Il consigliere regionale dei Cinquestelle Peppe Giorgini: “Negli anni scomparsi dall’ ospedale di San Benedetto reparti ed eccellenze”

SAN BENEDETTO – Con un lungo comunicato stampa che riportiamo integralmente, il consigliere regionale del Movimento Cinquestelle Peppe Giorgini, analizza dal suo punto di vista l’attuiale situazione in cui versa l’osedale di San Benedetto del Tronto.

“Non sappiamo se ridere o piangere, sinceramente, di fronte alla tabella presentata dal consigliere del PD Urbinati che esprime meraviglie, per chi ha lo zelo di leggerla e crederci, rispetto alle attività di ricovero del Madonna del Soccorso e del Mazzoni dal 2015 al 2018. Un occhio attento che quella sanità la conosce, perché la vive sulla sua pelle, individua cosa si cela realmente dietro questi numeri da “banco del lotto”, che occultano volutamente gli accadimenti dell’ultimo decennio rispetto alla sanità picena.

I dati di archivio, quelli veri, li daremo noi reparto per reparto, relativamente all’ospedale sambenedettese, ma prima vogliamo ricordare che se ne sono andati ad esprimere la loro eccellente professionalità altrove il Dott. Cangiullo, Il Dott Morsiani e, da ultimo, il Dott. Siquini, solo per citarne alcuni. Il Madonna del Soccorso aveva, fino a pochi anni fa, un’ottima situazione sanitaria mentre oggi siamo ridotti a un ospedale geriatrico, disegno politico che affonda le sue radici proprio in questa legislatura regionale a marchio del conte Ceriscioli.

Come eravamo dunque e cosa siamo diventati oggi…

CardiologiaUtic:  Fino a meno di dieci anni fa, era uno dei reparti cardine della Provincia.  Gioiello del nostro ospedale che annoverava percorsi multi specialistici dal trattamento delle acuzie alla riabilitazione, reparto precursore storico fin dai primi anni ‘80 dell’impiantistica: Ad oggi non ha ancora né un primario né un coordinatore. Mancano medici ed infermieri e fino a poco tempo fa era relegato in accorpamento con la Medicina D’Urgenza, con tutti i rischi connessi all’esposizione del paziente cardiologico, ad una moltitudine di patologie.

Un reparto che doveva essere potenziato sulla costa, è stato depauperato negli ultimi anni e proprio dall’attuale Governatore e dai suoi rappresentanti locali. Difatti è proprio in questi ultimi 5 anni che si è registrato il valore più basso  di spesa regionale in rapporto al numero di casi trattati e i farmaci cardiovascolari: rapporto che ci indica come sia diminuito il livello di intensità e innovazione nelle cure: per scelte politiche, non certo per indiscusse competenze del suo personale.

Pronto Soccorso – “ove incomincian le dolenti note a farsi sentire”. Siamo al secondo posto nelle Marche come numero di accessi, ma veniamo trattati come una Potes di periferia con due soli medici in turno, di cui alcuni senza specializzazione, temporaneamente assunti per tappare le caselle estive ma che non potendo trattare i codici più gravi lasciano le situazioni più difficili in capo al medico specializzato che letteralmente “scoppia”.

L’ambulanza aggiuntiva di area vasta, che dovrebbe stazionare sulla costa, resta ferma a fare le ragnatele ad Ascoli. Siamo stati sempre all’avanguardia fino al 2000 e proprio il Pronto Soccorso era uno dei luoghi più ambiti dove prestare la propria professione. Si era addirittura creato un terzo ambulatorio medico per la gestione dei cosiddetti codici verdi e codici bianchi e addirittura era predisposto un servizio interno a pura gestione infermieristica. Oggi, quel terzo ambulatorio in vista dell’estate, dovrebbe comunque  funzionare secondo le direttive, ma  senza risorse e senza personale infermieristico aggiuntivo: Per le magie dunque, si stanno attrezzando…

Medicina D’Urgenza – Costola vitale del nostro nosocomio e centro fondamentale per la costa Picena, tratta le più svariate patologie acute, respiratorie e internistiche afferenti sia dal Pronto Soccorso che dai vari reparti ospedalieri: un vero e proprio “polmone” che funge da luogo in cui i pazienti vengono stabilizzati e ricevono tutto l’iter diagnostico-terapeutico iniziale in regime di Osservazione Breve Intensiva, per poi continuare nelle cure o essere ricoverati altrove.

