Giornata Mondiale del Teatro 2022, i messaggi di Peter Sallars e Roberta Arduini


di Vito Piepoli

PESARO – È stato diffuso dal Centro Italiano dell’International Theatre Institute UNESCO il Messaggio della Giornata Mondiale del Teatro 2022 del 27 marzo, scritto dal grande regista statunitense Peter Sellars. Quest’anno sarà una cerimonia ancora più significativa, visto che la Giornata Mondiale del Teatro, istituita dall’International Theatre Institute e da esperti dell’UNESCO nel 1961, festeggia la sua 60° edizione.

Il messaggio richiama in maniera forte e profonda i valori fondativi del teatro rispetto alla comunità, a concrete pratiche di pace, alla costruzione di possibili prospettive.

Stimolata anche dalle parole di Peter Sallars, l’artista Roberta Arduini del quartetto Oasi di Pesaro, ha diffuso anch’essa un suo messaggio. Roberta Arduini è scrittrice di testi e autrice di progetti di parole e musica, spettacoli molto profondi, unici nel loro genere, come il suo ultimo “Il Soffio della Nuova Vita”, nel segno di una rinascita, ispirato a questo momento drammatico della pandemia Covid, ed è al lavoro per un suo quinto spettacolo.

In merito ci rimettiamo integralmente alle parole dei due artisti, riportandole di seguito senza aggiungere altro. La traduzione del testo inglese del messaggio di Peter Sellars è di Roberta Quarta del Centro Italiano dell’International Theatre Institute.

Cos’altro aggiungere…. in attesa di poter tornare alla nostra straordinaria normalità……. che in un momento di forte difficoltà, che la Speranza, l’Amore e la Misericordia non possano mai mancare nelle nostre vite. Buona lettura.

Cari Amici,

Mentre il mondo è sospeso di ora in ora, di minuto in minuto su un flusso quotidiano di notizie, posso invitare tutti noi, in qualità di creatori, ad entrare nel nostro ambito, nella nostra sfera e nella nostra prospettiva di tempo epico, di cambiamento epico, di consapevolezza epica, di riflessione e visione epica? Stiamo vivendo in un periodo epico della storia umana e i cambiamenti profondi e significativi che stiamo vivendo nelle relazioni degli esseri umani con se stessi, tra di loro e con i mondi non umani sono quasi al di là delle nostre capacità di comprendere, articolare, parlarne ed esprimerci.

Non stiamo vivendo in un ciclo di notizie 24 ore su 24, stiamo vivendo al bordo del tempo. I giornali e i media sono completamente impreparati e incapaci di affrontare ciò che stiamo vivendo. Dov’è il linguaggio, quali sono i movimenti e quali sono le immagini che potrebbero permetterci di comprendere i profondi cambiamenti e le rotture che stiamo vivendo? E come trasmettere in questo momento il contenuto delle nostre vite non come reportage ma come esperienza? Il teatro è la forma d’arte dell’esperienza.  In un mondo travolto da enormi campagne stampa, da esperienze simulate, da previsioni terrificanti, come possiamo andare oltre l’infinito ripetersi di numeri per fare esperienza del carattere sacro ed infinito di una singola vita, di un singolo ecosistema, di un’amicizia o della qualità della luce in un cielo strano?

Due anni di COVID-19 hanno offuscato i sensi delle persone, ristretto la vita delle persone, interrotto le connessioni e ci hanno messo in uno strano ground zero dell’insediamento umano. Quali semi bisogna piantare e ripiantare in questi anni, e quali sono le specie invasive e troppo cresciute che devono essere completamente e definitivamente eliminate? Così tante persone si sentono al limite. Tanta violenza sta divampando, irrazionalmente o inaspettatamente. Tanti sistemi consolidati si sono rivelati strutture di crudeltà continua. Dove sono le nostre cerimonie della memoria? Che cosa dobbiamo ricordare? Quali sono i rituali che ci permettono finalmente di reimmaginare e cominciare a provare passi che non abbiamo mai fatto prima?

Il teatro della visione epica, dello scopo epico, del recupero, della riparazione e della cura ha bisogno di nuovi rituali. Non abbiamo bisogno di essere intrattenuti. Dobbiamo metterci insieme. Abbiamo bisogno di condividere lo spazio e di nutrire lo spazio condiviso. Abbiamo bisogno di spazi protetti di ascolto profondo e di uguaglianza.  Il teatro è la creazione sulla terra dello spazio dell’uguaglianza tra umani, dèi, piante, animali, gocce di pioggia, lacrime e rigenerazione. Lo spazio dell’uguaglianza e dell’ascolto profondo è illuminato da una bellezza nascosta, mantenuta viva da una profonda interazione col pericolo, l’equanimità, la saggezza, l’azione e la pazienza.

