San Benedetto, la ricetta dello chef Francesco Poliandri per variare e rendere appetibile ai più piccoli il menù delle mense socalstiche

SAN BENEDETTO – Un progetto gratutito per le mense scolastiche sambenedettese. Questa l’importante iniziativa dello chef Francesco Poliandri, consulente e ricercatore di cucina e pasticceria salutastistica allievo di Gualtiero Marchesi e Iginio Massari nonchè collaboratore con nutrizionisti applicando la tecnica di cucina alla nutrizione.

“Questo progetto -spiega lo chef rivierasco – si pone l’intento di rivisitare i piatti presenti attualmente nel menù delle mense scolastiche delle scuole primarie in chiave “alternativa”. L’obbiettivo è portare i bambini che usufruiscono delle stesse, al consumo di pesce, uova ma soprattutto verdure, che sono le meno apprezzate, tramite la valorizzazione dei piatti proposti dagli addetti al settore.

L’idea è nata quando incontrando diversi genitori nell’hotel in cui dirigo la cucina miriferivano che ero riuscito nello scopo, a loro dire impossibile, di far mangiare tutto e di tutto ai loro figli troppo spesso schizzinosi o reticenti tanto da nemmeno assaggiare il cibo offerto.Va da sé l’amara conclusione degli stessi sul considerevole spreco che si compiva quotidianamente, esattamente come quanto avviene nelle nostre mense scolastiche”.

Ma come si può arrivare ad un risultato del genere? “Quasi sempre -risponde Francesco Poliandri- come ci è noto, i bambini mangiano ancor prima con gli occhi che con il palato. Il loro cibo deve rappresentare quell’immediata voglia di provare, di prendere rapidamente il cibo e gustarlo in bocca. Rendere “buono” e “bello” un piatto, tanto da mangiarsi con gli occhi, non è altro che la semplice e stringata traduzione di ciò che rappresenta l’ “alta” cucina.

In considerazione a quanto detto voglio essere la prova che essa non deve essere relegata ad una categoria “elitaria”, ambito esclusivo di palati raffinati. E’ la facile ma obbligatoria trasformazione con creatività ed estro di piatti anonimi, spenti e insapori in veri e propri percorsi di educazione al “gusto”. Destinare ciò che viene definita “alta” cucina a dei fruitori come i bambini che utilizzano il servizio mensa, non è altro che un cammino educativo su un’attenta e corretta alimentazione, non da meno però trascurando l’aspetto visivo del piatto ed evitando così sprechi inutili”.

“Aggiungo che è anche un mezzo per offrire nuovi stimoli per chi è addetto alle cucine -prosegue nella sua analisi lo chef Poliandri- perchè trovarsi a cucinare sempre le stesse cose diventa un lavoro ripetitivo e noioso.Trovo obbligatorio il rispetto per quel che mangiamo, per chi lo prepara e non da ultimo è obbligatoria l’attenzione che si deve prestare alla selezione e preparazione dei prodotti.

Ciò avviene incentivando, con le giuste modalità e tempistiche di cottura, oltreché con un invitante presentazione del piatto, il consumo ed il vero e proprio “gusto” delle materie prime (biologiche, km 0, IGP) vanto del nostro territorio- conclòude lo chef rivierasco- , poiché esse rappresentano un patrimonio da preservare e tramandare cominciando dai più piccoli”.

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