Pubblicato dalla Di Felice Edizioni di Martinsicuro il libro di poesie “Epicrisi” di Ashraf Fayadh

di Stefania Mezzina

MARTINSICURO- Il libro di poesie “Epicrisi”, la seconda raccolta di Ashraf Fayadh è fresco di stampa: a pubblicare l’opera del poeta, regista, fotografo, pittore e curatore di mostre di origini palestinesi, nato in Arabia Saudita il 15 luglio del 1980, è stata la Di Felice Edizioni di Martinsicuro, casa editrice fondata da Valeria Di Felice.

Ashraf Fayadh è uno degli artisti di spicco ad Abha, la città in cui ha vissuto e ha partecipato alla Biennale di Venezia, rappresentando l’Arabia Saudita. Nell’estate del 2014, Fayadh è stato processato in Arabia Saudita, per la sua raccolta di poesie (che da allora è stata ritirata dalla circolazione) Le istruzioni sono all’interno, pubblicata a Beirut nel 2008, che commenta le questioni sociali nel mondo arabo, l’esilio, l’amore, la situazione dei profughi.

I tribunali sauditi lo hanno condannato a morte, per il reato di apostasia e per la diffusione di idee blasfeme contro la religione e il profeta, ma dopo una grande campagna internazionale a suo sostegno e molta solidarietà da parte dell’opinione pubblica, le autorità hanno commutato la pena a 8 anni di reclusione e 800 frustate. Fayadh sta scontando la pena in prigione nella città di Abha e sta ricevendo le frustate a più riprese.

«Nelle poesie di Fayadh non mancano riferimenti a una patria assente sia fisicamente sia spiritualmente. Una patria ipotetica che passa davanti ai suoi occhi “calzando la scarpa della libertà”. Con la sua consueta ironia il poeta arriva a considerare fortunati i batteri perché “non hanno un vero problema a trovare una patria!”.

L’esilio che soffre il poeta non è solo fisico, dovuto alle sue origini e alla sua storia personale, ma anche mentale. A nessun luogo sente di appartenere, i luoghi descritti sono spesso bui o desolati, stanze chiuse, magazzino vuoto, luoghi contraddistinti da noia, depressione, solitudine e monotonia cronica» è il pensiero della curatrice e traduttrice Sana Darghmouni, docente di lingua e letteratura araba all’università di Bologna.

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