Concorso di Poesia

“Mangia come parli” – Slow Food Loreto presenta il libro di Cinzia Scaffidi

"Mangia come parli" - Slow Food Loreto presenta il libro di Cinzia Scaffidi

La condotta Slow Food Loreto Val Musone organizza per Sabato 18 aprile alle ore 17,30 presso la Libreria-Cafè Passepartout di Recanati in Piazzale Patrizi, la presentazione del libro “Mangia come Parli” di Cinzia Scaffidi, Vice Presidente di Slow Food Italia.

 

Di tutte le parole che oggi si spendono a profusione per raccontare, discutere, osannare, esaltare, denigrare, promuovere, vendere il cibo, Scaffidi ne ha scelte cento. Non mancano ovviamente le tre che compongono ormai il motto di Slow Food, ovvero “buono, pulito, giusto”. Ci sono anche parole che costituiscono un vocabolario di tutti che esige però costanti approfondimenti, messe in discussione, che stimola domande e per questo aiuta a prendere coscienza di quanto il cibo e le nostre scelte quotidiane ad esso connesse siano essenziali. Riflettere sulle parole genera consapevolezza, la possibilità di andare oltre l’“etichetta”.

Il libro di Cinzia aiuta a fare proprio questo: a conquistare attraverso le parole, le esperienze e le riflessioni che necessariamente le accompagnano un pezzetto di libertà in più come consumatori, o meglio come fruitori o “co-produttori”.

«Dovremmo sapere come sono stati trattati gli animali che hanno prodotto il latte, cosa hanno mangiato, di quale razza sono, se è una razza del luogo in cui sono stati allevati o no, e dove sta questo luogo, insomma da dove viene il latte di quel formaggio, quali trattamenti ha subito, chi sono le persone che si sono incaricate della trasforma­zione del latte in formaggio, quale tipo di relazione hanno con quel lavoro, e via di questo passo.
Ci vuole ben altro che un secco elenco di ingredienti senza specificazioni, senza storia. Quella che Slow Food chiama l’Etichetta Narrante non è dunque solo un elemento di comunicazione, di promozione (di cibi e territori) e di educazione alimentare. È uno strumento di democrazia, di realizzazione del bene per i molti. Non è un caso se ogni volta che la società civile chiede nuove norme in materia di etichettatura, ovvero maggiori informazioni, sono sempre le grandi industrie a mettersi per traverso: non solo spesso a loro non conviene dare informazioni dettagliate, ma in più molte delle informazioni che il consumatore vorrebbe non le hanno. Si crea così una situazione un po’ paradossale, per cui gli alimenti industriali, non essendo più in grado di raccontare la propria storia (o nella certezza che il racconto della propria storia non creerebbe alcun tipo di appeal), vengono venduti grazie alla costruzione di altre storie, accesso­rie, che fabbricano un’identità alternativa per prodotti che hanno smarrito la propria. Ma questa non è informazione, è pubblicità.»

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