Concorso di Poesia

La verticalizzazione scolastica di Amandola non piace alla Regione

Salvare la Prefettura di Fermo - Mobilitazione di un gruppo di cittadini di Amandola

Nota dall’Ufficio Stampa del Comune di Amandola:

Venerdì 28 novembre, presso la sala Agricoltura della Regione Marche, l’Assessorato all’Istruzione ha rivolto una convocazione d’urgenza ai Presidenti delle 5 province delle Marche, all’Assessore all’Istruzione della Provincia di Macerata, al Presidente della I Commissione Consiliare Regionale Paolo Perazzoli, ai sindacati di categoria CGIL, CISL, UIL, SNALS, sul tema “Dimensionamento Rete Scolastica anno 2015/16”. L’Assessore Regionale Marco Luchetti, non curante delle deliberazioni dei comuni dell’area montana del fermano, e dei consigli degli Istituti comprensivi, del voto unanime della Provincia di Fermo che hanno agito secondo le norme vigenti di legge, ha deciso di ignorare la richiesta del comune di Amandola e Montefortino di verticalizzare la segreteria e la presidenza scolastica, nel tentativo di dare una logica continuativa e coordinata ai vari plessi scolastici della zona. La richiesta, approvata dal comune di Amandola in un consiglio comunale aperto del 22 settembre, affollatissimo di docenti e gente comune, è stata respinta senza capirne il motivo. Siamo alle solite: con la regione non si ottengono che bocciature, cambiano i nomi ma la trama è sempre quella, stucchevole, nauseante, ripetitiva: “Bocciare i Comuni Montani ed il suo territorio”, ecco la parola d’ordine che esce dalle continue scelte regionali.
La richiesta era quella di riottenere una Presidenza ed una dirigenza stabile, non più a scavalco per qualche ora a settimana, con nessuna possibilità di programmazione, didattica e formativa con un continuo ed inarrestabile calo del numero degli iscritti. Applicando, così come è stato fatto da anni per una zona dell’alto pesarese, la verticalizzazione, cioè accorpando in uno stesso istituto comprensivo la scuola materna, primaria e secondaria di Amandola e Montefortino, con gli Istituti superiori di Amandola, Santa Vittoria, Comunanza e Montalto, si sarebbe superato il numero minimo dei 400 iscritti e si avrebbe avuto diritto alla sospirata presidenza. E’ di importanza vitale per il territorio montano avere una scuola che sappia investire nel futuro, già il territorio è troppo smembrato e privato dei suoi basilari diritti per subire quest’ulteriore offesa.
I nostri cari amministratori regionali stanno proprio snobbando un territorio che con le sue problematiche e valenze risulta di vitale importanza per tutta la Regione. Si dimenticano che questo territorio fa capo al Parco Nazionale dei Sibillini, e questo di Amandola risulta essere il solo istituto superiore all’interno di un’area protetta Nazionale, sempre sbandierata a livello regionale, che tutto il territorio è abitato da circa 15 mila persone stanche di essere bistrattate e considerate “di serie C”.
Il Sindaco di Amandola, Marinangeli, presente in qualità di consigliere provinciale, non si è lasciato sfuggire l’occasione per presentare le sue rimostranze: “E’ un atto di una gravità sorprendente – ha detto scagliandosi contro una decisione politica errata, sprovveduta e cieca – perché non si tiene conto né del valore territoriale, né del parere favorevole dei comuni locali, della provincia di Fermo e degli Istituti scolastici. Dopo il consiglio aperto erano tutti concordi, sentiti anche i pareri della stessa Regione, per dotare finalmente il territorio di un’unica presidenza, per una programmazione seria ed efficiente. La poca responsabilità di questa scelta non può passare inosservata, si lede un diritto legittimo del territorio, anzi, assistiamo sempre ad un continuo impoverimento da parte della politica regionale. Non possiamo accettare questa scelta e rimandiamo la questione al Presidente Spacca, al Presidente della 1 commissione Perazzoli che era presente all’incontro e soprattutto alle 5 consigliere regionali del fermano, perché sappiano difendere il diritto allo studio della zona montana, intervenendo pesantemente e con ogni mezzo per modificare la delibera, prevedendo quello che i consigli comunali e provinciali hanno deciso e chiesto ad unanimità nelle forme e modi previsti dalla legge e soprattutto rispettando l’autodeterminazioni dei territori”.
In conclusione: una volta c’era la legge sulla montagna del 1958; ne è rimasta qualche sporadica testimonianza “archeologica” sulle fontane delle nostre frazioni abbandonate; cosa resterà degli attuali sciagurati provvedimenti regionali ai nostri figli?

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