La poesia di Luana Gambini “Una chioma in fiamme” per ricordare i 40 anni dal rogo del Ballarin

SAN BENEDETTO – “Una chioma in fiamme“, è questo il titolo di una poesia con cui l’artista Luana Gambini vuole ricordare il rogo del Ballarin del 7 giugno 1981 che sconvolse la città in un momento di festa ed in cui si spensero purtroppo due giovani vite, Carla Bisirri e Maria Teresa Napoleoni.

“Qualche tempo fa -dice Luana Gambini– sono rimasta molto impressionata dalla mostra fotografica organizzata da Luigi Tommolini alla Palazzina Azzurra, dedicata proprio alla immane tragedia avvenuta il 7 giugno del 1981 allo stadio “Ballarin”. Ho così messo giù dei versi, che sono stati poi anche pubblicati nel 2017 nel blog “calcioallapoesia” – una speciale rubrica dedicata alle poesie.

Quest’anno ricorrono i 40 anni dal rogo ed il mio desiderio è che l’evento venga ricordato con la giusta partecipazione dalle istituzioni e dai cittadini, nonchè il Ballarin possa comunque rimanere un simbolo storico (anche se tragico, in quel lontano 1981) per il calcio e per la città tutta”.
Luana Gambini di San Benedetto del Tronto, residente a Grottammare, è soprattutto una pittrice, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Macerata, ma coltiva la passione per la poesia da diversi anni. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali, ricevendo riconoscimenti e segnalazioni di merito, vincendo, nel 2010 il primo premio nel concorso letterario “I colori delle donne” promosso dalla provincia di Ascoli Piceno.
I suoi componimenti poetici sono pubblicati in antologie di varie case editrici, tra cui alcuni, selezionati, nei volumi antologici Enciclopedia di Poesia Contemporanea del”Premio Internazionale Mario Luzi”.
Una chioma in fiamme 
Una chioma di fiamme,
una ciurma truce di lingue mobili
avvinghiano e straziano corpi (quelli di Carla e di M.Teresa)
imbrigliati sui gradoni del 7 giugno 1981.
Strappo d’arsi carni nell’ebro ventre,
in un dolore senza urlo.
E’ un’insaziata perdita, un illacrimato spasmo.
Bandiere rosso e blu come effigie d’un muto silenzio,
abbarbicate sull’insensatezza d’un dramma.
Nel grumo d’aria illividito
stillante brandelli d’ombre,
l’agone s’avvia sotto a un calcinato cielo,
inerte sopra alla straziata pietra d’innegabile arcaicità,
sopra a quel vuoto di fanciullezza.
Smessi sono i rulli dei tamburi
sugli impietriti cornicioni, orbati d’un acerbo sorriso.
( a Carla e Maria Teresa )
Luana Gambini

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