Grottammare, Filippo Massacci incanta la platea nella cena letteraria dell’ associazione Blow Up e di Leggere 54

di Alceo Lucidi

GROTTAMMARE – Gli incontri culturali dell’associazione “Blow Up” di Grottammare, nell’ambito del copioso programma 2017/2018, intitolato Qualunque cosa pensi. Pensa il contrario (23ema stagione), sono giunti al quinto appuntamento. La cena letteraria, organizzata di concerto con il blog “Leggere 54” e condotta da Filippo Massacci, nell’incantevole scenario della Vineria M481 del paese alto di Grottammare, ha avuto per tema l’Odissea di Omero vista come tappa fondamentale nella nascita della letteratura e della costruzione narrativa.

Nel testo, datato tra il IX e l’VIII secolo a.c., forse non attribuibile all’opera di un unico autore, per le diverse forme linguistiche (dialetti greci) che vi mescolano, vi è la prima affermazione del soggetto parlante in forma scritta della storia umana, esordisce Massacci. Ripercorrendo tre momenti salienti della tormentata vicenda epica del figlio di Laerte, dopo la vittoriosa battaglia dei greci a Troia del XIII secolo a.c., incentrata attorno alle sfolgoranti gesta dell’ingegnoso Ulisse e del suo cavallo, è stato dunque individuato il centro dell’opera stessa nell’affermazione della volontà del soggetto eroico come fattore di determinazione del proprio destino.

In effetti, nel libro quinto, prima Ulisse rifiuta l’immortalità promessagli dalla bellissima Dea Calipso, che vuole a tutti i costi trattenerlo a sé, presso l’isola di Ogigia; poi, nell’affrontare il ciclope Polifemo, nel libro IX, svela la propria identità, dopo avere beffato il gigante, attirando così le ire del padre Poseidone, dio dei mari, che lo porta nuovamente a naufragare; da ultimo, nel delizioso libro VIII, piange per vedersi riflesso nella storia della propria avventurosa vicenda narrata dell’aedo Demodoco, nell’isola di Scheria, presso il re Anchiloo. Primo emblematico esempio di metaletteratura (la letteratura che riflette sopra se stessa).

Ad ogni modo, nello stile di queste serate, incentrate sull’approfondimento, la condivisione, la riflessione, dove il buon cibo si alterna alle delizie dello spirito, l’attenzione è stata portata, a più ampio raggio, anche sull’origine del pensiero critico e, di riflesso, della scrittura, di cui l’Odissea è compiuta e diretta filiazione. Argomenta il buon Filippo che, alla fine dell’ultima glaciazione (detta di Würm), terminata oltre 9.000 anni prima di Cristo e duratane bene 100.000, vi fu una generale riorganizzazione degli assetti sociali ed organizzativi delle comunità preistoriche, dovuta, in età neolitica, all’introduzione delle pratiche agricole, al perfezionamento della lavorazione della pietra e alla costituzione dei nuclei urbani (il primo che si ricordi, di importanti dimensioni, ancora in corso di scavo, è quello di Catalhöyük, sugli altopiani meridionali dell’Anatolia in Turchia, risalente ad almeno 7.400 anni prima di Cristo).

Più in particolare, venuto meno l’assillo della pura lotta per la sopravvivenza, il surplus produttivo ed una maggiore disponibilità di tempo spinsero l’uomo a meditare sulla propria condizione, ad acuire l’ingegno, a costruire complessi di relazioni. Massacci cita in tal senso il libro di un noto fisiologo americano, Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie (Premio Pulitzer 1997), dove si fissano i fattori di sviluppo culturale, geografico ed ambientale che determinarono il predominio della civiltà occidentale sul mondo ed una più compiuta evoluzione antropologica in senso generale.

L’ultima parte, dedicata alle curiosità attorno all’Odissea, ha dato modo di espandere la trattazione in direzione diverse e, a volte, impreviste, spaziando nella storia della letteratura. Si è giunti così all’Ulisse di James Joyce, uscito nel 1922, opera rivoluzionaria per eccellenza, dissolvitrice del romanzo tradizionale, nel suo stile irrisolto ed imploso, uno dei testi fondamentali del XX secolo. Lo sapevate poi che un certo Fenice Vinci, ingegniere nucleare, appassionato di classici, si applicò a studiare, in un saggio dal titolo Omero nel Baltico del 1995, la tesi per cui i reali i luoghi di ambientazione dell’Odissea e anche dell’Iliade sarebbero stati i più freddi lidi dei mari del Nord (Baltici appunto) e non il Mediterraneo orientale?

Pur senza solide basi scientifiche, al centro di dibattiti accademici, la teoria di Vinci, secondo la quale gli Achei, agli inizi del II millennio a.c., a seguito di un irrigidimento del clima, si sarebbero spostati nel sud dell’Europa con il loro carico di racconti e saghe orali, fu in seguito assecondata dal camaleontico Umberto Eco nel suo volume Storia delle terre e dei luoghi leggendari.

Il programma prevede, per la settimana in corso, in occasione della ricorrenza della Rivoluzione bolscevica, un doppio appuntamento: questa sera 24 ottobre lo spettacolo Majakovskjana, recital di poesie del grande poeta russo di e con Vincenzo Di Bonaventura, presso il Teatro dell’Arancio di Grottammare a partire dalle 21 e, giovedì 26, la lectio magistralis del prof. Roberto Crespi dal titolo Geometrie d’ottobre. Le arti in Russia e la Rivoluzione del 1917.

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