Io e lo straniero/ Senegal-Italia solo andata, la storia di Moth Dia

di Martina Oddi

SAN BENEDETTO – Si è risparmiato la detenzione in Libia e le torture, i gommoni con le minacce degli scafisti e infine il rimpatrio. Non è stata questa la via, comune a tanti immigrati del 2019, che fuggono da fame, guerra e violenze.

Classe 1981, Moth Dia è arrivato nel 2008 in aereo. Erano tempi migliori per chi approdava nelle sicure coste italiane e lui conserva ancora l’entusiasmo dei primi giorni, la voglia di conoscere un paese nuovo, ospitale e affascinante come l’Italia. Ha girato non poco prima di approdare a Alba Adriatica (Roma, Milano, Ancona, il Piceno) dove attualmente lavora come aiuto cuoco in un famoso chalet del lungomare.

“Il visto l’ho pagato con i soldi guadagnati in Gambia, dove avevo un piccolo esercizio commerciale. Ho deciso di partire: ho venduto il negozio e ho lasciato i miei che sono in Senegal, mentre mia sorella è qui con me, sposata con due bimbi, di cui uno presto frequenterà l’asilo. Ci siamo integrati bene, abbiamo molti amici italiani”.

Quale è il segreto di un piccolo grande successo come una vita felice lontano da casa? Come si fa a cercare lavoro, a trovare amici e nuove possibilità? “Se cerchi trovi, dice il proverbio. Io ho sempre lavorato. Adesso sto lavorando come aiuto cuoco e speriamo di fare  esperienza e aprire un attività in Senegal”. Come tutti gli emigrati sogna il ritorno in Gambia, ma senza fretta. Intanto si gode la sua Italia.

Come ti trovi in Italia? “È un paese che mi piace tanto, ne ho girati diversi e ovunque  sono andato mi sono trovato bene: ma qua mi piace proprio la gente”. Proprio tutti? Anche Salvini? “Non penso che un uomo solo può cambiare un paese ospitale: mi lascia dove mi trova”.

Come ti sei integrato? “ Appena arrivato qua vendevo cd, poi in Italia mi sono trovato bene, ho trovato tanti amici e ho deciso di rimanere”. Ogni giorno una nuova sfida, ogni tre anni un nuovo lavoro, passando per il volantinaggio, la campagna e infine la cucina. Ma come si fa a integrarsi?  “Mi ha insegnato mia madre a rispettare le regole e le usanze altrui, le persone: io le rispetto e loro mi rispettano. Devi sapere, se viaggi, che devi adattarti alle regole che trovi: le devi rispettare e condividere”.

“Importante avere pazienza, e incontrare le persone giuste, amici come quelli che ho trovato io”. E poi la lucida critica “ Gli altri ragazzi di colore, alcuni sono bravi, altri no, quelli che non rispettano le regole e pensano di stare in Africa … ma non è così, sei in Europa, devi imparare la lingua, è importante per il lavoro, fondamentale … anche io non  accetterei mai di lavorare con uno che non parla la mia lingua. Bisogna integrarsi, parlare la lingua: se hai interesse a imparare ce la fai”.

Vogliono venire qua i tuoi parenti? “Con il tempo si può fare tutto, intanto c’è mia sorella con i miei nipotini”. Tempo, pazienza, lavoro e rispetto delle regole pensando al futuro : “domani forse sei ricco, ma una persona deve sempre lavorare, non credo nelle cose semplici, nelle fortune facili, non mi piacciono”.

Il Senegal rimane uno dei porti da cui partono tanti migranti diretti in Italia e in Europa. Per la vicinanza geografica e gli interessi economici in gioco, l’Italia riveste un ruolo importante come porta per l’Europa e prima frontiera di approdo di tanti immigrati africani. Assurgere a ponte tra est e ovest, garantire e diffondere una cultura dell’accoglienza basata sui valori comuni dell’Unione, per rivendicare il prestigio internazionale e il peso politico conseguenti.

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