Un libro su Leo Messi, la pulce “marchigiana”

Ha appena vinto il suo sesto Pallone d’Oro, nuovo record assoluto, festeggiato con una tripletta nel 5-2 finale con cui il Barcellona ha steso il Mallorca qualche giorno fa. Stiamo parlando di uno dei più forti calciatori al mondo, se non il più forte: Lionel Messi, detto Leo, nato a Rosario il 24 giugno del 1987. A lui è dedicato l’interessante ed esaustivo libro “Leo Messi, la pulce”, scritto da Alessandro Ruta (giornalista milanese – già alla Gazzetta dello Sport e a Mediaset – che ora vive in Spagna, a Bilbao) per i tipi della Diarkos.

In questa pubblicazione da leggere tutta d’un fiato, Ruta racconta – con dovizia di particolari – la vita e la carriera di Messi, un calciatore che ha accumulato nella sua carriera, ancora all’apice, record su record: sei palloni d’oro, prestazioni eccezionali, vittorie di squadra e personali, nonché valanghe di reti siglate in tutti i modi: di sinistro, di destro, persino di testa ed una di mano, in un derby contro l’Espanyol, per certi versi simile alla celebre “mano de Dios di Diego Armando Maradona. Lo scrittore è venuto anche nelle Marche per cercare le radici di Leo; radici che provengono da Valle Cantalupo di Recanati (l’attuale Montefiore) dove nacque nel 1866 il suo trisnonno Angelo Messi. Questi sposò Maria Latini di Montecassiano e con lei partì da Montefano, dove abitavano, nel 1893 per Genova. Da lì si imbarcarono per l’Argentina e, incredibile, fecero  scalo – come uno scherzo del destino – a Barcellona; pertanto fu Angelo il primo Messi a mettere piede nella città catalana. Nella nostra regione, l’autore ha visitato i luoghi da dove è partita la storia dei Messi ed intervistato, tra gli altri, il dott. Fiorenzo Santini – sociologo della Emigrazione marchigiana in Argentina – che su la “pulce atomica” ha, da anni, fatto interessanti ricerche e studi. I trisnonni di Messi sono tra i duecentomila marchigiani emigrati in Argentina in oltre un secolo,  tant’è che si stima che possano essere abbondantemente oltre un milione gli argentini con radici nelle Marche. Tra i tanti aneddoti raccontati, vi è anche quello del primo contratto firmato su un tovagliolo per mancanza di adeguata carta bianca!

In conclusione, un libro veramente interessante su questo “figlio” delle Marche, autentico genio – dichiarato nel 2011 Patrimonio storico-sportivo dell’umanità” insieme a Pelè ed al messicano Hugo Sanchez – definito anche, viste le antiche origini, “il Giacomo Leopardi del calcio, il Beniamino Gigli del goal” e che, a prescindere, rimarrà nella storia del calcio (sport planetario, interculturale, interreligioso) per sempre; uno sport eterno perché, come disse lo scrittore francese René Frégni, “tutte le mattine, in ogni angolo del mondo, dalla praterie dell’Islanda ai confini della Terra del Fuoco, dalla Siberia più orientale al Brasile, il calcio abbraccia i cuori di miliardi di uomini che si svegliano”. Buona lettura.

Michele Rossi

 

Testo © dell’Autore e dell’Editore
Nella foto © dell’editore Diarkos, la copertina del libro

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