In un luogo del genere, che conta solo per il mese di gennaio un numero di oltre 300 ingressi su 13 posti letto, di cui sei di terapia semi-intensiva con quattro apparecchi per la ventilazione, viaggia con un solo infermiere per area di osservazione e dove manca completamente il personale OSS notturno e un coordinatore infermieristico, sopperito come in cardiologia dalla buona volontà degli operatori che sono al limite della sopportazione: per lavori di ristrutturazione a rilento si trovano praticamente da soli, uno per ogni ala del reparto a fornire l’assistenza che dovrebbero erogare almeno tre unità infermieristiche. Il personale OSS è presente solo di giorno, di notte non c’è, nonostante si accetti quella mole di pazienti in acuto h 24.

Radiologia – più di 100.000 prestazioni quelle erogate, ma la struttura complessa e il primariato è  stato fagocitato da Ascoli. Il PD ha depauperato anche questo reparto che dai tempi del Dott. Dardari era considerato una delle migliori radiologie d’Italia! Oggi si sono stratificate talmente tanto le liste d’attesa, che ci vorrebbero una pletora di apparecchi e di personale per tentare di smaltirne almeno la metà: per una mammografia di controllo siamo arrivati al 2021!

Chirurgia – Qui si apre una profonda ferita con l’abbandono del dott. Siquini che  lascia, così come ha fatto il suo eccellente predecessore dott. Morsiani: un ospedale che perde una scuola chirurgica del calibro di questi nomi, è un ospedale che non investe nelle capacità, nelle competenze e che si rassegna alla bieca volontà politica di essere smantellato pezzo pezzo, lasciando anche qui una lista di pazienti in attesa di intervento che chissà dove e quando mai verranno chiamati e operati.

Ortopedia – Un’altra eccellenza storica del nostro dipartimento chirurgico che ha dimezzato in pochi anni i suoi posti letto e che mentre una volta annoverava un ventaglio di offerte sanitarie di eccellenza che andavano dalla chirurgia protesica, alla neurochirurgia vertebrale, passando per l’artroscopia fino alla chirurgia della mano, oggi può solo mantenere la traumatologia e viaggia senza primario a San Benedetto con ben 600 interventi di media all’anno: Il primario viene sopperito da Ascoli Piceno che vede anche lì carenze gravi in termini di medici e personale.

Oncologia – Il reparto è al collasso totale. Un’unica oncologia per tutta la provincia che non solo deve sopperire a tutti i trattamenti e ai percorsi diagnostico-terapeutici dei pazienti ma che, suo malgrado, deve chiedere ed  aspettare tutte le mattine che le vengano forniti i farmaci per la chemioterapia da Ascoli Piceno: i pazienti con un cancro da curare possono tranquillamente aspettare…

Geriatria e Medicina – Qui sicuramente i ricoveri non mancano, i percorsi cronici sono gli unici che tengono il passo,  con il personale praticamente al collasso: In Medicina tre infermieri di giorno e soltanto due operatori socio sanitari per 36 pazienti: di notte si dimezzano, come se i pazienti non avessero bisogno tanto quanto di giorno. In questi reparti è diventata consuetudine consolidata la promiscuità sessuale dei pazienti: si pensi al disagio che vive un anziano in geriatria magari costretto a letto che deve, per necessità, dividere la stanza con uomini e donne in modo paritetico.

Oculistica -: Scomparso da anni il reparto, resta un mini modulo all’interno del day surgery in concomitanza con tutte le altre specialistiche che quasi esclusivamente tipologie di intervento di routine: per ogni caso poco più importante ci si può curare soltanto fuori.

Neurologia: – È a fine carriera il primario, e ancora non si vede la strada per un nuovo concorso. L’unica neurologia di tutta la provincia è carente di personale tecnico, di operatori socio sanitari ed ora anche senza primario.

Laboratorio Analisi – Da noi non esiste quasi più e l’ASUR spende circa 50.000€ al mese per portare campioni biologici su e giù per la provincia ed altrettanti lungo tutta la regione perché da noi non si eseguono più una moltitudine di esami fagocitati a livello provinciale e regionale.

