Lettera inviata dal Presidente Confindustria Fermo Andrea Santori al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi.

Fermo - Positivo il report ITS sull'occupazione

Di seguito la nota inviata dal Presidente Andrea Santori al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi riferita alla situazione conflittuale in Russia e ai rischi di eventuali blocchi commerciali ed economici.

“Illustre Presidente,
Le scrivo da Fermo, città d’arte marchigiana, dimora di un Sistema economico organizzato per Distretti con preminenze produttive nel comparto della calzatura e nel confezionamento dei cappelli; le nostre imprese, prevalentemente di dimensione piccola e media e con una solida tradizione artigianale nella manifattura, hanno da tempo industrializzato i processi di commercializzazione così da operare presso i più rilevanti spazi competitivi internazionali con efficacia e continuità.
Certamente, anche il prolungato e severo quadro congiunturale ha irrobustito l’attitudine all’internazionalizzazione delle imprese locali, data la contrazione rilevante della domanda interna di beni e servizi e la conseguente necessità di ricercare oltre i confini domestici mercati e consumatori attenti alla qualità delle produzioni.
Una quota rilevante delle esportazioni provinciali si concentra presso i mercati del Quadrante Est dell’Europa, con Paesi quali Russia, Ucraina ed Ex-Repubbliche Sovietiche fra i principali destinatari delle lavorazioni, in prevalenza calzaturiere ma espressione dell’intero comparto “Moda”.
Considerato allora lo spessore delle nostre relazioni commerciali con questo mercato e data la strategicità di tutta l’Area su cui esso insiste, per l’intero Sistema della calzatura allargato a tutta la filiera “Moda”, l’evoluzione del quadro politico locale con l’approfondimento della crisi fra i principali Attori coinvolti – Russia ed Ucraina – continua a preoccupare.
Il contesto preoccupa perché non vengono percepiti segnali distensivi, ma, al contrario, viene quotidianamente rilevato un intensificarsi delle ostilità ed un rafforzamento delle rispettive e contrapposte posizioni; preoccupa perché una (scongiurabile) evoluzione del quadro conflittuale potrebbe essere il ricorso alle armi; preoccupa perché in presenza di
un panorama economico internazionale già gravissimo, ipotesi di interventi militari aggraverebbero irrimediabilmente i già foschi scenari; preoccupa, infine, perché vengono paventati sempre più spesso dalle differenti Parti misure preventive o di rivalsa, quali embarghi o blocchi economici.
Non entro nel merito circa l’opportunità o meno di adottare provvedimenti espressione di un determinato campo (economico in questo caso) per dirimere contrasti, anche aspri, manifestazioni di altri contesti (politici) o comportamenti; nemmeno discuto dell’opportunità di adoperare o no misure restrittive che molto spesso danneggiano, però, chi non è per nulla responsabile delle condotte di Governanti o politici, come la popolazione civile o l’insieme degli operatori commerciali.
Continuo a considerare il primato della Diplomazia e della negoziazione nella condotta delle relazioni internazionali fra Stati e temo, insieme alle imprese del Fermano presenti numerose al recente MICAM di Milano, che soluzioni prospettate di interruzione di rapporti commerciali (con Russia o Ucraina, o da parte loro) darebbero luogo ad effetti devastanti per l’intero comparto della calzatura, prevalente – come detto – in questa parte di Marche.
Non sto parlando di possibili difficoltà per alcune aziende, ma, data la ricordata rilevante concentrazione di interessi commerciali verso l’Area sovietica delle imprese fermane, mi riferisco al rischio di depauperamento per un intero Sistema produttivo, con conseguenze immaginabili anche nel campo sociale, di cui questo costituisce alimentazione e motore.
Temo inoltre la contaminazione fra settori e territori, visto che questi non costituiscono, come solo un decennio fa, isole indipendenti ma parti integrate in un unico spazio economico.
Chiedo allora fortemente a Lei, Presidente, persona attenta alle istanze delle imprese, che sa ascoltare e che sa rispondere, che si avvale del lavoro di colleghi e collaboratori esperti e capaci, di tenere conto della forte preoccupazione delle imprese che operano presso quest’Area e di adoperarsi, per quanto è nelle sue possibilità, affinché vengano scongiurate misure che nuocerebbero ad un Sistema produttivo già provato da una crisi prolungata e con numerosi gravi approfondimenti.
RingraziandoLa per la considerazione con cui analizzerà i contenuti della mia nota, formulo i miei migliori saluti.”

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