Pet Therapy, una tecnica che fa bene a tutti

SAN BENEDETTO – La pet therapy per bambini, anziani, diversamente abili e non solo: una tecnica che fa bene a tutti. Ma di cosa si tratta esattamente? Negli ultimi anni si è molto sentito parlare di un tipo di terapia che si basa sul contatto con un animale: è la pet therapy.

Il termine è stato coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson nei primi anni ’60 e letteralmente significa  “terapia dell’animale da affezione”. Si tratta di una pratica di supporto ad altre forme di terapia tradizionali e che sfrutta gli effetti positivi dati dalla vicinanza di un animale a una persona.

Alceste Aubert, operatore sanitario che ha lavorato nel settore della disabilità per 14 anni, nel territorio di
San Benedetto del Tronto, ci spiega i suoi vantaggi.

“Gli interventi assistiti con gli animali si svolgono non solo in contesti terapeutici, ma anche in quelli educativi o ludici – spiega Aubert – questi interventi funzionano grazie alla relazione che si instaura fra un animale domestico e l’utente (bambino, anziano, persona malata o disabile).

Una sintonia complessa e delicata stimola l’attivazione emozionale e favorisce l’apertura a nuove esperienze, nuovi modi di comunicare, nuovi interessi. L’animale non giudica, non rifiuta, si dona totalmente, stimola sorrisi, aiuta la socializzazione, aumenta l’autostima e non ha pregiudizi. A livello psico-fisiologico, in sua compagnia, diminuisce il battito cardiaco e calano ansie e paure. E favorita, inoltre, la piena espressione della persona, non solo tramite il linguaggio verbale”.

E continua Aubert: “Nella maggioranza dei casi, gli interventi di pet therapy vengono attivati con bambini, anziani e persone diversamente abili. Queste ultime, grazie alla relazione con l’animale, possono trovare nuovo entusiasmo e motivazione nell’affrontare piccoli compiti quotidiani e sperimentare una modalità facile e spontanea di interazione. Fondamentale è, però, che ogni progetto sia costruito ad personam, valutando cioè le esigenze specifiche dell’utente”.

Alceste Aubert ha raccontato il caso di Alessandro, un ragazzo affetto da sindrome di Down e che, inizialmente, era intimorito dagli animali. La presenza del cane golden retriever Jack ha allietato, invece, alcune delle sue giornate: l’animale si è dimostrato subito un tenero giocherellone e adesso è Alessandro che porta a spasso Jack.

“Momenti di tenerezza hanno confermato il senso e il messaggio della giornata: l’amore per gli animali e degli animali ha effetti molto positivi nella vita delle persone. Siamo -conclude Aubert- alla ricerca di uno sponsor per le nostre attività”.

Per informazioni è possibile scrivere una mail  :aubertalceste@gmail.com”.

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