Otorino – Disperso. Questa è la seconda tragica ferita del nostro ospedale. Un reparto a guida Dott. Cangiullo che con la sua equipe  ha fatto la storia del centro Italia in termini di eccellenza nel campo degli interventi di otorinolaringoiatra: si operavano casi complessi e un reparto che annoverava più di una dozzina di posti letto è relegato ad avere una seduta operatoria al mese sempre e solo per interventi di routine.

Gastroenterologia – Siamo stati pionieri della diagnostica gastroenterlologica, quando ancora soltanto Ancona aveva un modulo operativo. Ad oggi non solo un unico pool deve andare avanti e indietro da Ascoli Piceno a San Benedetto, ma non sono stati fatti investimenti in termini di tecnologie e offerta sanitaria, tant’è che per casi lievemente più complessi dobbiamo dirottare i pazienti alla gastroenterologia di Fermo.

Negli ultimi anni sono letteralmente scomparsi interi reparti al Madonna del Soccorso e come dicevamo sono scappate vere eccellenze chirurgiche. Non esiste più il modulo urologico all’interno della chirurgia generale, sono stati riunificati reparti per recuperare personale e sono stati scissi successivamente con una diminuzione di unità infermieristiche e OSS a dir poco spaventosa.

E quindi, quale sarebbe la grande attività di ricovero del nostro nosocomio? Se analizziamo quei numeri, ci accorgiamo che si tratta di pazienti che necessitano di lunghi percorsi di cura, annoverati prevalentemente tra patologie croniche e riabilitative o che vengono trasferiti da ospedali che li trattano in acuzie e quindi, con un livello di tecnologie e impiego di risorse molto più incisive in termini di avanguardia terapeutica.

Basterebbe semplicemente guardare il numero dei ricoveri in Geriatria per capirlo. Un dato su tutti, solo per l’anno 2018 sono stati più o meno 1000 i pazienti che, ricoverati nel nostro nosocomio, sono stati trasferiti in altre strutture regionali o provinciali. Possiamo continuare con la Pediatria o con l’Ostetricia, ma tagliamo la testa al toro con un dato che non solo rappresenta il vulnus, ma che ci restituisce il peso reale di ciò che abbiamo perso in termini di qualità e complessità di cure nel Piceno. Per meglio far capire ai lettori ciò di cui parliamo dobbiamo introdurre brevemente il sistema DRG.

Un DRG è un sistema che permette di classificare tutti i pazienti dimessi da un ospedale (ricoverati in regime ordinario o day hospital) in gruppi omogenei per assorbimento di risorse impegnate (isorisorse).  Questo è l’aspetto che ci permette non solo di quantificare economicamente ciò che viene impegnato in termini operativi sul paziente, e quindi di remunerare ciascun episodio di ricovero, ma ci restituisce il peso  economico di quanto un ospedale “produce” e la complessità di prestazioni che vengono erogate appunto, per ogni paziente.

Esistono all’interno di uno stesso dipartimento diverse modalità di ricovero differenti ed hanno un peso completamente diverso in termini di prestazione e in termini appunto di DRG e allora ai cittadini spieghiamoglielo per bene cosa abbiamo perso e perché.  È ampiamente pubblicato quello che utilizziamo ma basti pensare che dal 2005 al 2015 in valenza economico-sanitaria, la nostra provincia ha avuto un crollo di quasi il 30%.

Per fare un paragone, se dal 2005 al 2015, in tutta la regione Marche si è perso un valore di DRG pari al 14,4 %, nella nostra provincia si è arrivati al doppio in termini di perdite. Questo vuol dire semplicemente che le patologie che vengono trattate dai nostri nosocomi piceni, sono molto meno complesse in termini di intensità. Non è da noi che vengono quindi ricoverati pazienti che necessitano di cure avanzate in termini di tecnologie e innovazione, questo è sicuro. Eravamo un’eccellenza in quasi tutti i campi e ora siamo finiti a doverci accontentare del minimo sindacale e fra poco neanche di quello.

Per questo possiamo ben dire che i numeri mirabolanti forniti da Urbinati rispecchiano il sistema usato dall’attuale governatore, il cui fine politico è spesso quello di dare una percezione della realtà distorta, non reale. Insomma il conte Cagliostro era un’altra cosa.

 

Commenti

commenti

Articoli Correlati

Loading...