Presentata la convenzione tra gli ospedali di Ancona e Fermo: servizi adeguati per chi affronta patologie oncologiche

FERMO – E’ stata illustrata nel corso di una conferenza stampa presso la direzione Area Vasta 4, la convenzione tra gli ospedali di Ancona e Fermo, il cui obiettivo è quello di offrire servizi adeguati e risposte di qualità a chi si trova ad affrontare patologie oncologiche.

Presenti il Presidente della Regione Luca Ceriscioli, il Direttore Generale degli ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi, la professoressa Rossana Berardi Direttrice della Clinica di Oncologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Ospedali Riuniti di Ancona, il dottor Licio Livini Direttore Area Vasta 4 e il dottor Renato Bisonni Direttore UO Oncologia Fermo.

Si tratta di un primo importante passo verso la costruzione di una rete oncologica regionale in cui gli Ospedali Riuniti di Ancona lavorano in sinergia e a sostegno del territorio con l’obiettivo di ottimizzare i percorsi di diagnosi e cura dei pazienti affetti da patologie complesse, quali i tumori rari.

“Un grande passo in avanti – ha detto il presidente regionale Luca Ceriscioli – con la struttura di Fermo che lavora  in rete con gli Ospedali riuniti di Ancona, la più importante dal punto di vista oncologico con attività di natura genetica preventiva e che ha un rapporto diretto con l’Istituto nazionale tumori. Creando questa rete è come portare qui a Fermo quello stesso livello di risposta di qualità. Strutture che collaborano, professionisti che invece di chiudersi come fanno spesso in un recinto,  si aprono e fanno rete con un solo obiettivo: dare ai pazienti che si rivolgono a questa struttura un alto livello di qualità di risposta. E’ quella qualità di cui tutti abbiamo bisogno ed è quella qualità che ci fa andare vicino casa e non, come oggi purtroppo accade, rivolgersi fuori Regione per avere una risposta in termini di salute”.

“La  sanità  marchigiana – ha sottolineato Michele Caporossi – è quella di una città regione, perché una regione con un milione 550mila abitanti equivale a mezza Roma. L’antropizzazione delle varie città marchigiane non permetterebbe in sé per sé di avere una concentrazione di complessità  come i servizi oggi impongono. Per cui la soluzione non è quella di fare tanti piccoli punti che da soli non avrebbero la forza ma fare una rete, uno scambio continuo in primis di cultura, di professionisti, di volontariato, di persone che agiscono allo stesso modo e che si scambiano esperienze al fine di migliorare una qualità dell’assistenza. Non c’è più il concetto che la sanità è buona se ci sono tanti posti letto, ma se riesce a dare a ciascuna singola persona la risposta di cui ha bisogno”.

“La clinica oncologica – ha aggiunto Rossana Berardi – già da diversi anni si sta muovendo nella direzione del paziente. Risale a pochi mesi fa la convenzione che abbiamo sottoscritto con l’Istituto nazionale dei tumori proprio per evitare alle persone di fare viaggi della speranza. Il filo diretto con Fermo risulta abbastanza naturale perché con Fermo ci sono rapporti di fiducia, di stima e di collaborazione.  E’ evidente che con queste premesse è più  semplice lavorare in rete. E’ nel DNA della clinica Oncologica connettersi e porsi in rete al servizio di tutti territori circostanti. Speriamo che questo primo tassello della rete oncologica regionale possa essere solo il primo di una lunga serie di accordi di collaborazione con il territorio”.

Per Licio Livini si tratta di “un tassello importante per tutto il comprensorio dell’Area Vasta. Sicuramente noi stiamo lavorando su questi percorsi perché vogliamo che i nostri cittadini abbiano a disposizione servizi sempre più di qualità e anche qualche eccellenza che può arrivare dall’ospedale regionale di Torrette”.

“Fermo – ha concluso Renato Bisonni–  rappresenta un centro importantissimo. Abbiamo fatto 1300 dimessi che rappresenta il 10% in più dello scorso anno, circa 40.000 terapie. Numeri davvero importanti ed è per questo che riteniamo di dover ampliare la nostra possibilità di avere autonomia nello scelta dei farmaci e quindi nella somministrazione. Crediamo molto nella presa in carico totale del paziente, noi lo abbiamo fatto. Tutti i pazienti che vengono in follow up escono già con tutto, impegnativa e prenotazioni. Non c’è nessuno che si deve rivolgere al CUP regionale. Lo facciamo noi dando questo servizio ai nostri pazienti che vengono a visita e che escono sapendo che cosa faranno, dove lo faranno e quando”.

 

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