Mini intergruppo in Consiglio Regionale tra Dino Latini e Simona Lupini ex Cinquestelle, il sen. Fede: “E’ sicuramente insolito”


ANCONA – “Apprendo della formazione nell’Assemblea legislativa regionale di un mini intergruppo consiliare da parte del consigliere Dino Latini, presidente del consiglio regionale e capogruppo dell’Udc, e di Simona Lupini, ex Movimento 5 Stelle ora nel Gruppo Misto. Niente di irregolare, ovviamente, perché il regolamento non parla in nessun modo di intergruppi, ma sicuramente inconsueto e probabilmente anche inopportuno”.

Così il senatore Giorgio Fede, coordinatore territoriale M5S per le Marche, dopo la decisione della consigliera regionale Simona Lupini, ex M5S fuoriuscita qualche mese fa.

“Questo nuovo intergruppo consiliare -aggiunge il sen. Fede- è sicuramente insolito, perché gli intergruppi sono associazioni che si realizzano in genere in assemblee parlamentari nazionali (io stesso faccio parte di un intergruppo parlamentare sulla longevità) e che coinvolgono come minimo decine di parlamentari, proprio perché pensati come gruppi ampi e trasversali e aperti alle più diverse anime politiche di maggioranza e minoranza al fine di trovare un percorso comune per provvedimenti legislativi.

Realizzare un mini intergruppo consiliare tra due soli consiglieri a livello di consiglio regionale, che, pur essendo una assemblea legislativa, in genere ha numeri e dinamiche interne tra maggioranza e minoranza più simili ai consigli comunali, è, quindi, chiaramente qualcosa di insolito.

Se poi a questo si aggiunge che questo mini intergruppo è formato dal Presidente dell’Assemblea, che dovrebbe naturalmente garantire e rappresentare tutta l’Assemblea dato il suo ruolo, e  da una consigliera fuoriuscita dal gruppo assembleare in cui era stata eletta, senza però perdere il ruolo di vicepresidente di commissione che grazie a quel gruppo aveva ottenuto, si comprende bene come questo mini intergruppo appaia non tanto come una associazione rivolta a trovare percorsi comuni e a fare sintesi tra varie anime politiche di maggioranza e minoranza, quanto piuttosto una specie di inopportuno atto politico di avvicinamento tra un rappresentante di maggioranza, che però riveste anche il più alto ruolo istituzionale assembleare, e una rappresentante al momento formalmente di minoranza, ma che forse tra un anno, al rinnovo delle commissioni, scopriremo improvvisamente diventare di maggioranza. Ma su questo -conclude il sen. Fede- saranno solo gli atti e le scelte del futuro a dirci se avevamo ragione o se ci sarà davvero coerenza nell’agire”.

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