I Recinti del calcio marchigiano, una dinastia alla Maldini


Osimo, 18.12.2019

Il mondo del calcio, non solo quello italiano, è pieno di padri e figli che si sono passati il testimone, continuando sul rettangolo verde la passione – in alcuni casi il lavoro – di famiglia; nell’attuale campionato italiano, ad esempio, troviamo un bel po’ di figli d’arte come Dimitri Bisoli del Brescia (figlio di Pierpaolo, una vita nel Cagliari), Federico Chiesa della Fiorentina (il papà è Enrico, ex di Sampdoria, Parma e Fiorentina), Mattia Destro del Bologna (figlio di Flavio, ex Ascoli), Federico Di Francesco della Spal (erede di Eusebio, chiamato così in onore del grande giocatore portoghese, tanta Serie A e 13 presenze con 1 gol in Nazionale), Justin Kluivert della Roma (figlio del campione ex Barcellona Patrick), Giovanni Simeone della Fiorentina in prestito al Cagliari (il padre Diego, ex campione argentino, dal 2011 è allenatore dell’Atletico Madrid), Riccardo Sottil anche lui della Fiorentina (figlio di Andrea, cresciuto nel vivaio del Torino), Thomas Strakosha della Lazio (figlio di Foto, anche lui portiere, nazionale albanese) e Wojciech Szczęsny della Juventus (portiere come il padre, nazionale polacco, Maciej). Un po’ più difficile è arrivare a tre generazioni di calciatori. Sul suolo patrio, il caso sicuramente più emblematico è quello dei Maldini, da papà Cesare al figlio Paolo e al nipote Daniel: quest’ultimo oggi sta cercando di seguire le orme dei suoi avi che hanno fatto la storia del Milan, società che proprio quest’anno festeggia i 120 anni della fondazione. E se i primi due Maldini hanno vinto tanto, diventando protagonisti anche con la maglia della nazionale, Daniel e Christian – il maggiore dei figli di Paolo che, dopo le giovanili rossonere, ha cominciato a girovagare l’Italia per trovare una sua dimensione calcistica (attualmente gioca nella Pro Sesto, in Serie C, dopo esser passato anche nelle Marche, a Fano) – devono ancora dimostrare di avere nel DNA la stoffa del campione. Saltando una generazione, in Serie C gioca – a Gubbio – il marchigiano Alessandro Sbaffo, due presenze in Serie A con il Chievo Verona: suo nonno (padre della madre Aurora) era Gastone Fabio Ballarini, estremo difensore nella massima serie del Foggia anni Sessanta con cui è passato alla storia calcistica nazionale per essere stato il primo portiere di riserva ad essere subentrato al titolare durante una partita. Era il campionato 1965-66 ed era stata appena introdotta questa nuova regola, ossia la sostituzione del portiere solo in caso di accertato infortunio (quindi non per scelta tecnica); fino ad allora, se il numero uno si faceva male, doveva uscire dal campo lasciando in dieci la propria squadra e in porta ci andava un giocatore che occupava un altro ruolo. Quel 5 settembre 1965, allo stadio “Comunale” di Torino si giocava Juventus-Foggia, gara inaugurale del campionato di Serie A, e si scrisse la storia: al 16’ del secondo tempo, il portiere titolare dei satanelli pugliesi – Giuseppe Moschioni – si scontra con l’attaccante bianconero Vincenzo Traspedini (che l’anno dopo andò a giocare, guarda caso, proprio a Foggia) e si fece male; il mitico allenatore Oronzo Pugliese fu così costretto a mandare in campo il dodicesimo, appunto Ballarini. Il portiere, cameranese di nascita, è scomparso molto presto, a soli 45 anni, ed è curioso che sulla sua tomba, nel cimitero di Porto Recanati, ci sia una sua foto in tenuta da ciclista e non da calciatore (prima di darsi al calcio, infatti, era stato campione regionale sulle due ruote).

Anche in ambito mondiale gli esempi sono tanti ma quello più recente è dato da Maxim Gullit, figlio di Ruud, ex stella del Milan e del calcio olandese, che ha appena debuttato a 17 anni nella Eerste Divisie, l’equivalente della nostra Serie B, con la maglia del  Jong Az, la seconda squadra dell’AZ Alkmaar. Maxim è anche figlio di Estelle Cruijff, nipote della leggenda olandese Johan. E se il buon sangue non mente, lo vedremo strada facendo.

Con le nostre ricerche, abbiamo scoperto che pure nel mondo del calcio dilettantitico marchigiano ci sono storie originali, interessanti e suggestive da raccontare. Una di questa è quella della dinastia Recinti (tutti di Offagna), legata alla gloriosa maglia giallorossa dell’Osimana. Un connubio, quello tra i Recinti e l’Osimana, che inizia circa sessanta anni fa. Il primo a vestire la maglia dei “senza testa” fu infatti, nella stagione 1960-61 (e in quella successiva), Giuliano Recinti, classe 1938, centravanti classico, forte di testa, opportunista, astuto e con un gran fiuto del gol. Giuliano entrerà poi di diritto nel “gotha” del calcio osimano per aver segnato, durante Osimana-Loreto del 1961-62 (finita 1-1), il goal numero 400 della storia giallorossa.

