San Benedetto, il programma delle iniziative per celebrare il Giorno del Ricordo


SAN BENEDETTO – Con un articolato programma di iniziative l’’Amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto celebrerà il Giorno del Ricordo, istituito con la legge n. 92 del 30 marzo 2004 per commemorare le vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano – dalmata.

Mercoledì 10 febbraio, Giorno del Ricordo,  è in programma la celebrazione ufficiale con una conferenza di presentazione del libro “La storia sconosciuta” di Giovanni Battista Albano. L’incontro, che vedrà la partecipazione di una rappresentanza degli studenti degli istituti superiori cittadini, si terrà in videoconferenza e  sarà visibile sulle piattaforme social del Comune (canale YouTube, pagina Facebook) a partire dalle ore 10. In apertura, sono previsti gli interventi istituzionali del sindaco Pasqualino Piunti e dell’on. Lucia Albano, figlia dell’autore.

Successivamente, alle ore 12, si terrà la cerimonia di scoprimento di una targa in memoria di tutte le vittime delle foibe e degli esuli sopravvissuti che sorgerà nel giardino antistante la sede municipale di viale De Gasperi.

Venerdì 12 febbraio, alle 18, sempre in videoconferenza visibile dalla pagina Facebook del Comune, si terrà il convegno promosso dall’assessorato alle Pari opportunità, Integrazione e Pace dal titolo “Foibe ed esodo: ricordare e capire per non reiterare”. Interverranno l’on. Lucia Albano – profuga giuliana di seconda generazione, Lorenzo Salimbeni – ricercatore storico, giornalista pubblicista, Gian Luigi Pepa –  studioso storico, presidente dell’associazione culturale “Nell’Arte”.

Per l’occasione, la Biblioteca comunale “Lesca” renderà disponibile, grazie all’autorizzazione della famiglia Albano, il testo integrale del volume “La storia sconosciuta” sfogliabile on-line per almeno una settimana sul sito della biblioteca https://bibliotecalesca.wordpress.com/. Inoltre, per facilitare l’approccio a un argomento così complesso, è stata predisposta anche una ricca bibliografia consultabile telematicamente a questo indirizzo:   https://bibliomarchesud.it/opac/page/list/giorno-del-ricordo/421221243333.

Tra il 1943 e il 1954, 350.000 italiani dovettero abbandonare la loro terra natale nelle province – allora italiane – di Pola, Fiume e Zara per sfuggire alle persecuzioni e al processo di snazionalizzazione di quei territori da parte del regime jugoslavo instaurato dal maresciallo Tito.

Il libro scritto da Albano narra le vicende principali di quell’esodo vissuto da un profugo di prima generazione ed i motivi che l’hanno generato conseguenti alla seconda guerra mondiale, motivi che, scrive Albano, sono “ignorati dalla Madre Patria come quelli della Giustizia ancora negata (a quei profughi) dopo 70 anni”. 

Giovanni Battista Albano, classe 1934, dopo il 1947 fu costretto ad abbandonare Fiume. Frequenta l’Accademia Militare di Modena, poi da ufficiale è comandato in servizio a Reggio Emilia dove si sposa. Dal matrimonio nascono quattro figlie. Dopo la morte della madre si trasferisce ad Ascoli Piceno, si congeda con il grado di Maggiore e a San Benedetto del Tronto apre una concessionaria di veicoli industriali.

Come presidente del Lions Club ha promosso la costituzione di tre Università, a San Benedetto, ad Ascoli e a Fermo, tutte poi realizzate. E’ stato, inoltre, presidente dell’UNUCI (Unione ufficiali in congedo), e fondatore dell’ASSO-ARMA. Costituisce e presiede l’associazione antiusura dedicata a monsignor Francesco Traini. A 85 anni scrive questa storia, dice, “per i suoi amati otto nipoti”.

Scrive nella prefazione al libro il prof. Angelo Filipponi: “Mi auguro che il libro di Albano possa entrare nelle scuole, insegnare ai giovani un nuovo senso civico e morale, e dare un’altra coscienza di italianità imponendo una seria riflessione sull’ambiguità, sulle miserie e sulle colpe dei politici che, nel corso di circa un secolo, in nome di un millantato europeismo hanno contribuito a far perdere identità nazionale al popolo italiano, in nome di ideologie apparentemente liberali. Da questa nuova presa di coscienza potrebbe nascere un’altra Italia con un’altra Europa”.

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