Lavorare, lavorare, lavorare, nel Piceno solo il rumore del mare

di Martina Oddi

SAN BENEDETTO – Il lavoro, si sa, di questi tempi è un bene raro e prezioso. Chi ce l’ha se lo tiene stretto e chi non lo ha si rompe la testa a cercarlo. I dati nazionali poi suggeriscono una prospettiva alquanto allarmante, nella misura in cui in molti hanno smesso di darsi da fare per trovare un impiego in preda al disfattismo della disperazione.

La grande adesione al provvedimento statale del Reddito di cittadinanza la dice lunga. Lavorare diventa ogni giorno più difficile, poi, per le donne, che devono dividersi tra incombenze della famiglia e della professione. È praticamente un miraggio invece, il ricollocamento degli over 55, che insieme ai 40 enni fanno fatica a rimettersi sul mercato del lavoro.

Gli unici a beneficiare dei provvedimenti del governo sembrano essere gli under 35, attorno ai quali sono concentrati la maggior parte dei benefici in termini di sgravi per le aziende al momento dell’assunzione.

E come si delinea la situazione nel Piceno? Le aziende hanno ricominciato ad assumere? La risposta la dà Angelo Davide Galeati, Presidente della Fondazione Carisap che più di tutti sul territorio ha il polso delle fragilità, spesso connesse all’indigenza.

“Il lavoro -afferma- è uno dei principali fattori di stabilizzazione del tessuto sociale e di valorizzazione delle peculiarità del territorio. Permette di contenere la povertà e di garantire una qualità della vita dignitosa. Purtroppo nel Piceno ci sono moltissimi disoccupati che fanno fatica a ricollocarsi, e stante così la situazione è molto difficile aiutarli.

Diciamo che a livello territoriale si assiste a un momento storico, perché si sta andando verso la trasformazione da una economia industriale a una economia di servizi e artigianato. Il processo però è lungo e complesso, in particolare nel nostro contesto, perché lontano dai grandi centri industriali così come dai poli culturali, e mi riferisco soprattutto alle università e ai centri di ricerca che potrebbero stimolare il cambiamento.

Pensiamo alla digitalizzazione: fondamentale attrezzarsi perché il mondo sta andando verso quella direzione. Ma qui da noi siamo molto indietro. Occorrerebbero azioni mirate e un coinvolgimento più convinto e esteso del Piceno, che invece è messo all’angolo”.

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