Il tempo dei trentasei giusti, la mostra di Mario Vespasiani a Villa Caldogno

SAN BENEDETTO – Dopo la mostra dell’artista internazionale Roman Opalka, un altro grande evento conferma la qualità della stagione espositiva di Villa Caldogno, un progetto site-specific realizzato dal talento visionario di Mario Vespasiani dal titolo Il tempo dei trentasei giusti, che si svolge nelle tre sale del piano nobile di quella che è considerata una delle più celebri ville venete, opera dell’architetto Andrea Palladio, già patrimonio UNESCO.
 
Le opere inedite di Vespasiani si pongono in dialogo con gli affreschi cinque-seicenteschi presenti nelle tre stanze scelte, che illustrano gli svaghi e i divertimenti quotidiani della vita dell’epoca, tra giocatori di carte e suonatori. Mario Vespasiani (1978) ha concepito questi recenti dipinti in relazione alle immagini presenti sulle pareti affrescate, sia nel tema che con le tonalità, interpretando questi episodi come racconto di un’umanità distratta dalla urgenze del quotidiano, presa dai vizi e dal passatempo.
Ha associato in ciascuna sala tre quadri che descrivono un particolare mondo notturno dove appaiono uccelli di varie specie, che silenziosi osservano lo spettatore, attenti ad ogni segnale, al punto di svanire un un battito d’ali. Nella ricerca dell’artista, sono fondamentali i simboli e le metafore, infatti i volatili più che una fedele descrizione ornitologica, rappresentano il ruolo che ciascun individuo ha sulla terra e le sue responsabilità, in base al talento ricevuto e alla missione da svolgere.
 
Sia il titolo che la mostra si rifanno all’interesse di Vespasiani per la spiritualità che lega Oriente ed Occidente. In questo caso l’autore attinge alla sapienza ebraica, infatti secondo quanto sta scritto nel Talmud in qualsiasi momento della storia, ci sono sempre trentasei giusti al mondo che vivono senza essere consapevoli della loro natura “speciale”. Nessuno li conosce nel momento del loro operato – sono in un certo senso “nascosti” – ma la loro presenza assicura l’esistenza del mondo stesso perché, per amor loro, Dio non distrugge il pianeta terra.

La tradizione ritiene che le loro identità siano sconosciute anche tra di loro e che, se uno di loro giungesse a comprendere il vero scopo della propria esistenza, allora verrebbe immediatamente sostituito da un altro giusto.ell’anonimato ritengono di compiere solo il proprio dovere di uomo e donna, nulla più. Neppure loro stessi sanno di essere tanto importanti, ma riconoscendo il male e le sofferenze e se ne fanno carico perché non possono tollerare simili ingiustizie proprio per il proprio “innato status di Giusti”.

Nelle grandi tele il fondo scuro del blu notte, richiama il contesto nascosto e riservato in cui operano queste figure, non protagoniste alla ribalta, ma attente e silenziose, non generiche ma precise, inoltre ogni uccello è anche la rappresentazione di un simbolo, caro alle varie culture, sia nella specie come nel colore. Mario Vespasiani in un quotidiano che si svela nelle spaventose disparità tra gli esseri umani, nelle distanze tecnologiche che separano perfino tra le pareti di casa o che atterrisce di fronte agli abissi insondabili di ogni anima, vuole sensibilizzare l’orientamento individuale a percepire l’aspetto più profondo che ci fa sentire esseri uniti tra noi, alla madre terra e all’opera della creazione.

Confida l’autore che la mostra deriva anche dall’incoraggiamento a fare il bene, che ricevette quando era giovanissimo studente da parte del leggendario ciclista Gino Bartali, che circa venti anni dopo sarebbe stato dichiarato dallo Yad Vashem, per i suoi gesti di assoluto coraggio e umanità, Giusto tra le nazioni.

Dalle parole di Mario Vespasiani “Coloro i quali agiscono per salvare una vita umana possono essere considerati tra i Giusti ed anche se mettono a rischio la propria esistenza, lo fanno comunque perché si sentono chiamati a farlo. Questi uomini, come gli uccelli sono vigili e percepiscono lo svolgersi degli eventi da lontano, nell’oscurità.
Si muovono leggeri e decisi si staccano da terra, perché quella è la loro intima natura”.

Commenti

commenti

Articoli Correlati

Loading...