Jennifer Sarchiè accusa: “Mi contattano su facebook amici dei presunti assassini di papà”

“Le persone sono cattive, godono dei mali altrui. Di recente su facebook ricevo richieste di amicizia da parte di persone vicine ai presunti assassini di papà. Non riesco a capire come si possa essere tanto cinici e cattivi”. A parlare è Jennifer Sarchiè, figlia di Pietro, il commerciante di pesce scomparso il 18 giugno scorso e trovato poi morto nel maceratese il 5 luglio. Sette colpi di pistola, mentre era all’interno del suo furgone. Sette colpi premeditati, voluti, desiderati. Sarchiè doveva morire. A scatenare la furia omicida degli assassini probabilmente motivi legati all’ambito lavorativo. Pietro Sarchiè doveva scomparire, per lasciare il posto ad altri.
“Papà era amatissimo da tutti – racconta Jennifer – , non aveva mai ricevuto minacce. La sua scomparsa e la sua morte hanno colpito tutte le persone che lo conoscevano. Era un uomo attaccato alla famiglia, amava cucinare, amava il suo lavoro”. Cinque, formalmente, gli indagati ad oggi: Giuseppe e Salvatore Farina, Domenico Torrisi e Maria Anzaldi, Santo Seminara. Nessuno di loro parla, rigettando così ogni addebito. “Li vedo su facebook – commenta Jennifer – parlare di tutto in maniera serena. Io ho perso mio padre in un modo atroce, incredibile, crudele. Persone a loro vicine mi chiedono l’amicizia. Io le blocco, faccio in modo di evitare contatti di qualsiasi genere. Ciò che non accetto è che si divertano a tormentarmi”. Sabato 30 agosto, ore 21, partirà dalla chiesa della Madonna della Marina la fiaccolata per ricordare Pietro Sarchiè, e per lanciare un messaggio contro la violenza. “La mafia – dicono Jennifer e Ave, moglie di Pietro – qui non attecchirà”.

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