Il vicepresidente CCIAA Coltrinari: “Agevolazioni per nuove aziende: Persi i primi tre mesi dell’anno”

Il vicepresidente CCIAA Coltrinari: "Agevolazioni per nuove aziende: Persi i primi tre mesi dell’anno"

L’imprenditore amandolese e vice presidente CCIAA di Fermo Sandro Coltrinari prosegue la sua lotta contro le storture legislative. E’ la volta del Regime Fiscale di Vantaggio per le nuove imprese che dal primo gennaio ha subito un cambiamento drastico di tassazione IRPEF, passando inspiegabilmente dal 5 al 15%. Lo sgravio fiscale era rivolto a chi non superava i 30 mila euro annui e non aveva superato i 35 anni di età.

Il D. L. 6 luglio 2011, n. 98 era stato pensato per sostenere chi era rimasto senza lavoro e per dare uno stimolo all’imprenditoria giovanile e ai lavoratori in mobilità. Il regime di vantaggio era precluso a chi svolgeva un’attività analoga come lavoratore dipendente o come lavoratore autonomo negli ultimi tre anni. Chi si era accorto di questo cambiamento era corso ai ripari iscrivendo la nuova azienda prima della fine dell’anno, facendo registrare un aumento di partite Iva inconsueto. La situazione è ancora più grave per il fatto che dal 2018 l’aliquota contributiva Inps sarà aumentata dal 27 al 33%, con un danno incalcolabile per tutte le attività produttive e commerciali. Il premier Renzi, accortosi del flop, ha definito questo provvedimento come “l’autogol più clamoroso del mio esecutivo”, impegnandosi a cambiarne il testo nella manovra di febbraio.

“Siamo alle solite. – dice Coltrinari – Da troppo tempo l’Italia non riesce più a fare leggi che favoriscono l’economia. Mi domando se nel momento in cui si fanno certe proposte si valutino le conseguenze. Viste le nuove norme, chi avrà il coraggio di consigliare ai giovani di aprire nuove partite IVA? Resto ancora stupito come possa lo Stato, con tutta la sua macchina burocratica specializzata (sostenuta dalle tasse delle imprese stesse e dei cittadini in genere), non considerare gli impatti negativi sull’economia, già fin troppo affossata.

Voglio chiedere ai nostri deputati di vigilare sul testo della legge in discussione, evitando le solite
lungaggini con il rischio di un peggioramento della situazione. Il decreto aveva dato i suoi frutti positivi: abbiamo tanti esempi di aziende nate grazie al decreto, che in seguito hanno potuto svilupparsi, creando nuovi posti di lavoro. Se vogliamo rilanciare l’economia, non è certo questo il modo: non capisco perché bisogna smantellare tutto. Entro il 20 febbraio Renzi ha promesso di modificare la norma. Se consideriamo le lungaggini burocratiche che si avvicendano ogni volta, possiamo mettere in conto almeno un altro mese, col risultato che saranno passati i primi 3 mesi dell’anno senza fare nulla per la crescita economica del paese. Tre mesi di inattività e stallo economico gettati via per una legge malaugurata e dannosa”.

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