Nel Sutra dell’Ornamento Fiorito, Buddha elenca dieci tipi di grande pazienza nella vita umana. Uno dei più potenti si chiama Pazienza nel Percepire Tutto come Miraggio. Il teatro ha sempre presentato la vita di questo mondo come somigliante a un miraggio, consentendoci di vedere, attraverso l’illusione umana, la delusione, la cecità e la negazione con chiarezza e forza liberatorie.

Siamo così certi di ciò che stiamo guardando e del modo in cui lo guardiamo che non siamo in grado di vedere e sentire realtà alternative, nuove possibilità, approcci diversi, relazioni invisibili e connessioni senza tempo. Questo è un tempo per una profonda rivitalizzazione delle nostre menti, dei nostri sensi, delle nostre immaginazioni, delle nostre storie e dei nostri futuri. Questo lavoro non può essere fatto da persone isolate che lavorano da sole. Questo è un lavoro che dobbiamo fare insieme. Il teatro è l’invito a fare insieme questo lavoro.

Grazie di cuore per il vostro lavoro.

Peter Sellar

 

Stiamo vivendo profondi cambiamenti che la nostra mente stenta a comprendere e quindi ad esprimere. Camminiamo su rotaie liquide, inondati da un flusso di notizie che ci disorientano e ci allontanano da noi stessi, dai nostri simili e dalla vita stessa. I media, i giornali, la scienza, i politici, sono divorati dalla paura, come Noi, e dietro le loro solide maschere si nascondono bambini immaturi, colmi di rabbia, di risentimenti, di paure, che non ascoltano la propria sofferenza e le proprie sensazioni corporee, ma vivono nell’ inconsapevolezza, e quindi nell’impreparazione e nell’incapacità di affrontare questo momento epico.

Per difendersi l’Uomo si anestetizza, si separa e aggredisce, credendosi Dio; il conoscitore del bene, e il conoscitore del male. Il nostro disagio interiore rimane inglobato e represso nella paura dell’ignoto, nella confusione, nelle contraddizioni, nella separazione e nei conflitti che invocano una forte domanda di senso. Proprio per questo trovo che il bisogno interiore dell’essere umano, debba essere accolto, ed espresso tramite uno stimolo potente: La PAROLA. Sono certa che le Parole di Bellezza e di Cura, possano stimolare l’essere umano verso un “rinnovamento catartico” di cui sente grande necessità.

Inoltre il forte impatto emotivo, con il quale vengono espresse, può davvero scuotere le nostre “impalcature” e stimolarci alla trasformazione, alla guarigione e al cammino verso un’umanità più consapevole. Il Teatro, è quindi il mezzo ideale per aprirci a una relazione intima con noi stessi, per fare esperienza diretta di comprensione del mondo che ci circonda, e per condividere insieme ad esso i nostri tormenti interiori. Ed è quello che cerco di fare io con i miei spettacoli (umani sociali e ambientali) di Parole e Musica, perché in uno spazio comune e intimo come il Teatro, è possibile seminare e far nascere un germoglio, che ci stimoli a rimetterci in equilibrio con questo meccanismo perfetto che nutre la Vita; con gli animali, le piante, i batteri, i virus, i minerali, l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco.

Parti di un’unica cellula, di un’unica Anima che da sempre vuole unirsi a Noi, nella cura reciproca, con gesti quotidiani, per intonare il LA UNIVERSALE che nel bene assoluto echeggia. Ora la parola chiave è: UNIONE. Solo insieme possiamo lavorare e costruire quelle scale che ci permettono di risalire il fossato, vincere i demoni del globo materiale e mettere la tecnologia al servizio del nostro spirito, dell’evoluzione umana e dell’integrità interiore.

Solo insieme possiamo far in modo che i nostri conflitti e le nostre contraddizioni, siano la spinta verso il sole di una nuova alba e guarirci a partire dagli anelli più deboli della catena. Solo insieme possiamo fare spazio vuoto per accogliere, spingere e generare. E allora, nel nome dell’uguaglianza, della bellezza, dell’ascolto e dell’unione, vi invito ai miei spettacoli per fare Teatro INSIEME al mio Quartetto OASI di Parole e Musica, e per ricamare INSIEME il tessuto di questa società.

Roberta Arduini, Quartetto Oasi – Pesaro

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