Concorso di Poesia

Un bell’omaggio a Totò da Roberto Giordano e Federica Aiello

Esattamente cinquantuno anni fa, il 15 aprile 1967, ci lasciava Antonio de Curtis, per tutti Totò, il Principe della Risata, inderogabilmente il più grande attore comico italiano ma non solo. Su di lui è stato detto e scritto di tutto: centinaia di libri e decine di tesi di laurea negli anni hanno scandagliato a 360 gradi la sua persona, sia come attore e poeta che come uomo. Ormai lo si conosce fin troppo bene, alla faccia della privacy… o del bicarbonato di sodio, come avrebbe sornionamente detto lui. È quindi inutile che stia  qui a scrivere di nuovo fatti e fatterelli sull’attore. Ricordo solo che al nostro amato attore napoletano personalmente ho dedicato, a partire dal 1992, alcune mostre grafiche (tra cui una santificazione “laica” che nel ’95 fece scalpore), incontri letterari, cene benefiche, riuscendo altresì a fargli dedicare una via nella mia città, Grottammare. Ho preferito rendergli omaggio in maniera un po’ trasversale, coinvolgendo spesso amici artisti che lo hanno ritratto, illustrato, dipinto o caricaturizzato, cogliendo – in base alla propria sensibilità – aspetti sempre nuovi della sua vasta personalità.

Per la ricorrenza di questa triste scomparsa, ieri sera mi sono fatto un omaggio: sono andato a Belmonte Piceno a vedere uno spettacolo a lui dedicato, Totò che padre!, inserito nell’interessante cartellone di Bat – Belmonte Ama il Teatro: non conoscevo né la pièce né gli attori coinvolti ed ero molto curioso. Anche se il Principe de Curtis soleva ripetere che “la felicità non esiste, in nessun modo”, io invece sono tornato a casa felice e contento perché ho assistito davvero ad un bello spettacolo che consiglio a tutti di vedere, se ne avrete modo; ed ho conosciuto anche due grandi artisti – Roberto Giordano e Federica Aiello, marito e moglie nella vita privata – che si capisce fin dalle battute iniziali che fanno il loro difficile mestiere con il cuore, con il sentimento, con la passione, elementi determinanti per la buona riuscita in qualsiasi ambito lavorativo ma ancora più importanti in quello attoriale, dove devi rendere credibile una storia che il più delle volte non è tua. L’amore per l’arte che Totò aveva ampiamente dimostrato nella sua lunga carriera, in questo spettacolo è stato colto in maniera impeccabile da Giordano che ne è anche l’autore ed il regista: attraverso i ricordi di Liliana – unica figlia del Principe – ne esce fuori un contributo artistico davvero interessante su uno dei più “alti” personaggi della nostra cultura, un vero filosofo del Novecento che, a mio modesto avviso, andrebbe fatto studiare a scuola. Perché solo studiando Totò si può comprendere meglio l’evoluzione della nostra lingua: non scordiamoci, ad esempio, che ha anticipato di decenni modi di dire e di pensare oggi sulla bocca e nella testa di tutti. Senza tralasciare la sua vena poetica; ma su questo aspetto ci ritorneremo quando uscirà – in autunno – una pubblicazione che sta curando la figlia di Liliana, nonché nipote del Principe, Elena Anticoli de Curtis.

Tornando allo spettacolo, tra battibecchi, occhiatine, sotterfugi e quella naturale complicità che si crea, di solito, tra un marito ed una moglie che si amano e si rispettano, Roberto Giordano e Federica Aiello hanno portato in scena un bellissimo spaccato del nostro Totò: i debutti, le macchiette, la gelosia, le canzoni – anche inedite – e, soprattutto, il rapporto con le donne trattato con estrema delicatezza e rispetto; ed in questo periodo dove la parola “femminicidio” è purtroppo presente sui giornali un giorno sì e l’altro pure, non è poco, credetemi. In questa pièce ci sono tutte le donne più importanti della vita di Totò, da Liliana Castagnola, la soubrette che per lui si suicidò, a Diana Bandini Lucchesini Rogliani, la prima moglie, il suo grande amore per la quale scrisse una delle canzoni partenopee più conosciute al mondo, la sempre eterna “Malafemmena” presentata al concorso di Piedigrotta La Canzonetta del 1951; e poi Franca Faldini, la compagna degli ultimi 15 anni di vita, Silvana Pampanini a cui chiese la mano quando vide Diana allontanarsi da lui e, naturalmente, l’amata figlia Liliana, così chiamata proprio per ricordare l’attrice di varietà che scelse il gesto autolesionistico più estremo quando si accorse che Totò non era innamorato di lei. Insomma uno spettacolo dove l’amore è il filo conduttore, sia quello che ha caratterizzato tutta la vita del Principe della Risata che quello che i due bravi attori in scena hanno per le tavole del palcoscenico, per il mestiere che hanno deciso di fare. E quando nelle cose che si fanno ci si mette amore, caro Totò – credimi – la felicità esiste, “assaje”.

 

Michele Rossi

Testo © dell’Autore e dell’Editore
Nella foto © di Antonello Ruggieri, i due attori Roberto Giordano e Federica Aiello

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