Marche – Il consiglio regionale approva la riforma statutaria

Marche - Il consiglio regionale approva la riforma statutaria

Via libera del Consiglio regionale a maggioranza (contrari i consiglieri Binci, Foschi, Natali, D’Anna, Zaffini, Zinni) alla riforma statutaria. Tra le novità, che entreranno in vigore dalla prossima legislatura, la possibilità di scegliere fino a tre assessori esterni, il passaggio delle Commissioni da sei a quattro, l’eliminazione della figura del Consigliere segretario dall’Ufficio di Presidenza e nuove modalità per l’elezione dei Vicepresidenti.
La deliberazione legislativa, già approvata due mesi fa, ma che per diventare operativa aveva bisogno di una seconda lettura dell’Aula, ha ottenuto il via libera dopo una breve interruzione dei lavori consiliari richiesta da Umberto Trenta (FI) per confrontarsi con i consiglieri del suo gruppo sul voto. La riforma è poi passata con i voti favorevoli del gruppo forzista ad esclusione della consigliera Elisabetta Foschi.

APPROVATO IL RIORDINO DELLE PROVINCE
Approvato con 27 favorevoli e 9 astenuti al riordino delle Province. La proposta di legge prevede che le funzioni “non fondamentali” vengano riassunte alla Regione. Tra i settori interessati anche il turismo, i beni e le attività culturali, la viabilità, il trasporto pubblico locale, la difesa del suolo, la caccia, la pesca nelle acque interne, la formazione professionale, i servizi sociali, le farmacie, l’artigianato, l’agricoltura, l’edilizia residenziale pubblica. Nella pdl si stabiliscono, inoltre, le modalità di trasferimento del personale, prevedendo che quest’ultimo confluisca in un’apposita dotazione organica provvisoria. Prevista entro il 31 dicembre la definizione della situazione. L’individuazione complessiva delle risorse umane, strumentali e finanziarie correlate vengono rinviate a successive deliberazioni delle Giunta regionale. Il presidente della prima commissione, relatore di maggioranza, Paolo Perazzoli ha spiegato nell’introdurre la pdl che “la situazione si presenta più complessa e drammatica rispetto a quella che si concretizzerà nel futuro”. E ancora: “Abbiamo i lavoratori che attendono risposte, i servizi che non possono essere bloccati, le risorse che sono sempre di meno. Quella che la Commissione ha approvato è una buona legge, rispetto al difficile quadro di riferimento, che nasce soprattutto da un’ampia concertazione”.
Massima soddisfazione è stata espressa anche dal relatore di opposizione, Francesco Massi (Ncd). “Come Regione abbiamo fornito – ha detto – risposte giuste e puntuali. C’è la possibilità che la stessa Regione riprenda diverso personale e dobbiamo cogliere questa occasione per parlare di come gestire al meglio i servizi, con caratteristiche di qualità e funzionalità”. Prima del voto duro intervenuto di Massimo Binci. “C’è qualcosa che non va in questa riorganizzazione”, ha detto i consigliere Sel. “Il riordino delle Province era iniziato con un altro spirito, che nel corso del tempo si è trasformato in una sorta di punizione. Per quanto riguarda il personale ed il collegamento con le funzioni trasferite, nella proposta di legge non è chiaro il percorso da seguire”. E ancora: “Le professionalità non devono andare disperse. La Regione deve cogliere l’occasione per una nuova riorganizzazione e per valorizzare al meglio le risorse”

