Io e lo straniero / Un popolo, una nazione: nuovi scenari di una Italia che cambia

di Martina Oddi

SAN BENEDETTO – Popolo, definito dal diritto costituzionale come il garante e il beneficiario nello stesso tempo del diritto di sovranità di uno stato: un popolo sovrano e coeso, solidale e unito è ciò di più auspicabile per un paese. E l’Italia che cambia ne è l’esempio.

Più colore, più vita. Le etnie che si mescolano per le vie, le genti del mondo che si affrontano quotidianamente e si scontrano e si incontrano grazie anche all’imponente fenomeno migratorio. E cosi’ anche l’Italia sta diventando un paese multicolore, in cui cinesi, senegalesi, ghanesi, libici, siriani, slavi, romeni, marocchini, solo per citare le principali etnie di affluenza, si ritrovano in un crogiolo di razze.

Nel giorno della festa della Repubblica un nuovo stato prende forma malgrado i colpi del populismo sovranista: un paese che fa della mescolanza, della tolleranza, dell’accoglienza i cardini della politica di una Italia integrata, che nonostante tutto prende colore. I padri erano molto lontani da questa dimensione interculturale, ma nella loro lungimiranza e memori dell’ ‘internazionale’ Grande Guerra li avevano già contemplati nella loro essenza, fondando la repubblica sul lavoro e sul senso di appartenenza.

Sentimento, questo, molto più vivido a volte negli ultimi arrivati che non nei cittadini. Strano a dirsi, ma il senso di coesa solidarietà non viene incrinato nei piccoli contesti di accoglienza dalle strumentalizzazioni della politica, fuori luogo ancora di più nel giorno della memoria in cui, come ha detto Figo, festeggia chi vive in Italia e si sente italiano.

Uno stato nuovo si delinea all’orizzonte, con diritti e doveri estesi e condivisi, e auspicabilmente solidale e prospero, in modo da garantire una accoglienza degna ai profughi e assurgere a rango di importante porta per l’Europa, dove la maggior parte dei migranti in transito per la penisola è diretta.

Un ruolo prestigioso di mediazione tra est e ovest, assumendo la leadership diplomatica tra i paesi mediterranei, ha sempre contraddistinto la politica italiana dagli anni cinquanta. Si è affievolito oggi, con la politica dei muri e del divieto di sbarco, fino all’assurdo estremo dell’incriminazione di chi aiuta i profughi disperati in fuga, quelle ONG che prestano i primi soccorsi in mare. Dove, per dirla con Saviano, ‘non ci sono taxi’.

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