Sei anni dopo, invece, apparirà con la maglia dell’Osimana Alfonso Recinti (1947), fratello di Giuliano. Dalla natia Offagna passò infatti ai giallorossi nel 1966-67; una sola, entusiasmante, stagione (impreziosita da diverse reti) per Alfonso, anche lui attaccante veloce, estroso e dotato di gran tecnica. Gli bastò un solo campionato per essere notato dagli osservatori dell’Anconitana che a fine stagione lo acquistò, vincendo la concorrenza di molte squadre. Dopo aver esordito in Serie C con i biancorossi dorici, passò alla Scafatese e quindi alla Salernitana, sempre in terza serie. Tornato verso fine carriera nelle Marche, divenne fulcro imprescindibile della grande Falconarese dei primi anni Settanta, quella guidata dal compianto Marcello Neri (che avrebbe poi allenato anche il Cesena in Serie A). Ironia della sorte, l’Osimana sarebbe stata poi nuovamente nel destino di Alfonso Recinti che incontrò – con la maglia biancoverde della Falco – nello storico spareggio del 1975; spareggio che vide proprio gli osimani vittoriosi e salire in Serie D con la curiosa appendice dei tifosi giallorossi che andarono a suonare il campanello nella sua casa di Offagna per dileggiare goliardicamente proprio Alfonso, loro ex-pupillo.

E arriviamo alla stagione 1996-97, quando un altro Recinti approda all’Osimana. Si tratta di Matteo, nato nel 1974; guarda caso anche lui attaccante. Matteo, dopo l’esordio nel massimo campionato dilettantistico marchigiano con il Castelfidardo, passerà all’Osimana ed in seguito avrà una stupenda carriera ai massimi livelli dilettantistici delle Marche con Piobbico (in Interregionale, cioè l’attuale Serie D), Matelica, Loreto, Trodica e Camerano. Se papà Alfonso è arrivato calcisticamente più in alto (Serie C), Matteo è stato senz’altro il goleador più prolifico di tutti: oltre 200 le sue marcature in partite ufficiali. È stato un attaccante veloce, con ottimo dribbling, furbo e rapinatore d’area come pochi: con le dovute proporzioni, era un bomber alla Paolo Rossi che in area non perdonava. Abbiamo chiesto allo storico corrispondente di Camerano del Corriere Adriatico, Fiorenzo Santini, di parlarci di lui: “Dico solo che io lo avevo soprannominato il ‘Cobra’ per come era letale e senza pietà in area. Dentro i 16 metri ogni palla per lui diventava potenzialmente una rete, con una percentuale elevatissima rispetto alle occasioni che aveva. Sia che fosse fronte alla porta, laterale o girato di spalle, lui tirava e il più delle volte segnava. Uno dei più forti attaccanti visti in tanti anni a Camerano. La carriera che ha avuto, pur notevole, non ha reso giustizia al suo valore reale”.

Finita la dinastia Recinti? Niente affatto. Infatti ventidue anni dopo papà Matteo (cinquantadue dopo nonno Alfonso e cinquantotto dopo il prozio Giuliano), nel 2018 iniziano la loro carriera calcistica nell’Osimana Ettore (2009) e Pietro (2011) Recinti. Difficile a credersi, ma Ettore è difensore centrale. È ovviamente presto per dirlo (e lo stesso discorso vale anche per Pietro), ma già in lui si intravedono grosse potenzialità e, a tal proposito, abbiamo voluto sentire il suo maestro di calcio, un maestro nel vero senso della parola in quanto si tratta di Francesco Bellucci, gloria assoluta del calcio osimano che ha collezionato 69 presenze in Serie A (con Bari, Cagliari e Lecce), 159 in Serie B e 115 in Serie C (in varie società). In merito ad Ettore, Bellucci ci ha detto: “Innanzitutto posso dire che si tratta di un ragazzino appassionatissimo e, con tutte le cautele del caso per l’età che ha, con grosse potenzialità; è infatti tempista, buona visione di gioco, forte sia fisicamente che nel gioco aereo”.

Chi invece segue le orme, come ruolo, dei suoi parenti è Pietro e anche per lui abbiamo sentito il suo mister Giorgio Graciotti, già ottimo difensore dell’Osimana e di varie squadre marchigiane di rilievo: “Posso solo dire che si tratta di un ragazzino molto educato (come il padre), che sente il gruppo ed è pieno di entusiasmo. Anche io, con tutte le ovvie cautele anagrafiche, vedo un attaccante di grande prospettiva vista la sua fantasia, la sua velocità ed il senso della rete. Somiglia davvero tanto al papà che ho avuto la sfortuna di avere spesso come avversario e che mi ha sempre e regolarmente segnato; addirittura in un Camerano-Sirolo 5-0 me ne fece addittura quattro!”.

Per finire il pezzo su questa bellissima saga dei Recinti con l’Osimana, abbiamo dato voce all’attuale presidente, Antonio Campanelli, il quale ci ha gentilmente detto: “Per noi giallorossi è un piacere essere testimoni di questa piccola storia calcistica marchigiana. So per certo, da quanto mi hanno detto, che questi due bimbi hanno un DNA calcistico di rilievo e lo stanno dimostrando fin d’ora. Pertanto, mi auguro per loro come traguardo minimo che raggiungano in futuro quantomeno la nostra prima squadra, come i loro avi; senza porre, però, limiti alla provvidenza…”.

Se il buon giorno si vede dal mattino, per Ettore e Pietro siamo sicuri che il futuro sarà radioso.

 

Michele Rossi

Testo © dell’Autore e dell’Editore
Nelle foto © dei raffigurati, la dinastia Recinti: da sinistra, Giuliano (1938), Alfonso (1947), Matteo (1974), Ettore (2009) e Pietro (2011)

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