MOZIONE A DIFESA DELLO STATO SOCIALE E DELLE AUTONOMIE LOCALI
Prima del via libera alla proposta di legge di riordino l’Assemblea ha approvato all’unanimità una mozione “trasversale” (primo firmatario il presidente del Consiglio, Solazzi) a difesa dello stato sociale e delle autonomie locali. Dopo l’intervento dell’assessore Marcolini – che condividendo la preoccupazione espressa nella mozione ha auspicato l’apertura di “un tavolo di concertazione degli enti locali con il Governo” – la parola è passata a Giacomo Buguro. Il vicepresidente dell’Assemblea ha attaccato duramente l’Esecutivo Renzi che “con l’accetta – ha detto – ha tagliato tutto quello che poteva tagliare, mentre il capogruppo Fdi-An Giulio Natali ha ribadito la necessità di “fare una politica diversa”. Giovanni Zinni ha fatto notare che “se un Consiglio regionale è costretto a fare una mozione che dice una cosa diversa rispetto alla legge che approva dopo ci sarà un perché”. Per il consigliare di FdI-An la riforma Delrio è una “pagliacciata che sta mettendo uno contro l’altro i dipendenti pubblici”. Secondo Raffaele Bucciarelli (Federazione della sinistra) “c’è un problema di democrazia reale”. E ancora: “Nelle mozioni si dice una cosa per poi fare altro negli atti normativi”. Lungo il dibattito che ha preceduto il voto. Per Ottavio Brini (FI) “in questo momento, sulla base delle risorse che ci sono, bisogna programmare gli interventi. Garantito personale, scuola e strade bisogna affrontare i problemi di funzionalità delle province. Secondo il consigliere segretario Moreno Pieroni “dobbiamo cominciare a ragionare in maniere seria, con franchezza, al di là degli schieramenti”. Mirco Ricci ha sottolineato che “questo Paese ha bisogno di riforme molto profonde”. Secondo il capogruppo Pd “attaccare questo governo perché sta facendo le riforme è un’autorete formidabile”. Per il presidente della commissione Salute, Gianluca Busilacchi (Pd), “le Regioni dovrebbero chiedere più chiarezza nell’assunzione di responsabilità sul vero riordino dell’assetto istituzionale del Paese e sugli effetti di questo riordino”. Francesco Massi(Ncd) ha ricordato di aver già in passato detto che “in questo Paese, da oltre vent’anni, le riforme sono sempre state oggetto di propaganda politica e nessuno ha mai capito a cosa avrebbero portato” . Enzo Giancarli (Pd) condivide la preoccupazione “che è forte – ha detto – per un senso di appartenenza che abbiamo”. E ancora: “Assistiamo, dal pasticcio nato con il governo Monti agli atti successivi, a una lunga agonia che non vorremmo che conduca all’estinzione delle Province per soffocamento. A questo dobbiamo opporre la nostra resistenza. Prima del voto l’intervento conclusivo del presidente della Giunta, Gian Mario Spacca, che nel condividere “le preoccupazioni emerse nel corso del dibattito” ha ribadito come sia in corso a livello nazionale “una strategia di impoverimento e riduzione delle competenze degli enti locali”.
“In questo contesto c’è un fatto indubitabile – ha detto Spacca – ovvero che da parte nostra c’è stata un’azione costante in funzione dei bisogni della nostra comunità”. E ancora: “Anche da noi deve partire una rivendicazione forte verso il governo nazionale, che le altre regioni stanno facendo, a salvaguardia dell’autonomia, del nostro territorio e della nostra comunità. Se non facciamo questo non avremo più le Marche. Avremo un’altra geografia e un’altra appartenenza”.

VIA LIBERA AI POR FSE E FESR 2014-2020
In chiusura di seduta l’Aula ha approvato all’unanimità al Programma operativo regionale 2014-2020 del Fondo sociale europeo. Disco verde a maggioranza (22 favorevoli, un contrario e 3 astenuti) anche per il Por del Fondo europeo di sviluppo regionale. I due atti puntano a sostenere competitività, occupazione e coesione sociale. Prima dell’approvazione del Por Fesr sono intervenuti i relatori di maggioranza e opposizione Letizia Bellabarba (Pd) e Umberto Trenta (FI). Quest’ultimo ha confermato la sua “astensione” sull’atto, mentre la consigliera Bellabarba ha sottolineato il valore del documento che stanzia risorse “indispensabili” per il territorio. In apertura dei lavori del Consiglio approvata a larghissima maggioranza (un solo astenuto) la mozione dei consiglieri Massi e Comi “Provvedimento disciplinare nei confronti del reparto di ostetricia dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro” (C.C)

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