Quale città? La ricetta per San Benedetto del senatore Giorgio Fede

San Benedetto del Tronto - Si riunisce l’assemblea dei cittadini di Fosso dei Galli
di Martina Oddi
SAN BENEDETTO – Infrastrutture strategiche per il futuro di San Benedetto, il sen. Giorgio Fede dice la sua.
Strategie di pianificazione urbanistica. “Premessa generale: San Benedetto è cresciuta tanti anni fa e poi è rimasta ferma, e mentre ci chiediamo se il piano regolatore – che risale agli anni ‘80 – serva ancora o meno, sta di fatto che esistono e si stanno diffondendo strumenti molto più moderni. Oggi serve uno strumento di pianificazione generale che disegni la città da qui a 50 anni, e avere una visione, non procedendo per interventi spot, non pensando solo all’edificazione: è il comune che deve pianificare, penso alla connessione tra la ferrovia e il porto, ma anche all’arredo urbano, a parcheggi scambiatori”.
Una politica del traffico.  “Il nostro piano regolatore è vecchio, gli scenari sono cambiati dagli anni ‘80, l’ambiente e la politica del traffico, del trasporto pubblico, di una città differente, si stanno imponendo. Servono incentivi più veloci, convenzionati, tariffe ad hoc: oggi i bus li prendono solo gli studenti e gli anziani. E anche per le bici, gli stalli sono pochissimi e l’arredo urbano ne risente se in un lungomare riqualificato poi le bici vengono attaccate ai lampioni”.
La proposta. “Uno spazio per concerti, che sia lo stadio, il campo dell’agraria, l’ex galoppatoio, che sia una struttura permanente, o al porto, dove è stato replicato il pienone per il cartellone del periodo estivo. Non certo il Ballarin, che mi sembra troppo vicino alle case. Un evento minore e un maxi spettacolo, coinvolgendo lo sport, li vedo bene”.
E infine l’Ospedale. “Il Madonna del Soccorso è da preservare? Sono da valutare la sua destinazione, la pianificazione regionale, per ora l’ospedale è uno e trino e non c’è chiarezza. La Regione non chiarisce e non c’è ancora il piano sanitario, in alternativa all’ospedale unico di Ceriscioli ci possiamo appellare al Balduzzi e lasciare quello di base ad Ascoli, e quello di primo livello a Monteprandone, portando lì il pronto soccorso perché arrivi in velocità grazie alla superstrada”.

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