, Ministero degli Interni che dal 2002 sono organizzati e finanziati dalla legge 189/2002.

I finanziamenti, che sono erogati a chi organizza l’accoglienza e non ai rifugiati, però (come nel caso del programma clandestini) sono sempre di meno così che il principio di sussidiarietà (cioè l’espletamento da parte dei privato convenzionato, dei servizi che dovrebbero essere pubbliche) diventa lo scaricare sul terzo settore “il lavoro sporco” del prendersi cura di questi cittadini ospiti dei nostri territori: operatori sottopagati, attività educative e riabilitative ridotte al minimo, condizioni di vita al limite della prigionia: mesi di incertezza, solitudine, limitazione  della libertà, degli affetti.

E’ urgente raccogliere dati ed informazioni per eseguire un realistico esame delle condizioni quantitative e qualitative dei richiedenti asilo ospitati nel nostro territorio e delle organizzazioni che se ne occupano, restituendo alle Istituzioni il ruolo che la legge attribuisce loro: CGIL Fermo ha chiesto dopo ogni evento tragico, chiede ancora, tutt’ora inascoltata, questi tavoli di approfondimento perché il nostro territorio torni ad essere il luogo ospitale e civile che fa della solidarietà un valore concreto ed universale.”

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