San Benedetto, un’ opera d’ arte in ferro battuto abbellisce la parrocchia di San Pio X

di ISA TASSI

SAN BENEDETTO – I coniugi Antonietta e Pietro Vallorani hanno donato alla Parrocchia di San Pio X di San Benedetto, un’opera in ferro battuto, stile liberty, costituita da un pentagramma con note, lungo circa 12 metri, al cui centro è inserita una cetra e ai lati, insieme a motivazioni floreali, i medaglioni di Santa Cecilia e di Beethoven. Quest’ opera fa bella mostra di sè sulla cantoria della chiesa.

Il prof. Pietro Vallorani mi ha raccontato che ha trovato quest’opera nella proprietà sita nella campagna di Offida, vicino alla chiesa dedicata a San Nicolino che acquistò nei primi anni ’50 dal professore di musica Gioacchino Micheli (1883-1955), discendente di una ricca famiglia offidana. In quella zona i Micheli avevano anche un roccolo per la caccia, presso cui andavano con gli amici tra cui don Latino Latini.

Il prof. Micheli era docente dell’ Accademia di Santa Cecilia a Roma ed aveva sposato Lea Mercolini (188-1934) anch’ essa di ricca famiglia. Per il lavoro svolto da “Sor Gioacchì” i coniugi vivevano a Roma dove nacquero i quattro figli: Adelina che suonava il violino nell’ Orchestra della Rai, Tinetta, Goffredo e Gabriella.

Il professore, una volta andato in pensione anche per problemi di vista, si trasferì nella casina di campagna di Offida e si fece realizzare quest’ opera in ferro battuto dai fabbri Filippo, Bernardo e Giuseppe Brandimarte. Erano nati nell’ ultimo del 1800 ed erano chiamati i “Remanì” dal nome del padre Romano. All’ inizio avevano l’officina in via Ischia, dalle parti della chiesa di Sant’Agostino.

Filippo si dedicò di più agli attrezzi che i contadini gli portavano dalla campagna. Bernardo andò a lavorare all’ Ansaldo di Genova ma per motivi familiari tornò ad Offida. Giuseppe detto il “maestro del ferro” dai suoi alunni, insegnò alla Scuola di Avviamento e alla Scuola serale insieme al professore di disegno Ghino Leone. Negli anni ’30 i “Remanì” realizzarono numerose opere in ferro battuto per le cappelle del cimitero di Offida come risulta anche dalla targhetta presente nel cancello della cappella della Famiglia Alessandrini.

Altra opera di notevole valore è quella per la cappella della famiglia Carfagna, in ricordo  del giovane Franco (1919-1936): un cancello con crisantemi in rilievo e un lampadario. Mi ricordo che da bambina, dopo la seconda guerra mondiale, giocavo con Lucia, la nipote di Bernardo e mi fermavo a vedere lavorare il ferro presso la loro officina in Borgo Giacomo Leopardi.

Immagine tratta da Google

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