“Il disastro annunciato del Pronto Soccorso di San Benedetto”, il grido di allarme del Comitato Salviamo il Madonna del Soccorso


SAN BENEDETTO – Dal Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso” riceviamo e pubblichiamo integralmente.

“L’ultima di una lunga serie di segnalazioni relative alla situazione del Pronto Soccorso del nostro ospedale non fa che mostrare le inevitabili, prevedibili ed estreme conseguenze di tutti i gravi problemi evidenziati da anni sia dal Comitato che dal personale interno. E, a volte, da alcune sigle sindacali. In primo luogo occorre prendere atto di due aspetti:

Il primo è che i problemi dei PS hanno ormai rilevanza nazionale, come emerso dai molteplici articoli di stampa, compresa quella specialistica in ambito sanitario. Il secondo elemento da ricordare è che il 30 aprile scorso il Comitato “Salviamo il Madonna del Soccorso” in un comunicato affermò, tra le varie carenze del nostro ospedale: “Pronto Soccorso e MURG: conclamata carenza di medici e di infermieri, difficoltà a coprire i turni, rischi di ulteriori tagli di servizi, anche solo a leggere gli ultimi articoli di stampa: problemi da risolvere in ogni modo prima dell’estate, reperendo il personale non certo in altri reparti sambenedettesi, poiché nessuno di essi gode di ottima salute”.

Queste carenze sono vecchie di oltre vent’anni e affondano le loro radici, oltre che in un’errata programmazione nazionale del passato relativamente al personale sanitario che sarebbe stato necessario e disponibile, nella pessima gestione operativa che, da sempre, affligge il lavoro dei medici del nostro PS.

Oggi tutti si lamentano per la carenza di medici, come confermato da un articolo di qualche giorno fa: “Mancano i medici d’urgenza. Al concorso per 39 posti presentate solo 10 domande”. Nello stesso articolo, secondo il report dell’ASUR, si affermava che nelle Marche “mancano 66 medici del 118”. E ancora: “Torrette senza auto medica di notte”.

Infine in un altro articolo si leggeva: “Pronto Soccorso, continua la follia dei codici verdi”. Occorre spiegare, poiché pochissimi lo sanno, che nei codici verdi rientrano le ferite, di ogni tipo, anche quelle domestiche da taglio. A chi sostiene che i PS si intasano poiché alcuni interventi non dovrebbero essere effettuati in ospedale chiediamo dove altro potrebbe andare un utente a farsi suturare una ferita se non presso il PS ospedaliero.

Dunque non può parlarsi di “follia” dei codici verdi, bensì di “necessità”. A Milano, da alcuni anni, è stato aperto un ambulatorio privato, unico in Italia da quello che ci risulta, nel quale c’è il “Pronto soccorso ferite da taglio Milano”. Si legge sul sito ufficiale dell’ambulatorio: “… traumi, ferite o sintomi acuti di entità moderata o per piccoli interventi ambulatoriali …  infortuni sul posto di lavoro … Perché non rintracciabile il proprio medico curante … Per evitare lunghe code d’attesa presso il Pronto Soccorso Ospedaliero”.

Dunque o si dispone che i medici di Medicina generale debbano iniziare a suturare le ferite da codice verde, oppure non ci sarà altra soluzione a questo problema se non continuare a intasare i PS.

Consideriamo anche un altro aspetto, ancora più rilevante, ossia le tempistiche del lavoro al PS. D’estate non è infrequente che al nostro PS possano arrivare anche 200 persone in 24 ore, con due medici in servizio. Ogni medico dovrà visitare 100 pazienti, ed immaginiamo che sia così bravo da riuscire a visitarne 4 in un’ora (già fuori norma, visto che i protocolli parlano di 30 minuti a visita). In 10 ore ne potrà visitare 40, in 20 80, in 24 ore arriverà a 96.

Ordunque noi non abbiamo mai sentito parlare di un ambulatorio nel quale un medico visiti 96 persone al giorno (comprese le suture, codici verdi, che portano via molto più di 15 minuti). E quando arriva un codice rosso, per il quale si impiega spesso un’ora, i tempi si dilatano drammaticamente senza possibilità di recupero. Inevitabilmente si creeranno tempi d’attesa lunghissimi. Si tratta di problematiche dette e ridette a partire già da oltre venti anni fa alle varie direzioni sanitarie, senza mai ottenere risposte né soluzioni.

A questo “inferno lavorativo” aggiungiamo che il medico di PS è l’unica figura sanitaria che non può svolgere attività libero professionale né in ospedale né presso strutture private. Il medico di PS, quando va in pensione, non viene chiamato a lavorare dalle strutture private, come avviene per tutte le altre figure mediche. Perciò, oltre a lavorare molto più degli altri medici, guadagna molto meno. Non c’è quindi motivo di meravigliarsi se non si formino medici per l’urgenza.

Aggiungiamo che un servizio indispensabile per ogni ospedale, in particolare per il PS, è quello della diagnostica radiologica: ecografie, RX, TAC, RMN. Ebbene, sta emergendo in tutta la sua drammatica evidenza l’annientamento della nostra Radiologia che va di pari passo con l’annientamento scientifico del nostro ospedale. Ma questo argomento verrà trattato a breve in modo più approfondito”.

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