Racconti di Marca: Frammenti di cultura orale

di Antonio De Signoribus

SAN BENEDETTO – “E’ indubbiamente vero, per dirla con Alfonso Di Nola, che i tempi correnti, le forme nuove assunte dal vivere sociale hanno distrutto quel focolare che fu al centro della umanità e socialità dei tempi antichi….”.Ebbene, eccone uno immaginario, accanto al quale, vi invito a sedervi per ascoltare la parola  di un tempo, di quel tempo ormai lontano, di cui, però, non dobbiamo perdere la memoria, mai! Ascoltate! In campagna una antica leggenda diceva che nella notte di Natale i buoi parlassero tra di loro di cose arcane, ma era proibito a orecchio umano ascoltare i loro dialoghi. Un curioso, che si era nascosto nella mangiatoia per capire quello che si dicevano, fu ucciso e divorato.

Per questo motivo i contadini si tenevano lontani dalle stalle, almeno in quella notte santa. Una credenza popolare molto sentita nelle Marche, diceva, invece, che il ceppo di Natale, acceso durante la vigilia, dovesse ardere giorno e notte, fino alla Epifania. Si credeva, infatti, che sarebbe passata la Madonna a riscaldare pannolini e fasce di Gesù bambino. Bisognava quindi stare attenti e vigilare che il fuoco non si spegnesse. La cenere e i carboni del Ceppo di Natale venivano conservati a lungo in quanto si attribuivano loro proprietà magiche: si credeva che favorissero il raccolto, l’allevamento, la fertilità delle donne, degli animali e la salute, e che proteggessero dai fulmini.

Si spargevano, poi, per i campi, e più spesso per la vigna, perché essendo benedetti, uccidevano i vermi, nemici del terreno e delle piante. Un’altra storia popolare diceva che la notte che precedeva la festa di sant’Antonio Abate, molto attesa e sentita dai contadini, scendeva in campo addirittura  il Santo, che passava in tutte le stalle dove c’erano animali domestici, di cui è protettore, e con loro s’intratteneva per chiedere se i padroni li maltrattassero. Per questo motivo le stalle erano tenute pulite e a tutti gli animali, indistintamente, veniva fatto un trattamento speciale con doppia razione di mangime e di becchime. C’era, poi, una usanza particolare.

Eccola. Le zitelle desiderose di prendere marito, durante la processione con la statua del Santo, dal cui braccio destro pendeva un campanello, si mettevano bene in vista, dove si snodava la processione, tutte occhi e orecchi, verso il campanello, poiché se avesse suonato, era segno che avrebbero trovato marito entro l’anno…Un re chiamò sant’Antonio, per guarire una regina, in preda al maligno, poiché si diceva, che avesse sconfitto il demonio. Per farla breve, la regina fu guarita subito; mentre avveniva il miracolo, apparve, all’improvviso, una scrofa, che depositò, davanti al Santo, uno dei suoi piccoli, senza occhi e senza zampe. Anche in questa occasione il maialino fu miracolato, tanto che si mise a girare attorno al suo benefattore, che da quel giorno non lo abbandonò più. Nemmeno nelle statue, dove c’è sempre, e nei quadri. Insomma,  “Sant’ Antonio benedetto guarda l’asino e il porchetto, furti, mali e malattia manda fuori dalla via”.

Adesso si cambia musica. Ascoltate questa. Pasquale dormiva in camera con la madre, poiché aveva altri fratelli e la casa era troppo piccola per avere una camera tutta sua. Una notte, sua madre, in sogno, si lamentava cosi forte che lo svegliò. Appena aprì gli occhi vide sul suo petto un gatto nero cosi grosso che lo spaventò; la chiamò, allora, con tutto il fiato che aveva in gola e il gatto cadde a terra facendo un rumore bestiale; cosa strana per i gatti che si muovono in genere con passo felpato. Pasquale, cercò il gatto, ma non lo trovò. La cosa era inspiegabile. E, ancora oggi, dopo tanti anni non si capacita della cosa, e ripete spesso agli amici:<<Come ha fatto ad uscire se la porta e la finestra erano chiuse?>>.

E quest’altra. Ogni notte di luna piena, una donna, vedeva sbucare dalla porticina riservata al gatto, un braccio totalmente coperto di lunghi peli neri; era convinta che si trattasse del lupo mannaro; così, una sera, quando quell’orribile braccio sbucò di nuovo da quella porticina e fuori si sentivano strani ululati, la donna, coraggiosa, prese un coltello e cominciò a colpirlo fino a quando non lo vide sanguinare. Dopo qualche minuto sentì una voce che le diceva:<<Grazie amica, colpendomi mi hai fatto uscire il sangue malato, ed ora sono guarito per sempre>>.La donna, allora, aprì la porta ma l’uomo scappò subito via per non farsi riconoscere.

Il patrimonio di credenze negative, come sottolinea Alfonso Di Nola, appartenente a questo animale ha certamente origine nella società pastorale nella quale il lupo rappresentava un reale rischio per la vita e la sicurezza delle greggi e delle mandrie, rischio che ha comportato progressivamente la quasi sparizione della specie nelle montagne italiane. Pensiamo anche al lupo cattivo descritto nelle fiabe popolari . Lo conoscete? Era un modo  per scoprire una strega nella notte di Natale….Si metteva un pettine nell’acquasantiera…Se fosse stata una strega la donna non poteva intingervi la mano. E tutti l’avrebbero riconosciuta…

E adesso qualche curiosità. Nei nostri paesi era cosa di tutti i giorni prestarsi tra famiglie pane, farina di grano e di granturco, o cose da mangiare, che immancabilmente venivano restituiti; solo il sale non veniva restituito, pena qualche disgrazia. Nella tradizione popolare si riteneva che acqua e sale rendessero fecondo ciò che era infecondo. Per il suo uso sacro, per la sua importanza nel cibo e per il suo alto costo, il cadere del sale a terra, così come l’olio, era sempre considerato un pronostico di disgrazia. Quando ad una persona cadeva un oggetto e un’altra glielo raccoglieva, era credenza, invece, che per questo atto di gentilezza, si salvava un’anima dal purgatorio.

Se una persona, però, avesse fatto cadere a terra, anche solo poche molliche di pane senza raccoglierle, sarebbe stata condannata al purgatorio, così si diceva,  per gli anni corrispondenti alle molliche fatte cadere. E, nell’aldilà, avrebbe poi dovuto raccoglierle a una a una, con le palpebre degli occhi. Guai, poi, posare sul tavolo il pane dalla parte rigonfia, ovvero dalla parte dove c’era la croce, simbologia molto antica, che si faceva sul pane. Era come se si voltasse la faccia a Gesù; si condannasse un’anima di casa a soffrire in Purgatorio…

E si facesse addirittura cadere la Madonna dalla sedia. Alla madia si attribuivano questi poteri: se un bambino avesse avuto dolori di pancia, o sofferto d’insonnia, le donne di casa, subito dopo aver fatto il pane, lo chiudevano nella madia per una decina di minuti recitando alcune litanie perché guarisse dai mali. Quando un bambino, invece, non cresceva, o cresceva poco, le persone di casa lo chiudevano nella madia per alcuni minuti accompagnando l’azione con le seguenti parole: ” Se possa lievitare come la massa del pane”. Quando, poi, si sognavano i numeri da giocare al lotto non si dovevano dirli a nessuno perché altrimenti non sarebbero usciti. Adesso qualcuno si morderà i gomiti per averli rivelati e penserà tra sé e sé: ”Ecco perché non ho mai vinto…”.

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