La storia e la tradizione della processione del Cristo Morto di Monteprandone (Foto)

MONTEPRANDONE – Si svolgerà venerdì prossimo 19 aprile la processione del Cristo Morto di Monteprandone, una tradizione che ha radici  antichissime e che ogni anno richiama in paese un gran numero di fedeli.

“La processione del “Venerdì Santo” nel centro storico di Monteprandone –dice Bernardo Mercatili memoria storica della manifestazione religiosa-  si perde nella notte dei tempi. Intorno all’anno 1000 i monaci di Farfa il giorno del Venerdì Santo finite le funzioni portavano in processione per tutto il paese la grande croce con i segni della passione ed ancora oggi la stessa apre la solenne processione del Cristo Morto”.

Il 2019 rappresenta una data particolare per Monteprandone. “Quest’anno –spiega Mercatili- la sera del Venerdì Santo saranno 160 anni che la sontuosa bara con il Cristo Morto sarà nuovamente portata in processione passando in tutte le vie del paese. Nel lontano 1847 la Confraternita della morte e della pietà sotto il priorato di Alessandro Sari decisero di commissionare all’ artista Emidio Paci, noto scultore ascolano dell’epoca, la statua lignea del Cristo Morto. Non sappiamo però quanti furono i venerdì santi che si susseguirono per circa 12 anni e con che cosa l’abbiano portata in processione. In tal senso non c’è nulla di scritto”.

Mercatili, poi, descrive così la bara. “Ci sono voluti, infatti, 12 anni di questue, donazioni ed altro per realizzare la sontuosa e bellissima bara lignea commissionata alla famiglia Sante Morelli di Montegiorgio famosi scultori ed incisori sin dal 1600 . L’indoratura dei 4 angeli che sorreggono la cupola più l’angioletto che la sovrasta, i fregi, le cimase eseguite dall’artista indoratore Tito Boccachiodi,  sono tutte in oro zecchino . La parte bassa della bara è ricoperta di velluti neri e rosso porpora ricamati con fili oro e argento, mentre i cuscini gli ornamenti ed i preziosi veli furono commissionate alle suore di clausura del monastero di  Ripatransone “.

“La bara –aggiunge Mercatili- è alta più di 3 metri. Il peso sfiora i 4 quintali ed il costo per la realizzazione del tutto superò i 220 scudi romani . Così 12 anni dopo, il Venerdì Santo del 1859 per la prima volta la bara in tutto il suo splendore fu portata dalla confraternita della pietà e della morte in processione. E da allora ogni Venerdì Santo il rito si ripete. Tutto questo –conclude-  è l’orgoglio di tutti i monteprandonesi”.

Fotoservizio gentilmente concesso da Simonetta Capecci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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