La Regione Marche approva la nuova legge per il riordino dell’ Erap

A Palazzo delle Marche una conferenza sulla Donne e la Storia

ASCOLI PICENO – Dopo anni di commissariamenti ed incertezze, per l’Erap si apre un nuovo capitolo.

“Nella seduta del 18/12 u.s. il Consiglio regionale – ha detto il vice Presidente dell’Assemblea legislativa Piero Celani – ha approvato la nuova legge per il riordino del sistema regionale delle politiche abitative (Erap). Una legge che interviene per porre al passo dei tempi una normativa ferma al 2005. In questi ultimi 13 anni il quadro socio-economico è cambiato, e molto,e dovevamo dare risposte puntuali alla realtà così diversa dall’ormai lontano 2005. Abbiamo quindi approvato una nuova legge che guarda con maggiore attenzione ai marchigiani. Una legge equa  che, mi auguro, possa servire a dare risposte concrete alle tante richieste che l’Erap si trova e si troverà dinanzi”.

Ma come cambia l’Erap? D’ora in poi vi sarà un unico Erap regionale con un consiglio di amministrazione composto da sette membri eletti dall’Assemblea legislativa tra i quali la Giunta regionale sceglierà il presidente.

Poi, per ogni Provincia, vi sarà un presidio al quale sarà preposto un responsabile nominato dal Consiglio di amministrazione, su designazione della Giunta regionale, tra i dirigenti dell’Ente stesso o in servizio presso le strutture organizzative della medesima nonché presso gli enti dipendenti dalla Regione.

Con l’art. 8 della nuova legge si disciplina poi l’accesso alle case popolari. Con la precedente legge del 2005 per beneficiare degli alloggi di edilizia agevolata si richiedeva: essere cittadini italiani o di uno Stato appartenente all’Unione Europea o cittadini di  Stati che non aderivano alla UE titolari di carta di soggiorno o possessori del permesso di soggiorno di durata biennale.

Ora l’art. 8 richiede che si abbia la residenza  o prestare attività lavorativa nell’ambito territoriale regionale da almeno cinque anni consecutivi  ovvero essere cittadini italiani residenti all’estero che intendono rientrare in Italia. Inoltre, i richiedenti, non potranno essere titolari di una quota superiore al cinquanta per cento del diritto di proprietà su una abitazione ovunque ubicata.

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